Mps ha alzato il velo sul piano per resistere all’affondo di Intesa Sanpaolo. Un progetto tanto complesso quanto audace, articolato su tre pilastri: un’ops su Banco Bpm, un’altra su Banca Generali e una supercedola da 4 miliardi per gli azionisti del Monte dei Paschi che sarà così pagata: 1 miliardo in contanti e circa 3 miliardi attraverso azioni Generali, pari a circa il 4,5% del capitale del Leone. Da qui nascerebbe il tanto atteso terzo polo bancario, un gruppo “di riferimento con competenze distintive e complementari nel banking, nell’advisory e nel wealth management”, ha sottolineato l’ideatore di tutto, l’amministratore delegato dell’istituto senese, Luigi Lovaglio. Sulla carta, tutto bellissimo. Ma il piano ha davanti a sé diverse incognite, prima tra tutte: l’assemblea di Mps.
Mps e l’incognita più grande: l’assemblea del 29 ottobre
Fondamentale sarà infatti il ruolo dei soci del Monte dei Paschi. Siena è sotto passivity rule a causa dell’offerta di Intesa e dunque il piano di Lovaglio dovrà passare al vaglio dell’assemblea straordinaria, già convocata per il 29 ottobre. Per il via libera servirà la maggioranza dei due terzi, il 66,7% in percentuale. Più facile a dirsi che a farsi, tenendo conto che sul piano si è già spaccato il cda, con quattro dei cinque consiglieri di minoranza che hanno scelto di astenersi.
Gli occhi saranno concentrati soprattutto su Delfin, attuale primo socio del Monte con il 17,5% del capitale. Ad aprile, la holding della famiglia Del Vecchio votò a sorpresa per la lista di Plt (1,2%), consentendo di fatto il ritorno di Lovaglio a Rocca Salimbeni. C’è quindi chi ipotizza che anche questa volta Francesco Milleri, presidente di Delfin, potrebbe andare in soccorso del banchiere lucano. Dall’altra parte però c’è Carlo Messina, con un’offerta da oltre 30 miliardi e con il quale Milleri ha ottimi rapporti. Da vedere anche quale sarà la scelta di Francesco Gaetano Caltagirone (13,5% del capitale), da tempo in rotta con Lovaglio, sulla cui decisione potrebbero però incidere le nuove prospettive sulle Generali, da sempre oggetto del desiderio del finanziere. Il Tesoro, con il suo 4,9% di Siena, potrebbe invece decidere di non partecipare all’assise allo scopo di mostrarsi neutrale (anche se così non è). Importante sarà anche la scelta dei grandi fondi come Blackrock e Barclays che hanno in mano quasi il 5% dell’istituto senese.
Da tenere in considerazione anche le tempistiche, perché Intesa Sanpaolo ha oltre un mese e mezzo di vantaggio: l’assemblea di Ca’de Sass chiamata ad approvare l’aumento di capitale legato all’opas si terrà il 10 settembre, quella di intesa sulle tre operazioni annunciate giovedì, arriverà sette settimane dopo.
Il peso di Crédit Agricole
E se le incognite sui soci della banca predatrice sono molte, non poche sono quelle sugli azionisti delle prede. A partire da Crédit Agricole, che ha in mano il 29,3% di Banco Bpm. Mps ha messo sul piatto 1,567 azioni senesi di nuova emissione per ciascuna azione del Banco. Il prezzo d’offerta è pari a 16,729 euro per azione, il che significa che non c’è premio. L’ops potrebbe dunque non essere poi così appetibile per i francesi, il cui avallo è però decisivo: senza di loro non si va da nessuna parte, come ha sottolineato il ceo Gavalda a inizio mese, quando in ballo c’erano le nozze tra pari tra Piazza Meda e Rocca Salimbeni.
Lovaglio tenterà dunque il tutto per tutto per cercare di convincere l’Agricole a cui, oltre alla “mano libera” sull’ex popolare di Bari, potrebbero essere offerti anche gli sportelli del Banco che dovranno essere ceduti per ragioni Antitrust (Governo permettendo, anche in questo caso), oltre ad accordi commerciali molto vantaggiosi con la futura realtà.
Generali e Banca Generali
Banca Generali ha convocato per oggi un cda straordinario che esaminerà l’offerta di Mps: sul piatto ci sono 6,958 azioni Mps per ogni titolo. Il premio stavolta c’è ed è del 10% calcolato sui prezzi del 19 agosto. Bisognerà aspettare ancora qualche ora per sapere quale sarà la posizione del board guidato da Gian Maria Mossa, il cui lavoro è stato elogiato da Lovaglio.
Ancora più importante sarà però la posizione delle Generali. E qui il piano s’infittisce. Sia perché la compagnia controlla il 50,17% di Banca Generali, sia perché la supercedola promessa ai soci passa proprio per il 4,5% del Leone. Il progetto prevede quanto segue: il Monte metterà sul piatto un extra dividendo da 4 miliardi di euro. Un miliardo sarà in contanti, mentre i restanti 3 miliardi – pari appunto al 4,5% del capitale – arriveranno in azioni del Leone. A quel punto Siena scenderà all’8,8% del capitale del Leone che a sua volta, aderendo all’ops di Rocca Salimbeni su Banca Generali, salirà al 12% di Mps. Una delle due quote, probabilmente detenuta da Mps attraverso Mediobanca, dovrà essere dismessa entro 12 mesi per i limiti imposti dal Tuf alle partecipazioni incrociate.
I vertici della compagnia assicurativa per il momento non si espongono: occorre prima vedere le carte e valutare bene tutte le opzioni. Nel recente passato però il ceo Philippe Donnet è stato chiaro: qualsiasi considerazione partirà dalla necessità di difendere l’indipendenza e l’autonomia del gruppo, il che significa anche che il Leone non potrà essere trattato come una pedina di scambio.
La reazione di Intesa Sanpaolo
E veniamo al capitolo Intesa. La banca guidata da Carlo Messina al momento guarda e tace. Ma non è detto che questo silenzio duri a lungo. La sua offerta da 30,6 miliardi resta comunque in vantaggio, ma sono in molti a credere che le mosse ardite di Lovaglio abbiano un unico obiettivo: ottenere un rilancio, anche abbastanza cospicuo, da sempre escluso da Ca’de Sass. Senza contare che, se il piano senese dovesse davvero riuscire, il perimetro dell’istituto cambierebbe radicalmente. Non solo perché diventerebbe molto più grande, inglobando Banco Bpm e Banca Generali, ma anche perché verrebbe meno quel 13,2% delle Generali che ha da sempre un enorme appeal. Se cambia il target per forza di cose deve cambiare anche l’offerta. Secondo il Corriere, inoltre, in queste ore si starebbe valutando la vicenda anche dal punto di vista legale, con una possibile richiesta di intervento della Consob per valutare gli effetti sul mercato delle parole e delle mosse del ceo di Siena.
E Unicredit?
E se anche Unicredit decidesse di battere un colpo, sparigliando le carte? “Per il momento siamo solo un osservatore del risiko bancario” in Italia “e per una volta ci godiamo il fatto di essere osservatori e non attori. È molto divertente”, aveva detto a fine giugno il ceo Andrea Orcel. Ma si sa, colui che da anni è soprannominato il “Cristiano Ronaldo degli M&A”, pur concentrato sull’affare Commerzbank, può sempre riservare delle sorprese, senza contare che solo qualche settimana fa, si parlava di un possibile interesse di Piazza Gae Aulenti su Banca Generali e, ancora prima, di un possibile ritorno di fiamma su Banco Bpm.
C’è inoltre da considerare quell’8,8% di Generali che potrebbe finire sul mercato e che proprio Unicredit potrebbe volersi accaparrare. Insomma, oltre che con le numerose incognite dirette che si troverà ad affrontare, Lovaglio farebbe bene a guardarsi anche da possibili “intrusi”. Non si sa mai che stavolta sia qualcun altro a sorprendere con un coup de théâtre.
