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Andy Burnham: chi è il Re del Nord che batte la destra euroscettica in Uk. Ora Starmer ha un vero rivale nel Labour

Andy Burnham vince le suppletive di Makerfield, conquista un seggio a Westminster e apre la sfida a Keir Starmer per la leadership del Labour e del governo britannico. Ecco chi è il “Re del Nord”

Andy Burnham: chi è il Re del Nord che batte la destra euroscettica in Uk. Ora Starmer ha un vero rivale nel Labour

Andy Burnham batte la destra euroscettica e mette Keir Starmer con le spalle al muro. L’ex sindaco della Greater Manchester ha vinto con largo margine le elezioni suppletive di Makerfield, nel Nord-Ovest dell’Inghilterra, conquistando il seggio parlamentare che gli mancava per poter sfidare formalmente il premier alla guida del Labour e, di conseguenza, del governo britannico. Il risultato netto e convincente Burnham ha ottenuto il 54,8% dei voti, contro il 34,5% del candidato di Reform UK, il partito populista, euroscettico e conservatore di Nigel Farage. Restore Britain, formazione ancora più radicale sulla destra, si è fermata intorno al 7%.

La maggioranza sul secondo arrivato supera i 9mila voti e rafforza il messaggio politico costruito da Burnham durante la campagna: il Partito Laburista (Labour Party) può ancora battere Farage, ma difficilmente può farlo restando fermo all’attuale leadership.

Il voto che cambia la partita a Londra

In altri tempi, una suppletiva a Makerfield avrebbe avuto un peso locale. Stavolta è diventata un referendum sul futuro del Partito Laburista, il partito politico britannico di centro-sinistra. Burnham non ha semplicemente difeso un seggio ma ha dimostrato di poter fermare l’avanzata di Reform UK in un’area dove il voto populista e il malcontento verso Westminster pesano da anni. L’affluenza, vicina al 59%, è stata più alta rispetto alle ultime elezioni generali. Un segnale che la sfida era percepita ben oltre i confini della circoscrizione. Makerfield, collegio popolare dell’area di Manchester, si è trasformato nel primo banco di prova nazionale per l’uomo che molti laburisti vedono come l’alternativa più credibile a Starmer.

Nel discorso della vittoria, Burnham ha rivendicato il valore politico del risultato: “Stasera potrebbe, solo potrebbe, essere il punto di svolta. Da ora in poi, darò tutto me stesso per far sì che ciò accada, per garantire che il nome Makerfield sia per sempre sinonimo del cambiamento di cui questo Paese ha bisogno, del recupero di qualcosa che abbiamo perso: la speranza. Una speranza per il futuro”. Poi ha aggiunto: “Non avremo una seconda occasione per portare il cambiamento che davvero serve a questo Paese. Ma il risultato di questa sera ci offre l’occasione di costruire una nuova politica fondata sull’unità e sulla speranza, allontanandoci dalla strada che conduce a una politica divisiva e cupa, come quella che vediamo negli Stati Uniti”. I

Andy Burnham, chi è il “Re del Nord”

Andy Burnham ha 56 anni ed è uno dei volti più riconoscibili della sinistra laburista britannica. Esponente della cosiddetta soft left, prima di costruire la sua popolarità lontano da Londra, è stato per anni dentro la macchina di Westminster: deputato del collegio di Leigh dal 2001 al 2017, ha ricoperto incarichi di primo piano nei governi laburisti, diventando Capo Segretario al Tesoro tra il 2007 e il 2008, poi Segretario di Stato per la Cultura, i Media e lo Sport tra il 2008 e il 2009 e infine Segretario di Stato alla Salute dal 2009 al 2010, durante la premiership di Gordon Brown.

Dal 2017 ha guidato la Greater Manchester, trasformando il ruolo di sindaco metropolitano nella piattaforma del suo rilancio nazionale. Da lì si è guadagnato il soprannome di “King of the North”, il Re del Nord, grazie alla capacità di parlare alle aree post-industriali inglesi e di contrapporre al peso politico ed economico di Londra una richiesta di maggiore potere per i territori. Durante gli anni da sindaco ha puntato su rigenerazione urbana, innovazione e maggiore intervento pubblico nei servizi, a partire dai trasporti. La sua immagine si è consolidata anche durante la pandemia, quando si scontrò con il governo conservatore di Boris Johnson sui fondi destinati al territorio.

Burnham non è un outsider. È un politico di lungo corso, cresciuto nel Labour, già candidato in passato alla leadership del partito. Ma negli ultimi anni ha cercato di presentarsi come qualcosa di diverso dalla classe dirigente londinese: un amministratore capace di parlare al Nord, agli elettori operai, ai delusi della politica tradizionale e a quella parte del Labour che teme una disfatta alle prossime elezioni.

Starmer sempre più isolato

La vittoria di Makerfield arriva nel momento più fragile per Keir Starmer. Due anni dopo il trionfo elettorale che aveva riportato il Labour al governo, il premier è travolto da sondaggi negativi, divisioni interne, accuse di indecisione, retromarce politiche e dimissioni pesanti nella squadra di governo. Una parte crescente dei deputati laburisti teme di perdere il seggio alla prossima tornata nazionale, con Reform UK di Farage in forte ascesa nei sondaggi. Le sconfitte locali delle scorse settimane hanno aumentato la pressione su Starmer, già contestato da una quota significativa del gruppo parlamentare.

Il premier, almeno finora, ha escluso l’idea di farsi da parte. Ha rivendicato il mandato ricevuto dagli elettori e ha avvertito il partito sui rischi di una battaglia interna lunga e divisiva. Dopo la vittoria di Burnham, però, il messaggio di congratulazioni pubblicato su X è apparso inevitabilmente rituale. Starmer ha scritto che gli elettori hanno scelto la speranza e l’ottimismo del Labour contro divisione e odio. Ma proprio quella formula rischia ora di essere usata dai sostenitori di Burnham per sostenere che il Labour può vincere solo cambiando guida.

Si accende la sfida per Downing Street

Burnham ora è deputato, condizione necessaria per candidarsi alla leadership laburista. Per aprire formalmente la sfida dovrà però raccogliere l’appoggio di almeno il 20% del gruppo parlamentare, pari a 81 deputati. La sua forza sta nel consenso tra gli iscritti e nella percezione, sempre più diffusa nel partito, che sia l’unico dirigente in grado di recuperare terreno nelle aree del Nord e contenere Farage. La vittoria contro Reform a Makerfield gli offre un argomento potente: non solo ha vinto, ma ha ottenuto più voti della destra populista e dell’estrema destra sommate.

Resta da capire se Starmer accetterà una resa dei conti formale o se verrà spinto a negoziare un’uscita ordinata. Alcuni laburisti vorrebbero evitare mesi di primarie interne e arrivare a una transizione più rapida. Altri temono che un cambio traumatico a Downing Street alimenti l’immagine di una Gran Bretagna politicamente instabile, già segnata da una successione ravvicinata di primi ministri nell’ultimo decennio.

I Labour davanti al bivio

La vittoria di Burnham non risolve da sola la crisi del Labour, ma la rende impossibile da rinviare. Il partito di governo deve scegliere se restare con Starmer, confidando nel mandato ottenuto alle ultime elezioni, oppure consegnarsi a un leader più popolare, più radicato nel Nord e capace di offrire una narrazione di rottura. Burnham promette una politica fondata su speranza, unità, servizi pubblici più forti e maggiore equilibrio tra Londra e le regioni. Ha criticato gli effetti di decenni di economia neoliberale e ha difeso l’idea di un ruolo più robusto dello Stato, pur cercando negli ultimi tempi di rassicurare i mercati sul rispetto delle regole fiscali.

Da Makerfield parte la sua scalata nazionale. Per Starmer, invece, si apre la fase più delicata della sua premiership. Finora il premier aveva potuto resistere anche perché nel gruppo parlamentare laburista mancava un rivale con peso politico, radicamento territoriale e consenso personale sufficienti per trasformare il malcontento in una sfida reale. Ora quel rivale è entrato a Westminster. E si chiama Andy Burnham.

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