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Primo Maggio, perché si celebra la Festa dei Lavoratori: storia, origini e significato

Dalle lotte per le otto ore negli Stati Uniti agli eventi di Chicago, fino all’Italia e al Concertone: storia e significato della Festa dei Lavoratori

Primo Maggio, perché si celebra la Festa dei Lavoratori: storia, origini e significato

Primo maggio, festa dei lavoratori. Ma non solo una giornata segnata in rosso sul calendario. È una data che porta con sé scioperi, piazze, repressioni, conquiste sociali e una parola d’ordine diventata universale: ridurre il tempo del lavoro, difendere la dignità di chi lavora, trasformare una rivendicazione operaia in una ricorrenza mondiale.

Oggi la Festa dei Lavoratori viene celebrata in molti Paesi, anche se non ovunque nello stesso giorno. In gran parte d’Europa, in Italia e in numerose nazioni di America Latina, Africa e Asia cade il 1º maggio. Negli Stati Uniti e in Canada, invece, il Labor Day si celebra il primo lunedì di settembre. Il cuore storico della ricorrenza, però, resta legato all’America industriale dell’Ottocento e alla battaglia per le otto ore. Da dove nasce, allora, la Festa dei Lavoratori? Per capirlo bisogna tornare alle grandi mobilitazioni operaie di fine Ottocento.

Dalle fabbriche americane alla richiesta delle otto ore

Le radici del Primo Maggio affondano nella stagione più dura della Rivoluzione industriale, quando il lavoro in fabbrica scandiva giornate lunghissime e le rivendicazioni operaie cominciavano a organizzarsi in modo sempre più strutturato. Negli Stati Uniti, tra i protagonisti di quella fase ci furono i Knights of Labor, l’Associazione dell’Ordine dei Cavalieri del Lavoro, impegnati nelle battaglie per i diritti degli operai.

Il primo passaggio decisivo arrivò nell’Illinois. A Chicago, nel 1866, fu approvata una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore. Entrò in vigore il 1º maggio 1867, data accompagnata da una grande manifestazione con migliaia di partecipanti. Da lì, la rivendicazione cominciò a diffondersi, lentamente, anche fuori dallo Stato.

Nel 1882 una grande mobilitazione operaia si svolse a New York il 5 settembre. Due anni più tardi, nel 1884, i Knights of Labor decisero che quella protesta dovesse diventare un appuntamento annuale (da quella tradizione sarebbe poi derivato il Labor Day statunitense, oggi festività nazionale federale negli Stati Uniti e celebrato ogni anno il primo lunedì di settembre).

La data simbolo del movimento internazionale dei lavoratori, però, si sarebbe fissata poco dopo. La Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò il 1º maggio 1886 come termine ultimo per estendere la giornata di otto ore a tutti gli Stati Uniti. In caso contrario, sarebbe partito uno sciopero generale a oltranza.

Chicago, Haymarket e il sangue sulla festa

Il 1º maggio 1886 Chicago aderì allo sciopero generale con un grande corteo pacifico. La mobilitazione si inseriva in un clima già carico di tensione, alimentato da anni di rivendicazioni, scontri sociali e repressioni. Pochi giorni dopo, davanti alla fabbrica di mietitrici McCormick, la polizia intervenne contro gli scioperanti e aprì il fuoco, provocando morti e feriti.

La risposta arrivò con una manifestazione convocata dagli anarchici locali in Haymarket Square, la piazza del mercato delle macchine agricole. Il 4 maggio, durante il presidio, una bomba lanciata da un individuo rimasto sconosciuto uccise alcuni poliziotti e ne ferì decine. La polizia reagì sparando sui manifestanti. Il bilancio complessivo delle vittime non fu mai chiarito del tutto, così come non venne mai identificato l’autore dell’attentato.

La vicenda segnò in profondità la storia del movimento operaio. Otto uomini furono condannati come anarchici, in un processo segnato dall’assenza di prove decisive. Sette ricevettero la pena di morte, uno la reclusione. Le esecuzioni dell’11 novembre 1887 trasformarono i condannati nei cosiddetti “Martiri di Chicago”, figure destinate a diventare simbolo internazionale della lotta operaia.

Da quel momento, il Primo Maggio smise di essere soltanto una data di protesta sindacale. Diventò memoria politica, sociale e civile.

Primo Maggio: una data che attraversa il mondo

Le notizie arrivate da Chicago superarono rapidamente i confini americani. La repressione, il processo e le esecuzioni alimentarono manifestazioni e prese di posizione anche in Europa. Al Congresso internazionale di Parigi del 1889, che diede avvio alla Seconda Internazionale, il 1º maggio fu proclamato Festa Internazionale dei Lavoratori.

La ricorrenza si diffuse poi in molti Paesi, assumendo forme diverse a seconda delle tradizioni politiche, sociali e religiose. In Canada il riferimento alla festa del lavoro venne collegato anche alle marce operaie di Toronto e Ottawa del 1872. In Australia la commemorazione rimase legata alla “Festa delle Otto Ore”, con date differenti a seconda delle aree. Nel mondo cattolico, nel 1955, papa Pio XII istituì il 1º maggio la festa di San Giuseppe lavoratore, dando alla ricorrenza anche un significato religioso condivisibile dai lavoratori cattolici.

Il Primo Maggio, così, si è trasformato in una giornata globale. Non solo celebrazione, ma anche occasione di mobilitazione, memoria e riflessione sulle condizioni del lavoro. E in Italia?

L’Italia, dal divieto fascista al ritorno della festa

In Italia la storia del Primo Maggio si intreccia con le tensioni sociali di fine Ottocento e con la costruzione dei diritti del lavoro nel Novecento. La notizia dell’esecuzione degli anarchici di Chicago suscitò indignazione anche nel nostro Paese. A Livorno, nel 1888, scoppiarono proteste contro navi statunitensi e contro la Questura, dove si riteneva si fosse rifugiato il console degli Stati Uniti.

La scelta europea di celebrare il 1º maggio, maturata a Parigi nel 1889, fu recepita in Italia nei primi anni successivi. Le prime manifestazioni documentate si svolsero tra la fine di aprile e il primo maggio 1890, in particolare a Torino. Nello stesso periodo la stampa socialista descriveva la data come una parola d’ordine capace di correre “di bocca in bocca” tra i lavoratori del mondo.

Sul piano delle conquiste concrete, un passaggio fondamentale arrivò nel 1919, quando la Fiom firmò con la Confederazione degli industriali un accordo per ridurre l’orario di lavoro a otto ore giornaliere e 48 settimanali. Nel 1923, con un regio decreto del primo governo Mussolini, le otto ore furono disciplinate per legge, pur con esclusioni e limiti di applicazione.

Durante il fascismo, però, il Primo Maggio venne cancellato dal calendario ufficiale. Dal 1923 la festa del lavoro fu spostata al 21 aprile, giorno del Natale di Roma. Il regime vietò le manifestazioni del 1º maggio e represse le iniziative considerate sovversive. Solo nel 1946, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la celebrazione tornò al suo giorno originario. Nel 1949 fu inserita stabilmente tra le festività.

Il dopoguerra portò anche una delle pagine più tragiche della ricorrenza italiana. Il 1º maggio 1947, a Portella della Ginestra, in Sicilia, un corteo di lavoratori in festa fu colpito dalla banda di Salvatore Giuliano: morirono quattordici persone, molte altre rimasero ferite. Da allora, anche in Italia, il Primo Maggio porta con sé non solo il segno della festa, ma anche quello della memoria ferita.

Dal corteo al Concertone, una festa che resta politica

Nel tempo, il Primo Maggio italiano ha cambiato linguaggi, piazze e forme di partecipazione, senza perdere il suo legame con il lavoro. Dal 1990 Cgil, Cisl e Uil, insieme al Comune di Roma, organizzano il grande concerto (il “Concertone”) del Primo Maggio, tradizionalmente in piazza San Giovanni in Laterano. L’evento, seguito da centinaia di migliaia di persone e trasmesso dalla Rai, ha trasformato la ricorrenza anche in un appuntamento popolare, soprattutto per le generazioni più giovani.

Nel 2024 il concertone romano si è spostato per la prima volta al Circo Massimo, mentre negli ultimi anni si è affermato anche il controconcerto di Taranto, nato nel 2013 con una forte impronta sociale, ambientale e operaia.

La forza del Primo Maggio sta proprio in questa doppia natura. È festa, ma non è evasione. È memoria, ma non è nostalgia. È una data che nasce dalla rivendicazione delle otto ore e continua a interrogare il presente: salari, sicurezza, precarietà, diritti, dignità. Per questo, più di un secolo dopo Chicago, il Primo Maggio resta una delle ricorrenze civili più riconoscibili al mondo. Non celebra semplicemente il lavoro. Ricorda che il lavoro, senza diritti, non basta.

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