In occasione dell’edizione 2026 del Salone del Mobile di Milano, l’Area Studi Mediobanca presenta i risultati dell’Indagine sulle imprese del comparto arredo-illuminazione in Italia. L’analisi si articola su un duplice piano: da un lato una lettura strutturale del sistema, basata su fonti ufficiali, dall’altro un approfondimento congiunturale, previsionale e organizzativo, fondato sulle risposte a un questionario somministrato a un panel qualificato di imprese; entrambi sono sviluppati anche in chiave territoriale. I dati fanno riferimento a un perimetro settoriale definito ad hoc e non sono direttamente confrontabili con altre fonti.
Il campione monitorato è composto da 530 aziende manifatturiere italiane con fatturato superiore ai 10 milioni di euro, attive nei comparti dell’arredamento e dell’illuminazione. Il panel esprime un giro d’affari aggregato pari a 19,9 miliardi di euro nel 2024, con una quota di vendite oltreconfine del 43%, occupa poco più di 61.000 risorse e risulta rappresentativo di oltre il 60% del mercato complessivo del settore. Il documento è chiuso con le informazioni disponibili al 3 aprile 2026.
Le aspettative del comparto arredo-illuminazione, che conta su oltre 13.000 aziende
Secondo le elaborazioni dell’Area Studi Mediobanca su dati Infocamere, nel 2025 il comparto arredo-illuminazione italiano contava 13.710 società di capitali attive, distribuite sull’intero territorio nazionale: il 29% nel Nord Est, il 25% nel Nord Ovest, il 24% nel Sud e Isole e il 22% nel Centro.
L’età media delle imprese è pari a 20 anni, con valori più elevati nel Nord Est (23 anni) e nel Nord Ovest (22 anni), a fronte di una struttura relativamente più giovane nel Mezzogiorno (17 anni). Le imprese giovanili (quelle in cui oltre il 50% dei soci, titolari o amministratori ha meno di 35 anni), rappresentano il 4,3% del totale, quelle a partecipazione straniera il 5,3%. Più significativa la presenza delle imprese femminili (quelle in cui oltre il 50% dei soci, titolari o amministratori è composto da donne), costituiscono il 14,5% delle società di capitali attive.
Sul fronte occupazionale, nel 2025 le società di capitali attive del settore hanno impiegato complessivamente poco meno di 127mila addetti assunti in larga prevalenza a tempo indeterminato (94% del totale). La presenza femminile, pari al 25% della forza lavoro, rimane contenuta. Dal punto di vista economico, nel 2024, ultimo dato consuntivo disponibile, il settore ha registrato un fatturato complessivo pari a 32,1 miliardi di euro, in flessione del 2,9% rispetto al 2023.
Commercio estero: dati di sistema e ruolo dell’Europa
Nel 2025 le esportazioni del comparto arredo-illuminazione hanno evidenziato una dinamica complessivamente stabile (+0,4%), in un contesto internazionale ancora complesso. L’Europa si conferma il principale mercato di riferimento, concentrando oltre il 65% del valore complessivo dell’export settoriale. All’interno dell’area europea si sono osservati andamenti positivi nei Paesi Bassi (+7,6%), in Spagna (+5,6%), in Germania (+4,8%) e nel Regno Unito (+2,5%), mentre si è registrata una contrazione verso alcuni mercati storici ed extra-UE, in particolare Cina (-9,4%), Stati Uniti (-4%) e Francia (-2,1%).
I risultati congiunturali del 2025
Le imprese rispondenti dichiarano di aver chiuso il 2025 con un fatturato complessivo in crescita dell’1,3% rispetto al 2024 e con vendite oltreconfine in aumento dell’1,8%. Tali risultati, tuttavia, riflettono una marcata selettività: le imprese con fatturato superiore ai 100 milioni di euro hanno registrato un andamento significativamente migliore rispetto alla media, con una crescita delle vendite pari al +3,1% e un incremento dell’export del +3,3%. Al contrario, le imprese di dimensione medio-piccola segnalano difficoltà persistenti, con cali sia sul mercato domestico sia su quello estero.
Anche l’appartenenza a contesti distrettuali si associa ad andamenti differenti. Le imprese incluse in tali ambiti dichiarano una crescita del fatturato dell’1,8% e un aumento delle vendite estere del 2,8%, mentre quelle non distrettuali evidenziano una dinamica negativa, con una riduzione dell’1,1% delle vendite totali e una contrazione dell’export del 3,9%. A livello territoriale, nel 2025 il Nord Est registra le performance più favorevoli con un aumento del fatturato del +2,8% e delle vendite oltreconfine del +2,7%; il Centro-Sud mostra una crescita più contenuta, ma positiva (+0,9% il fatturato e +2% l’export), mentre il Nord Ovest evidenzia una flessione delle vendite complessive (-2,5%) e una riduzione più limitata dell’export (-1,2%).
Le attese per il 2026: prudenza diffusa e crescita graduale
Guardando al 2026, le imprese rispondenti esprimono aspettative prevalentemente positive, seppure improntate alla cautela. Il 63% delle aziende prevede un aumento del fatturato complessivo, mentre una quota più contenuta si attende stabilità (15%) o una contrazione (22%). Nel complesso, le stime restituiscono uno scenario di crescita graduale e contenuta, con un incremento medio atteso dello 0,8% per le vendite totali e dello 0,2% per l’export. Le aspettative risultano fortemente condizionate dall’evoluzione del contesto macroeconomico e geopolitico, nonché dalla persistente volatilità dei mercati internazionali, che continua a influenzare le strategie e le decisioni delle imprese.
L’analisi territoriale evidenzia un parziale riequilibrio delle attese rispetto al 2025. Nel Nord Ovest prevalgono prospettive di recupero, con un aumento del fatturato attesa pari al +1,1%, sostenuta soprattutto da una dinamica estera più favorevole (+2,5%). Nel Centro-Sud, le imprese mostrano le aspettative complessivamente più positive, con un incremento previsto del fatturato del +1,5% e una crescita oltreconfine pari al +1,8%. Di contro, nel Nord Est le imprese delineano uno scenario di consolidamento, dopo le buone performance del 2025: per il 2026 il fatturato è atteso sostanzialmente stabile (+0,2%), accompagnato da una flessione delle vendite oltreconfine (−1,1%) che riflette un atteggiamento più prudente sui mercati esteri.
Stati Uniti e dazi: come si stanno organizzando le imprese italiane
Il 69% delle imprese rispondenti esporta negli Stati Uniti, confermando la centralità del mercato americano per il comparto. L’esposizione risulta però fortemente differenziata a livello territoriale, con un’incidenza particolarmente elevata nel Nord Ovest (94,1%), rispetto al Nord Est (60,9%) e al Centro-Sud (65,4%). Di fronte ai dazi, le imprese hanno reagito soprattutto con strategie di adattamento. La risposta più diffusa è il mantenimento dei prezzi di vendita: il 44,7% dichiara di non aver subito cali dei volumi esportati, mentre un ulteriore 34% ha difeso i prezzi accettando una riduzione delle quantità vendute.
