OpenAI, la creatura di Sam Altman che ha dato i natali a ChatGPT, entra nella storia. La valutazione della società ha toccato i 500 miliardi di dollari, superando SpaceX di Elon Musk (ferma a 400 miliardi) e diventando così la startup più preziosa al mondo.
Il traguardo è stato raggiunto grazie a un’operazione da 6,6 miliardi di dollari, frutto della vendita di quote da parte di dipendenti ed ex dipendenti a un gruppo selezionato di investitori: Thrive Capital, SoftBank, Dragoneer, MGX di Abu Dhabi e T. Rowe Price. Una transazione che ha fatto schizzare la valutazione ben oltre i 300 miliardi fissati nell’ultimo round di finanziamento, avvenuto a inizio anno.
Ma non è finita qui. OpenAI ha stretto un accordo strategico con Samsung Electronics, che affiancherà la società nel progetto “Stargate”, fornendo semiconduttori avanzati per supportare una domanda di memoria stimata fino a 900.000 wafer DRAM al mese. Al fianco del colosso coreano ci sarà anche SK Hynix, pronta a garantire forniture cruciali per data center e training dei modelli di intelligenza artificiale.
E il mercato apprezza. Il boom di OpenAI e la nuova partnership con i giganti dei chip hanno spinto i titoli tecnologici in rialzo a Wall Street e in Asia, consolidando sempre di più il ruolo dell’intelligenza artificiale come motore della nuova ondata di crescita borsistica.
OpenAi: numeri da big tech, ma utili ancora lontani
La corsa alla valorizzazione è alimentata da numeri impressionanti. Ma non è tutto oro ciò che luccica. Nel solo primo semestre 2025, OpenAI ha generato circa 4,3 miliardi di dollari di ricavi, più del fatturato realizzato in tutto il 2024. Ma dietro i record c’è anche la fragilità tipica delle startup in iper-crescita. E, infatti, nello stesso periodo, la società ha bruciato 2,5 miliardi, con spese di ricerca e sviluppo che hanno superato i 6,7 miliardi.
L’azienda dispone comunque di riserve consistenti, con circa 17,5 miliardi di dollari in liquidità e titoli, e punta a chiudere l’anno con 13 miliardi di ricavi. Per gli analisti, comunque, il ritmo con cui OpenAI sta crescendo rappresenta un segnale chiaro che nonostante l’assenza di profitti, la società è percepita come leader indiscussa della corsa all’AI, insieme a colossi come Nvidia.
OpenAi: tra non profit e corsa al mercato
È un momento cruciale per la società di Sam Altman. OpenAI è impegnata in delicate trattative con Microsoft per completare la trasformazione da organizzazione non profit a società a scopo di lucro più tradizionale. Un passaggio che alimenta tensioni, anche alla luce dello scontro con Elon Musk, co-fondatore oggi diventato critico feroce della governance dell’azienda.
Musk accusa OpenAI di aver tradito la missione originaria, sviluppare intelligenza artificiale per il bene dell’umanità, a favore di una partnership miliardaria con Microsoft, iniziata nel 2019.
La corsa al predominio nell’IA si fa sempre più serrata. E così il mercato dei talenti è in grande fermento. Meta, ad esempio, ha strappato a OpenAI il fondatore di Scale AI, Alexandr Wang, per guidare un’unità dedicata alla superintelligenza, con pacchetti retributivi a nove cifre.
La corsa globale all’AI
OpenAI non è solo un laboratorio di algoritmi, ma anche un player chiave nell’infrastruttura globale dell’intelligenza artificiale. Gli accordi con colossi come Oracle e SK Hynix, insieme all’impegno da trilioni di dollari per la costruzione di data center, mostrano che il futuro dell’AI si gioca tanto sulla potenza di calcolo quanto sulla capacità di creare modelli sempre più evoluti.
La valutazione record è quindi anche una scommessa sul ruolo che OpenAI avrà nell’ecosistema tecnologico mondiale con da un lato una startup ancora lontana dalla redditività, dall’altro un asset strategico che potrebbe definire la prossima fase dell’economia digitale.
Sora 2: il nuovo fronte tra AI e social
Nel frattempo, Altman ha alzato il sipario su Sora 2, la nuova generazione del modello di video generativi. Non solo un upgrade tecnologico, con immagini più realistiche, audio integrato e rispetto più fedele delle leggi fisiche, ma soprattutto una scommessa social. Con il lancio è stata introdotta anche una vera e propria app, con feed di contenuti in stile TikTok, interamente basata su video AI. La piattaforma introduce funzioni destinate a far discutere, tra queste i “Cameo”, video deepfake realizzabili con il consenso degli utenti, che dovranno fornire una registrazione per certificare identità e aspetto. Ogni utente avrà inoltre la possibilità di controllare il proprio feed, scegliendo se vedere video rilassanti, motivazionali o legati a interessi specifici.
Altman ha ammesso i rischi, parlando apertamente di bullismo digitale e dipendenza, ma ha sottolineato che l’obiettivo è rendere Sora “uno strumento che migliori la vita degli utenti nel lungo periodo”. Sarà da vedere se manterrà la promessa di essere un alleato del benessere digitale o se finirà per diventare l’ennesimo strumento capace di amplificare dipendenze e abusi: il confine tra innovazione e responsabilità non è mai stato così sottile.