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Pesca: stop in Adriatico. Occhio alle truffe

Vietata fino a settembre la pesca nel mar Adriatico – Attenzione perciò al pesce che arriva nei ristoranti e sulle nostre tavole: da diove arriva?

Pesca: stop in Adriatico. Occhio alle truffe

Pesca chiusa in quasi tutto l’Adriatico, almeno fino al 5 settembre da Trieste a Bari, ma forse nel tratto tra le Marche e la Puglia anche fino alla fine del mese. Perchè? Si chiama fermo biologico, ovvero stop ai pescherecci per un mese (30 giorni), e fino a metà ottobre toccherà poi progressivamente anche a Ionio e Tirreno, con Sicilia e Sardegna che decideranno autonomamente quando dare il via al semaforo rosso per le imbarcazioni.

Lo stop periodico interessa dal 1985 tutti i Paesi membri dell’Unione europea ed è giustamente stato pensato per consentire il ripopolamento delle specie ittiche. Un sacrificio di un mese per consentire ai cittadini italiani ed europei di mettere in tavola pesce di alta qualità per gli anni a venire. Avremo la lungimiranza di accettarlo? Sì e no. E il perchè lo spiega Coldiretti, favorevole al blocco ma meno sulle modalità: “Il problema è che questa misura ha funzionato solo per quelle specie che hanno il loro picco riproduttivo nel periodo estivo come la triglia, la gallinella e la sogliola – spiega Tonino Giardini, presidente di Impresa Pesca -. Scampi e pesce azzurro, invece, si riproducono in altri periodi dell’anno, per questo sarebbe più utile chiudere le aree a macchia di leopardo, un po’ come si fa per la caccia”.

Altro tema è: e quali pesci finiranno sulle nostre tavole nelle prossime settimane? La controindicazione del fermo biologico infatti è l’aumento dell’import dall’estero, che tutti i rischi che ne conseguono: già nel 2015 l’Italia ha importato 769 milioni di chili, dei quali il 40% proveniente da Paesi extracomunitari. Senza contare che, nel Mediterraneo, mentre le flotte italiane si fermano, quelle egiziane, libiche, turche e tunisine continuano a lavorare a pieno regime, erodendo quote di mercato.

La truffa nei ristoranti e al supermercato è dunque dietro l’angolo. Dal pangasio del Mekong venduto come cernia al filetto di brosme spacciato per baccalà. Dall’halibut e la lenguata senegalese commercializzati come sogliola al polpo del Vietnam prezzato come nostrano. Dallo squalo smeriglio venduto come pesce spada, al pesce ghiaccio spacciato per bianchetto. Dal pagro servito come dentice rosa alle vongole turche e i gamberetti cinesi e argentini. O, peggio, del Vietnam, dove è permesso il trattamento antibiotico rigorosamente vietato in Europa. E se mercati e pescherie hanno l’obbligo di rendere conoscibile la provenienza dei prodotti, lo stesso vincolo non vale per i ristoranti.

Pubblicato in: News

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