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Shein, debutto amaro in Borsa a Hong Kong: il titolo crolla del 10%, poi recupera nel finale. Ecco perché

Dopo anni di rinvii e ostacoli regolatori, Shein debutta alla Borsa di Hong Kong, ma parte in salita: il titolo perde fino al 10% nelle prime fasi degli scambi, prima di recuperare terreno e chiudere la seduta praticamente invariato

Shein, debutto amaro in Borsa a Hong Kong: il titolo crolla del 10%, poi recupera nel finale. Ecco perché

Il debutto di Shein alla Borsa di Hong Kong parte in salita, ma si chiude con un recupero nel finale. Le azioni del colosso cinese del fast fashion sono arrivate a perdere il 10% nelle prime ore di contrattazione, dimezzando poi le perdite a metà seduta e recuperando completamente nel finale. Il titolo ha chiuso infatti praticamente invariato a 48,50 dollari di Hong Kong, contro i 48,56 fissati per l’Ipo (circa 6,24 dollari). Un finale decisamente migliore dell’avvio, ma non abbastanza per cancellare i dubbi del mercato sulle prospettive del gruppo.

Shein aveva infatti raccolto in fase di collocamento 13,60 miliardi di dollari di Hong Kong (1,74 miliardi di dollari americani) dalla vendita delle azioni. Al prezzo di collocamento, la società viene valutata poco sopra i 26 miliardi di dollari, sotto l’obiettivo di una valutazione intorno ai 27 miliardi e soprattutto molto lontano dai quasi 100 miliardi di dollari raggiunti nel 2022 sul mercato privato.

Shein, al debutto vale 26,3 miliardi: lontano il picco di 100 miliardi

Il prezzo dell’Ipo fotografa bene il ridimensionamento delle aspettative intorno a Shein. Con una capitalizzazione di circa 26,3 miliardi di dollari, il gruppo vale oggi poco più di un quarto rispetto al picco raggiunto nel 2022. La valutazione privata era già scesa a circa 64 miliardi nel 2023 e nel 2024, prima dell’ulteriore ridimensionamento legato alla quotazione.

Il confronto con i multipli di mercato evidenzia inoltre una valutazione ancora considerata impegnativa da alcuni investitori. Secondo le stime Bloomberg, l’Ipo valorizza Shein a oltre 15 volte gli utili prospettici, contro le 7,4 volte di Pdd e circa 10,7 volte per l’indice Hang Seng.

La società resta comunque uno dei principali operatori globali della moda online. La quotazione a Hong Kong le permette di raccogliere nuovo capitale per finanziare il proprio sviluppo: secondo quanto indicato nel prospetto, le risorse saranno destinate soprattutto al potenziamento della tecnologia, alla crescita del brand e all’espansione internazionale.

Shein tra dazi e margini sotto pressione

È proprio qui che si concentra una delle principali sfide per Shein. Il gruppo è cresciuto grazie a prezzi molto competitivi, produzione rapida e consegne dalla Cina verso i mercati occidentali, ma oggi questo modello deve fare i conti con un ambiente meno favorevole. L‘aumento dei dazi sui pacchi di basso valore provenienti dalla Cina, dopo la fine delle esenzioni doganali negli Stati Uniti e nell’Unione europea, incide infatti sulla convenienza di un sistema basato sulla vendita di prodotti a prezzi contenuti e sulla spedizione di piccoli ordini ai consumatori.

Gli effetti delle nuove regole iniziano a riflettersi nei numeri. Negli Usa, uno dei mercati chiave per Shein, nel primo trimestre del 2026 i ricavi sono diminuiti del 14,3%, a 2,04 miliardi di dollari, mentre la crescita complessiva del fatturato si è fermata all’1,1%, a 9,05 miliardi di dollari. Anche l’Europa rappresenta un fronte delicato. Le nuove misure sulle importazioni di basso valore aumentano i costi per le piattaforme di e-commerce transfrontaliero e mettono ulteriormente alla prova un modello basato sulla consegna diretta dalla Cina.

A complicare il quadro ci sono anche la concorrenza sempre più agguerrita di Temu e AliExpress e l’aumento dei costi logistici insieme alle tensioni geopolitiche e alle difficoltà nelle rotte internazionali, che aggiunge pressione su margini già più sottili. Shein deve quindi difendere la propria quota di mercato proprio mentre diventa più costoso mantenere il vantaggio del low cost.

Shein, conti in rosso e crescita più lenta

Il deterioramento della redditività emerge anche dai risultati. Nei primi tre mesi dell’anno Shein ha registrato una perdita netta di 99 milioni di dollari, contro un utile di 395 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente. Il dato va però letto con cautela: sul risultato ha inciso anche un onere contabile una tantum da 328 milioni di dollari, legato alla valutazione di alcune azioni privilegiate convertibili. La perdita, quindi, non è interamente riconducibile all’andamento operativo.

Anche il 2025 aveva mostrato segnali meno brillanti. I ricavi sono cresciuti dell’8%, a circa 41,8 miliardi di dollari, mentre l’utile netto è diminuito di circa il 39%, a poco più di 2 miliardi.

Shein, dalla lunga attesa alla Borsa di Hong Kong

Il debutto alla Borsa di Hong Kong arriva dopo un percorso tutt’altro che lineare. Shein, fondata in Cina e successivamente trasferita a Singapore, aveva valutato prima una quotazione a New York e poi a Londra, ma entrambi i progetti hanno incontrato ostacoli legati soprattutto ai requisiti normativi e al crescente scrutinio delle autorità.

Hong Kong è diventata così la destinazione finale per l’Ipo. Per Shein è un traguardo importante, ma anche l’inizio di una nuova fase, dopo anni di tentativi per arrivare sui mercati finanziari. Ora il mercato guarda soprattutto alla capacità del gruppo di difendere crescita e redditività in un contesto più difficile, segnato da dazi più alti, costi maggiori e regole più severe.

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