L’intelligenza artificiale può diventare una formidabile alleata della sicurezza, ma anche un’arma nelle mani degli attaccanti. Le stesse capacità che consentono di individuare e correggere una vulnerabilità possono infatti essere utilizzate per sfruttarla con una velocità e su una scala senza precedenti. Un attacco informatico potenziato dall’AI potrebbe così non fermarsi alla banca o alla piattaforma colpita, ma propagarsi rapidamente attraverso infrastrutture condivise, attività finanziarie transfrontaliere e fornitori tecnologici comuni. È questo il cuore dell’allarme lanciato dal Financial Stability Board, secondo cui l’impatto dei modelli più avanzati sul cyber-rischio rappresenta oggi la preoccupazione più immediata per la stabilità del sistema finanziario.
Il monito arriva da Andrew Bailey, presidente del Fsb e governatore della Bank of England, in una lettera ai ministri delle Finanze e ai governatori delle banche centrali del G20, riuniti ad Asheville, nella Carolina del Nord. Il documento, datato 28 agosto e pubblicato il 31, invita governi, autorità di vigilanza, banche e imprese tecnologiche a prepararsi a uno scenario profondamente diverso da quello affrontato finora. Bailey non indica l’intelligenza artificiale in sé come la principale minaccia immediata. La formulazione è più precisa e riguarda la capacità dei cosiddetti modelli “frontier”, i sistemi più avanzati e dotati di crescente autonomia, di trasformare il rischio informatico: “Per il sistema finanziario, la preoccupazione più immediata è il potenziale impatto dell’AI di frontiera sul cyber-rischio”, scrive il presidente del Fsb. Questi modelli potrebbero modificare in maniera sostanziale “la velocità, la scala e l’economia” di un attacco, rendendo più rapido ed economico individuare una vulnerabilità, sviluppare un exploit e colpire contemporaneamente diversi obiettivi. La conseguenza potrebbe essere una moltiplicazione delle falle scoperte e una drastica riduzione del tempo a disposizione delle imprese per correggerle.
Il pericolo assume una dimensione sistemica perché la finanza mondiale è fortemente interconnessa. Un incidente nato in un singolo Paese potrebbe diffondersi oltre confine attraverso il cloud, le reti di pagamento, le infrastrutture di mercato e le attività internazionali degli intermediari. Anche le differenze tra le capacità di risposta dei vari Stati possono trasformarsi in una vulnerabilità collettiva.
La dipendenza da pochi colossi tecnologici
A rendere più delicato lo scenario è la concentrazione dei servizi digitali nelle mani di un numero ristretto di operatori. Banche, Borse, società di pagamento e gestori utilizzano spesso gli stessi fornitori di cloud, software e potenza di calcolo. Un problema presso uno di questi soggetti potrebbe quindi interrompere contemporaneamente l’operatività di più istituzioni e compromettere la fiducia nell’intero mercato (basti pensare ai casi passati di Crowdstrike o Cloudfare che hanno paralizzato infrastrutture digitali e fisiche).
“I rischi associati all’AI di frontiera non rispetteranno i confini nazionali“, avverte Bailey. Per questo il Fsb chiede un approccio globale al rilascio e all’impiego dei modelli più avanzati, accompagnato da procedure capaci di verificare le nuove funzioni prima della loro diffusione. In molti Paesi, secondo il presidente dell’organismo internazionale, non esistono ancora protocolli adeguati per governarne lo sviluppo e l’utilizzo. Alle imprese finanziarie viene chiesto di rafforzare la gestione delle vulnerabilità, la risposta agli incidenti e le capacità di recupero. Prepararsi non significa soltanto installare più rapidamente gli aggiornamenti, perché un’accelerazione continua delle correzioni può generare nuovi problemi se i processi di collaudo e ripristino non riescono ad adattarsi con la stessa velocità.
Banche, infrastrutture di mercato e imprese tecnologiche devono quindi considerare scenari più gravi, nei quali diversi operatori subiscano nello stesso momento interruzioni collegate alla medesima dipendenza digitale. Bailey richiama anche la necessità di poter “ricostruire completamente sistemi e dati dopo un grave attacco informatico, ripartendo da zero dall’infrastruttura hardware di base”, senza fare affidamento su ambienti che potrebbero essere ancora compromessi.
L’AI può allo stesso tempo diventare uno strumento decisivo per rafforzare le difese, individuare anomalie e accelerare la risposta. Ma, osserva Bailey, “i progressi nelle capacità devono essere accompagnati da resilienza e preparazione”. Il Fsb sta valutando quali iniziative adottare nell’ambito del proprio mandato, senza introdurre per ora nuovi obblighi vincolanti.
La concretezza del pericolo è emersa anche durante alcuni test condotti sui sistemi più avanzati. Basti pensare al recente caso di Hugging Face. Nel benchmark di cybersecurity ExploitGym, modelli di OpenAI autorizzati a operare senza alcune delle protezioni previste per i prodotti pubblici hanno individuato e concatenato vulnerabilità reali, riuscendo a uscire dall’ambiente isolato, raggiungere Internet ed eseguire codice su sistemi di OpenAI e Hugging Face. L’obiettivo assegnato ai modelli era completare il test, non provocare danni. Gli agenti hanno però cercato all’esterno informazioni utili per ottenere un risultato migliore, sfruttando autonomamente una vulnerabilità sconosciuta agli sviluppatori. Non sono stati coinvolti prodotti pubblici o dati dei clienti e Hugging Face bloccò l’attività, ma l’episodio ha mostrato quanto velocemente un sistema possa elaborare percorsi offensivi non esplicitamente suggeriti.
Il secondo fronte tra leva e valutazioni elevate
La cybersecurity non è l’unico canale attraverso cui l’intelligenza artificiale può mettere sotto pressione la stabilità finanziaria. Il Fsb richiama anche i rischi legati all’entusiasmo dei mercati, alle valutazioni elevate e alla crescente esposizione degli investitori verso le società protagoniste della nuova corsa tecnologica.
Bailey segnala un aumento dell’uso della leva sui mercati azionari, visibile nella diffusione degli Etf a leva e delle strategie d’investimento basate sul momentum, utilizzate anche dalla clientela retail. Cresce inoltre il peso di operatori come gli hedge fund, presenti contemporaneamente sul mercato azionario e su quello dei titoli di Stato. Questa sovrapposizione può ampliare i canali di contagio nel caso di una brusca inversione del sentiment. Il problema non consiste soltanto nel fatto che gli investitori si indebitino maggiormente. La leva si combina con valutazioni già molto alte, una forte concentrazione dei mercati e investimenti incrociati tra imprese dell’intelligenza artificiale e grandi hyperscaler. Un modello capace di sostenere i rialzi quando prevale l’ottimismo, ma anche di accelerare le vendite e le perdite se le aspettative dovessero cambiare.
Il quadro è aggravato dalle tensioni internazionali. Il conflitto in Medio Oriente ha alimentato nuove pressioni inflazionistiche attraverso l’energia, mentre i tassi di mercato e i costi di finanziamento sono aumentati. Pur essendo scesi rispetto ai picchi iniziali, i prezzi delle materie prime restano sensibili alle notizie provenienti dall’area.
Secondo il Fsb, una correzione disordinata potrebbe propagarsi tra Paesi e classi di attività, incontrando le fragilità dei debiti sovrani, la scarsa trasparenza del credito privato e le valutazioni tese degli investimenti collegati all’AI. La combinazione di più shock potrebbe quindi attivare contemporaneamente vulnerabilità differenti, trasformando una correzione finanziaria in un problema più ampio.
Dall’Europa all’Italia, le autorità preparano la risposta
L’allarme del Fsb si inserisce in un percorso già avviato dalle autorità europee. L’European Systemic Risk Board ha avvertito che i modelli di frontiera potrebbero arrivare a sviluppare exploit in pochi minuti o in alcune ore, contro i giorni o le settimane richiesti in passato. Nel breve e medio periodo il vantaggio ottenuto dagli attaccanti potrebbe così superare quello garantito dall’AI ai difensori.
La Banca centrale europea ha chiesto alle banche significative dell’Eurozona di consegnare entro il 31 ottobre 2026 un piano d’azione completo, con misure concrete per affrontare questa nuova generazione di minacce. Sul piano normativo, il principale riferimento per il settore finanziario è il regolamento Dora, applicabile dal gennaio 2025 e dedicato alla gestione del rischio informatico, alla segnalazione degli incidenti, ai test di resilienza e al controllo dei fornitori terzi. Le autorità europee hanno già individuato 19 fornitori Ict considerati critici, tra i quali Aws, Google Cloud, Microsoft, Ibm, Oracle, Sap, Accenture e Bloomberg. La direttiva NIS2 conserva un ruolo nella cooperazione generale e nella gestione nazionale delle crisi, ma per le entità finanziarie Dora costituisce la disciplina specifica. Il monito riguarda direttamente anche l’Italia. Nelle Considerazioni finali di maggio, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha riferito che tra il 2023 e il 2025 gli incidenti informatici che hanno coinvolto gli intermediari italiani sono aumentati dell’80% rispetto al triennio precedente. Gli episodi classificati propriamente come cyber sono raddoppiati e la Vigilanza ha riscontrato carenze nella gestione di questi rischi.
Anche gli Stati Uniti e l’industria tecnologica stanno cercando di organizzare una risposta. Un ordine esecutivo firmato a giugno ha incaricato le autorità federali di elaborare un quadro volontario attraverso il quale gli sviluppatori possano concedere al governo l’accesso ai modelli di frontiera fino a 30 giorni prima della loro distribuzione ad altri partner selezionati. Il provvedimento ha inoltre disposto la creazione di una struttura di coordinamento tra governo, industria dell’AI e gestori di infrastrutture critiche per individuare le vulnerabilità e accelerarne la correzione. E in questi giorni oltre cento gruppi tecnologici e finanziari, tra cui OpenAI, Anthropic, Microsoft, Google, Amazon, Ibm, Mastercard, Visa e Capital One, hanno chiesto una mobilitazione generale, avvertendo che nei prossimi mesi gli attacchi informatici assistiti dall’AI diventeranno più diffusi e sofisticati.
Il Financial Stability Board, che riunisce le autorità responsabili della stabilità finanziaria dei Paesi del G20 e coordina a livello internazionale l’elaborazione delle politiche di vigilanza, chiede ora che questa preparazione acquisti una dimensione globale. L’intelligenza artificiale promette di rafforzare le difese e migliorare l’efficienza del sistema finanziario. Senza regole comuni, infrastrutture resilienti e reali capacità di recupero, tuttavia, la stessa tecnologia può trasformare un singolo incidente digitale in una crisi capace di attraversare imprese, mercati e confini.
