Condividi

Banner FIRSTonline

OpenAi, Anthropic, Google e Microsoft si alleano e lanciano l’allarme su AI e armi biologiche: “Servono controlli sul Dna sintetico”

Le grandi rivali dell’AI fanno fronte comune: OpenAI, Anthropic, Google DeepMind e Microsoft AI chiedono al Congresso Usa controlli obbligatori su Dna e Rna sintetici contro il rischio di armi biologiche create con l’intelligenza artificiale

OpenAi, Anthropic, Google e Microsoft si alleano e lanciano l’allarme su AI e armi biologiche: “Servono controlli sul Dna sintetico”

I leader dell’intelligenza artificiale mettono da parte la rivalità e lanciano un avvertimento al Congresso americano. Sam Altman di OpenAI, Dario Amodei di Anthropic, Demis Hassabis di Google DeepMind e Mustafa Suleyman di Microsoft AI sono tra i firmatari di una lettera pubblica che chiede controlli obbligatori sulla vendita di Dna e Rna sintetici. L’obiettivo è chiudere una falla sempre più delicata nella catena della biosicurezza: impedire che strumenti nati per accelerare ricerca, vaccini e nuove terapie possano essere sfruttati per progettare armi biologiche.

La richiesta arriva in un momento in cui i modelli di Ai avanzano rapidamente anche nel campo della biologia. La preoccupazione non riguarda soltanto ciò che l’intelligenza artificiale può già fare oggi, ma la velocità con cui potrebbe rendere più accessibili conoscenze un tempo riservate a ricercatori altamente specializzati. Nella lettera si legge che “I sistemi di AI stanno migliorando rapidamente e, accanto agli straordinari benefici per la scienza e la medicina, esiste la concreta possibilità che le barriere di conoscenza che storicamente hanno impedito ai soggetti malintenzionati di ottenere armi biologiche si erodano in modo significativo“.

Una convergenza rara tra rivali

La lettera è stata promossa dall’Institute for Progress e dalla Foundation for American Innovation e riunisce figure che, nel mercato dell’intelligenza artificiale, competono su modelli, talenti, capitali e infrastrutture. OpenAI, Anthropic, Google DeepMind, Microsoft AI e Meta compaiono nello stesso fronte, insieme a esperti di sicurezza nazionale, scienziati e rappresentanti dell’industria della sintesi genica.

Tra i firmatari ci sono Sam Altman, amministratore delegato e cofondatore di OpenAI, Dario Amodei, amministratore delegato e cofondatore di Anthropic, Demis Hassabis, amministratore delegato di Google DeepMind e premio Nobel per la Chimica 2024, Mustafa Suleyman, alla guida di Microsoft AI, e Alexandr Wang, Chief AI Officer di Meta. La presenza di questi nomi dà peso politico a una richiesta precisa: introdurre uno standard nazionale obbligatorio per lo screening degli ordini di acidi nucleici sintetici, invece di affidarsi soltanto a misure volontarie o a regole frammentate.

Il documento definisce questo passaggio “un raro momento di accordo tra soggetti che spesso sono in contrasto“. Una frase che fotografa bene la portata dell’iniziativa. L’industria dell’AI riconosce che una delle sue tecnologie più promettenti può amplificare rischi già noti da decenni, e chiede alla politica di intervenire prima che il problema diventi più difficile da governare.

Il punto debole nella filiera della biotecnologia

La sintesi del Dna non è una novità. Il primo successo risale agli anni Cinquanta, con il lavoro dello scienziato Arthur Kornberg. Da allora, però, il processo è cambiato radicalmente. Oggi decine di aziende nel mondo usano sintetizzatori commerciali per produrre e vendere sequenze genetiche su misura, impiegate nella ricerca scientifica, nello sviluppo di farmaci e nella diagnostica.

Il problema nasce dal fatto che non tutti i fornitori verificano con lo stesso rigore chi compra e che cosa viene ordinato. Molte società vendono soltanto a ricercatori qualificati, imprese biotech e istituzioni accademiche, ma la lettera sottolinea la necessità di rendere obbligatori controlli su clienti, ordini e tracciabilità dei dati relativi alle sequenze prodotte.

La vulnerabilità era già emersa con forza nel 2017, quando ricercatori canadesi riuscirono a ricostituire il virus estinto del vaiolo equino usando Dna acquistato per posta per un valore di 100mila dollari. L’esperimento alimentò il timore che metodi simili potessero essere usati per ricreare patogeni più pericolosi. Da allora la sintesi genica è diventata ancora meno costosa, mentre l’AI ha aumentato la capacità di cercare, collegare e trasformare informazioni tecniche complesse.

Quando l’AI abbassa le barriere

L’allarme riguarda soprattutto la combinazione tra sintesi genetica e modelli di intelligenza artificiale. Le armi biologiche restano difficili da costruire, e creare da zero un virus funzionante richiederebbe probabilmente ancora competenze di biologia. Ma il timore è che i modelli più avanzati possano aiutare utenti malintenzionati a individuare fornitori meno rigorosi, riformulare ordini sospetti o aggirare controlli pensati per intercettare sequenze rischiose.

David Relman, microbiologo ed esperto di biosicurezza della Stanford University, spiega che “Gli strumenti di AI permettono a un utente di individuare molto rapidamente dove rivolgersi per ordinare sequenze che non saranno sottoposte a screening”. E aggiunge: “Se sollecitati nel modo appropriato, possono anche indicare come modificare la natura dell’ordine, così che persino chi effettua controlli possa essere molto meno in grado di rilevare ciò che si sta cercando di produrre”.

La lettera insiste su un punto. L’AI porta benefici enormi alla scienza e alla medicina, ma la stessa capacità di accelerare la ricerca può diventare un moltiplicatore di rischio. Il documento afferma anche che “I sistemi di AI oggi superano virologi di livello PhD su domande relative a procedure di laboratorio altamente tecniche nei loro stessi ambiti di competenza”. Subito dopo, però, riconosce che “Le prove su ciò che questo significhi per le minacce attuali alla biosicurezza sono realmente contrastanti, ma la tendenza è difficile da contestare”. La minaccia, quindi, non viene presentata come una certezza immediata, ma come una traiettoria da prendere sul serio.

Screening obbligatorio, registri e responsabilità

La proposta principale è quella che chi vende Dna, Rna sintetici o strumenti necessari alla loro produzione dovrebbe controllare gli ordini alla ricerca di sequenze considerate rischiose, verificare la legittimità dei clienti e conservare registri utili a eventuali indagini di biosicurezza. Non solo prevenzione, quindi, ma anche tracciabilità.

Molte aziende lo fanno già su base volontaria. Twist Bioscience e Ansa Biotechnologies, anch’esse firmatarie, fanno parte dell’International Gene Synthesis Consortium, nato nel 2009 per promuovere pratiche di screening nell’industria. James Diggans, vicepresidente per le politiche pubbliche e la biosicurezza di Twist Bioscience, sintetizza così la posizione del settore: “Se disponete di una tecnologia capace di sintetizzare Dna, allora dovete assicurarvi che venga usata in modo responsabile, e parte di questo significa essere certi di comprendere che cosa state producendo e per chi lo state producendo”.

Negli Stati Uniti esistono già linee guida federali introdotte durante l’amministrazione Biden, che impongono a scienziati e aziende finanziati con fondi pubblici di ordinare sequenze genetiche sintetiche solo da fornitori che controllano gli acquisti. Ma la lettera chiede di andare oltre. Un disegno di legge bipartisan presentato al Senato, il Biosecurity Modernization and Innovation Act of 2026, punta a rendere obbligatori gli accertamenti su ordini e clienti per i fornitori di sintesi genica attivi negli Stati Uniti. Secondo Josh Wentzel, senior fellow della Foundation for American Innovation, il fronte comune tra AI, biotecnologie ed esperti di sicurezza nazionale offre al Congresso un’occasione politica concreta. La misura, dice, è “bipartisan, concreta, realizzabile e non controversa”.

I controlli non bastano se l’AI corre più veloce

Il fronte della biosicurezza, però, non si ferma alla filiera della sintesi genetica. I controlli sugli ordini possono fallire. Uno studio di ricercatori Microsoft ha mostrato che strumenti di AI per la progettazione di proteine sono stati in grado di generare sequenze potenzialmente pericolose non intercettate dai software di screening delle aziende. I modelli suggerivano nuove sequenze proteiche con strutture simili a proteine già note e considerate pericolose.

Per questo alcuni firmatari chiedono che anche i laboratori di AI assumano un ruolo diretto nel controllo degli usi dei propri modelli, soprattutto quando sviluppano strumenti applicati alla biologia. “Dovrebbe essere molto difficile, se non impossibile, chiedere a un modello di aiutare qualcuno a fare qualcosa di immediatamente pericoloso” ha commentato Geoff Ralston, ex presidente di Y Combinator e partner del Safe AI Fund. Relman arriva alla stessa conclusione da un’altra prospettiva. Se lo screening può non bastare, servono più livelli di protezione. “Dato che lo screening può fallire in alcuni casi, dobbiamo prevedere altri punti di controllo. È qui che le aziende di AI dovranno fare la loro parte”.

La mossa di OpenAI sulla biodefesa

Il tema si intreccia anche con la strategia di OpenAI nel settore della biologia. Nell’aprile 2026 la società ha presentato GPT-Rosalind, un modello di ragionamento pensato per supportare ricerca biologica, scoperta di farmaci e medicina traslazionale. A maggio ha annunciato Rosalind Biodefense, un’iniziativa rivolta a sviluppatori fidati per costruire capacità di biodefesa e preparazione alle pandemie.

OpenAI descrive questa linea come un modo per rafforzare la sicurezza biologica dotando i difensori responsabili di strumenti avanzati, insieme a salvaguardie, prove e governance adeguate. Nel piano “Biodefense in the Intelligence Age”, la società sostiene che l’obiettivo è costruire un futuro biologico più resiliente, in cui le società possano individuare prima le minacce, sviluppare contromisure più rapidamente e rispondere alle crisi con maggiore coordinamento.

Commenta