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OpenAI, investimenti da 1.000 miliardi di dollari per l’intelligenza artificiale: la scommessa di Altman tra Nvidia, Amd e Oracle

Solo nel 2025 OpenAI ha firmato accordi per oltre 1.000 miliardi di dollari con Nvidia, Amd, Oracle e CoreWeave. Obiettivo: far crescere l’IA. Il Financial Times svela i conti di una corsa che mette alla prova la sostenibilità del modello di Altman

OpenAI, investimenti da 1.000 miliardi di dollari per l’intelligenza artificiale: la scommessa di Altman tra Nvidia, Amd e Oracle

OpenAI ha firmato accordi per oltre 1.000 miliardi di dollari nel corso del 2025 per garantirsi la potenza di calcolo necessaria a sostenere i suoi modelli di intelligenza artificiale. Lo rivela un’inchiesta del Financial Times, che mette nero su bianco la dimensione senza precedenti dell’impegno assunto dalla società di Sam Altman.

Si tratta di impegni che superano di gran lunga le entrate attuali e che pongono interrogativi sulla sostenibilità finanziaria di un colosso che oggi brucia cassa per infrastrutture, chip e talenti. Solo quest’anno, OpenAI ha stretto accordi con Amd, Nvidia, Oracle e CoreWeave, assicurandosi un accesso a oltre 20 gigawatt di capacità di calcolo nei prossimi dieci anni, l’equivalente energetico di 20 reattori nucleari.

Amd, Nvidia, Oracle: i giganti legati a doppio filo

L’ultimo accordo in ordine di tempo è quello con Amd, che prevede l’acquisto di processori per un consumo complessivo di 6 gigawatt e la possibilità per OpenAI di acquisire fino al 10% del capitale Amd a un prezzo simbolico, in base al raggiungimento di determinati obiettivi. Un’operazione che ha spinto in alto le azioni del gruppo dei semiconduttori, balzate del 24% in un giorno.

Il Financial Times stima che gli accordi con Nvidia e Amd valgano rispettivamente 500 e 300 miliardi di dollari, mentre quello con Oracle si aggira sui 300 miliardi. CoreWeave, specializzata in infrastrutture cloud per AI, ha già reso noto un’intesa da 22 miliardi. e poi, in parallelo, il progetto Stargate, lanciato con SoftBank, Oracle e altri partner, promette fino a 500 miliardi di investimenti in infrastrutture negli Stati Uniti.

La nuova economia dell’AI

Dietro queste cifre colossali si nasconde una rete di accordi circolari tra OpenAI e i suoi partner. Nvidia investe nell’azienda per poi venderle chip, Oracle finanzia i data center che ospitano i modelli di ChatGPT, e CoreWeave ottiene prestiti garantiti proprio dai chip Nvidia. In altre parole, tutti scommettono sulla crescita perpetua dell’intelligenza artificiale. Se però la domanda rallentasse, l’intero castello finanziario potrebbe vacillare.

OpenAI non è in posizione di sostenere tali impegni,” ha dichiarato Gil Luria, analista di DA Davidson, secondo cui la società potrebbe perdere circa 10 miliardi di dollari nel 2025. Ma per il fondatore Sam Altman “la redditività non è una priorità immediata: siamo nella fase di investimento e crescita”.

La potenza di calcolo come nuova moneta

A difendere la visione è Fidji Simo, ceo of Applications di OpenAI, che in un’intervista ad AFP ha liquidato i timori di una bolla. “Questa non è una speculazione, è la nuova realtà. La potenza di calcolo è la risorsa più strategica del nostro tempo”.

OpenAI è oggi valutata oltre 500 miliardi di dollari, ha raccolto 47 miliardi di equity e 4 miliardi di debito bancario, e punta ad accedere ai mercati obbligazionari (qui la battaglia con Microsoft, principale investitore in OpenAi) per finanziare la prossima espansione. L’obiettivo dichiarato è moltiplicare le entrate, oggi intorno ai 12 miliardi di dollari, grazie a nuovi prodotti e a un aumento degli abbonati a ChatGPT.

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