I titoli di Stato internazionali, da Tokyo a Sydney fino a New York e Londra, sono di nuovo sotto attacco e i loro rendimenti, che hanno un andamento opposto, si sono impennati a livelli record. Tre i principali motivi che stanno alla base del movimento, partito già in piena estate e che ha visto un’accelerata dopo il discorso del presidente Fed la scorsa settimana.
Il contesto vede da una parte un nuovo rialzo dei prezzi del petrolio, con il Brent che viaggia sopra i 91 dollari, che ha riacceso i timori di un conseguente rialzo dell’inflazione a cui le banche centrali, che hanno meeting nei prossimi giorni, finiranno per rispondere con aumenti dei tassi. Dall’altra ci sono anche le preoccupazioni degli investitori per la solidità delle finanze pubbliche dei paesi, con Stati Uniti, Giappone, ma anche Francia e Germania. Infine il mercato obbligazionario è sotto pressione anche a causa di un’ondata di emissioni, in particolare provenienti dalle aziende hyperscale che hanno bisogno di raccogliere fondi in modo aggressivo per finanziare il boom dell’intelligenza artificiale.
I rendimenti obbligazionari globali hanno raggiunto i livelli più elevati degli ultimi vent’anni. Il rendimento del Treasury Usa decennale sale di 3 punti base, al 4,77%, massimo da gennaio 2025. Il rendimento del Btp decennale sale di oltre 2 punti base al 4,19% sui massimi dal novembre 2023, Bund tedesco al 3,35%, massimo da aprile 2011, con lo spread Btp/bund è poco variato a 85 punti base. Pressione anche sui decennali australiani e giapponesi, il primo tocca il massimo dal 2008, il secondo arriva al 3%, soglia critica raggiunta per la prima volta dal 1996.
Sotto i riflettori le imminenti mosse delle banche centrali sui tassi
Di fronte al pericolo inflazione la risposta delle banche centrali solitamente è quella di un rialzo dei tassi di interesse. E’ per questo che ogni spunto viene analizzato in vista dei meeting di politica monetaria che inizieranno la prossima settimana. La prima a pronunciarsi sarà la Bce, il prossimo 10 settembre. Stamane il governatore finlandese Olli Rehn in un’intervista al Financial Times ha detto che le attese dei mercati per un aumento dei tassi di interesse nella riunione di politica monetaria del 10 settembre sono “comprensibili” aggiungendo che la Bce deve mettere in conto che il conflitto in Medio Oriente possa protrarsi a lungo, mantenendo elevate le pressioni sui prezzi nell’area euro. Seguirà la Federal Reserve il 16 settembre. Dopo il discorso da “falco” di Kevin Warsh a Jackson Hole la scorsa settimana, sono cresciute le aspettative di un rialzo dei tassi in quell’occasione. Ora la percentuale è al 67%, mentre, sul fronte europeo il mercato prezza al 99% una stretta monetaria da parte della BCE nella riunione del 10 settembre. Atteso un rialzo dei tassi anche da parte della Banca del Giappone nella riunione del 17-18 settembre dato che i commenti dei responsabili politici si sono fatti sempre più restrittivi nelle ultime settimane.
Giappone e Usa alle prese anche con un debito pubblico alle stelle
Il movimento di mercato che desta più scalpore è quello del rendimento dei titoli di stato giapponesi a 10 anni che ha superato la soglia critica del 3% per la prima volta dal 1996. Per il Giappone è ancora più rilevante in quanto l’aumento dei rendimenti fa lievitare il il costo del servizio del debito pubblico, il più grande del mondo sviluppato, proprio in un momento in cui il Primo Ministro Sanae Takaichi sta pianificando investimenti aggressivi. mentre il tasso a cinque anni ha toccato il massimo storico del 2,26% e il rendimento a due anni ha raggiunto il picco degli ultimi 31 anni all’1,795%. Negli ultimi giorni la situazione si è intensificata, con i media nazionali che hanno riportato la notizia secondo cui i ministeri e le agenzie giapponesi avrebbero presentato la più grande richiesta di bilancio mai registrata per il prossimo anno fiscale.
Negli Usa i rendimenti dei titoli del Tesoro hanno iniziato a preoccupare già da settimane. Il Treasury a 10 anni ha raggiunto il livello più alto da gennaio dello scorso anno, attestandosi al 4,786%. Per cercare di mettere un freno all’aumento dei rendimenti il Segretario del Tesoro Usa Scott Bessent è intervenuto a metà agosto acquistando titoli a lunga scadenza e annunciando che lo avrebbe fatto ancora tra il 9 settembre e il 4 novembre (in coincidenza non casuale con le elezioni di midterm), in tranche ogni volta “almeno raddoppiate” a 4 miliardi. Ma l’effetto è durato poco. Bessent ha anche ricordato i piani dell’amministrazione Trump di ridurre la spesa pubblica, che hanno portato il debito complessivo degli Stati Uniti verso il resto del mondo a superare i 40.000 miliardi di dollari, la soglia simbolica dei Forty Trillion, circa il doppio rispetto a quando Trump è entrato per la prima volta nello Studio Ovale nel 2017. Le prossime decisioni saranno cruciali, visto che le elezioni di Midterm di inizio novembre non sono poi così lontane.
In Europa è la Francia a dare più preoccupazioni
Anche i rendimenti europei sono aumentati. Ma in Europa è la Francia a dare più preoccupazioni. Il premio che la Francia paga per indebitarsi rispetto alla Germania, uno degli indicatori di rischio obbligazionario più monitorati, è vicino al massimo dai tempi della crisi del debito sovrano europeo del 2012. Il rendimento a 30 anni è tornato a salire toccando i livelli più alti dal 2008.
Sebbene manchino ancora otto mesi alle elezioni politiche francesi, per gli investitori, la questione chiave è come il successore del centrista filo-imprenditoriale Emmanuel Macron affronterà le profonde sfide economiche, tra cui un deficit di bilancio superiore al 5%, l’aumento vertiginoso dei costi del debito e una crescita stentata che sfiora la recessione. La candidata di estrema destra Marine Le Pen e il candidato di estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon promettono di portare la Francia in direzioni radicalmente diverse. Tra le idee proposte dai candidati, che hanno partecipato al loro primo dibattito elettorale la scorsa settimana, figurano la necessità di stimolare l’economia con maggiori spese, l’abbassamento dell’età pensionabile, la cancellazione di una parte del debito pubblico o persino l’interruzione dei contributi all’Unione Europea.
Tutti fattori che non piacciono agli investitori e le contrattazioni sui future obbligazionari stanno indicando che essi stanno aprendo nuove posizioni short per scommettere contro il debito francese. La riduzione dell’enorme debito pubblico è al centro del dibattito e sebbene l’attuale governo abbia tentato di ridurre il deficit, le sue ambizioni sono state ripetutamente ridimensionate da un parlamento politicamente frammentato. Sotto pressione sono anche le obbligazioni emesse dagli istituti di credito francesi, con premi di rischio che mostrano aumenti più consistenti rispetto al resto del mercato obbligazionario bancario denominato in euro nell’ultimo mese. La divergenza è stata particolarmente marcata per le obbligazioni rimborsabili entro i prossimi cinque anni, mentre il divario si è ridotto per le scadenze più lunghe. Tra i titoli con le performance peggiori figurano le obbligazioni subordinate, che sono tra i primi a subire perdite quando una banca fallisce. Durante i periodi di elevato rischio politico in Francia, le banche sono state tra i settori più volatili del mercato del credito. Nel 2024, la decisione di Macron di indire elezioni anticipate ha innescato un’impennata nei volumi di scambio delle obbligazioni dei maggiori istituti di credito francesi.
Germania a un passo da svolta politica. Domenica elezioni chiave in Sassonia
In Germania il rendimento decennale, benchmark per l’eurozona, è salito oggi al 3,34%, il livello più alto dal 2011. Il rendimento dei titoli di Stato a 30 anni è salito a un nuovo massimo da 15 anni. Nello stato teutonico, ai grattacapi inflattivi che attanagliano tutti i paesi, si aggiunge anche una crisi politica, economica e sociale che preoccupa anche gli investitori. Il Paese è guidato dal Cancelliere Friedrich Merz con una Grande Coalizione formata dai conservatori dell’Unione (CDU/CSU) e dai socialdemocratici della SPD. Ma l’esecutivo sta affrontando un forte calo di popolarità dovuto tra l’altro a un forte rallentamento del settore manifatturiero e dell’automotive: storici pilastri come il settore automobilistico (Volkswagen in primis) stanno tagliando migliaia di posti di lavoro e nell’ultimo anno la pressione fiscale e i costi operativi hanno portato alla chiusura di quasi 188.000 imprese. A ciò si aggiunge, come per tutti, l’aumento dei costi delle materie prime che pesano sul potere d’acquisto dei cittadini. Il partito euroscettico e di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD), guidato da Alice Weidel, sta raccogliendo il malcontento della popolazione, registrando numeri record sia nei sondaggi nazionali che nelle tornate locali. L’attenzione politica è focalizzata sulle imminenti elezioni regionali del 6 settembre 2026 in Sassonia-Anhalt. I sondaggi vedono AfD saldamente in testa, con la concreta possibilità di sfondare il 40% dei voti, uno scenario che per la prima volta potrebbe portare l’ultradestra a reclamare la guida del governo di un Land tedesco.
Oltretutto il governo tedesco ha accelerato recentemente i suoi piani di spesa strutturale (specialmente per la difesa, la transizione energetica e le infrastrutture) dopo il superamento dei vecchi vincoli di bilancio: ciò si è tradotto in una massiccia emissione di nuovi titoli di stato, ma per attrarre gli investitori e assorbire questa mole di debito, lo Stato è costretto a offrire tassi di interesse più elevati.
