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Nomine pubbliche, tremano 200 manager: Cdp, Rai e Saipem primi test

Il cambio del presidente dell’Authority dell’energia e il rinnovo dei vertici di Cdp, Rai e Saipem sono in cima al dossier nomine del nuovo corso politico in cui sia Cinque Stelle che Lega vorranno dire la loro – Ma nel mirino ci sono anche le poltrone dell’ad dell’Eni Descalzi e dell’ad delle Fs Mazzoncini.

Nomine pubbliche, tremano 200 manager: Cdp, Rai e Saipem primi test

Ammesso e non concesso che riescano a formare un governo, Cinque Stelle e Lega hanno già in agenda il ghiottissimo rinnovo di 200 poltrone di manager pubblici. Il cambio del presidente dell’Authority dell’energia elettrica, dei rifiuti e dell’acqua (Arera), già in prorogatio fino all’11 aprile, ma ancor di più i rinnovi dei vertici della Cassa Depositi e prestiti (Cdp), della Rai e della Saipem, in scadenza nelle imminenti assemblee bilancio di primavera, saranno i primi test del nuovo corso politico.  Non a caso un report di Mediobanca segnalava qualche settimana fa che “la possibilità di un nuovo governo include anche il rischio di cambi di management per le società controllate dallo Stato i cui cda sono stati nominati e confermati durante la precedente amministrazione del Pd”, uscito sconfitto dalle elezioni del 4 marzo.

Si può immaginare quanto forte sia la voglia dei Cinque Stelle e della Lega di collocare uomini di loro fiducia (una volta si sarebbe parlato di lottizzazione) nei posti più ambiti del potere pubblico, anche se spesso si tratta di società per azioni quotate in Borsa che vanno perciò trattate con grande prudenza per non danneggiare incolpevoli azionisti e risparmiatori privati.

Non è detto però che per aprile-maggio ci sia già un nuovo governo e, in assenza di un accordo politico, potrebbe toccare al Governo Gentiloni restare provvisoriamente in carica per qualche mese e rinviare le nomine pubbliche in Authority, Agenzie e società oppure congelarle oppure ancora rinnovarle dopo aver sentito i maggiori gruppi politici, come è stato fatto per un anno per i servizi segreti.

L’Authority dell’energia elettrica, rifiuti è acqua, dove è già scaduto ed è in prorogatio fino all’11 aprile il presidente Guido Bortoni, è una delle prime nomine da fare e qui è più che mai necessario un accordo largo, perchè le nomine di Arera devono essere ratificate dal Parlamento con una maggioranza qualificata.

Tra le società più in vista spiccano invece le scadenze a breve termine dei vertici della potentissima Cassa depositi e prestiti, della Rai e della Saipem ma nell’occhio del ciclone ci sono altri incarichi pubblici,  a partire dai vertici dell’Eni, da tempo nel mirino della magistratura per la vicenda delle tangenti nigeriane che è costato il rinvio a giudizio alll’ad Claudio Descalzi.

Nella Cdp vengono in scadenza alla prossima assemblea di bilancio sia il presidente Claudio Costamagna che l’ad Fabio Gallia che hanno già avuto modo di dire che, se ci saranno le condizioni per continuare il loro lavoro senza indebite interferenze politiche, sono disposti a restare, altrimenti lasceranno senza problemi. Del resto un banchiere di livello internazionale come Costamagna non avrebbe alcun problema a trovare una diversa collocazione il giorno dopo.

In Saipem, partecipata dalla stessa Cdp, le cose sono invece più complesse perchè all’assemblea del 3 maggio l’ad Stefano Cao e il presidente Paolo Colombo, oltre a fare i conti con i nuovi equilibri politici, dovranno rispondere alle pesanti accuse della Consob di “errori rilevanti” per circa 1,3 miliardi di svalutazioni nel bilancio del 2015. Accuse che sembrano poter favorire un radicale cambio della guardia.

Fortemente politico, come sempre, sarà anche il rinnovo dei vertici della Rai, dove sarà difficile per la presidente Monica Maggioni e per il direttore generale Mario Orfeo poter difendere la loro poltrona, conquistata in epoca renziana.

Ma le incognite che, allo stato, non sembrano riguardare le altre principali società pubbliche (dall’Enel a Terna, dall’Enav alle Poste Italiane e a Leonardo), i cui vertici sono stati rinnovati solo l’anno scorso, investono anche l’Eni e le Ferrovie dello Stato, le cui nomine sono sempre state contestate da Cinque Stelle e Lega che potrebbero essere tentate dal colpo di spugna.

Traballante è soprattutto la poltrona dell’ad dell’Eni Claudio Descalzi, per via della tempesta giudiziaria in cui si trova da oltre tre anni per la vicenda delle presunte tangenti nigeriane che gli sono già valse un rinvio a giudizio in un processo dall’esito incerto. Quanto alle Ferrovie dello State a Cinque Stelle e Lega non è affatto piaciuta la conferma anticipata del renziano Mazzoncini sulla poltrona di ad, motivata dal Governo Gentiloni con l’operazione di integrazione con l’Anas. Ma anche la recente disfatta delle Fs di fronte alla nevicata di quindici giorni fa, che ha fatto infuriare il ministro dei Trasporti Graziani Delrio, non gioca di certo a favore di Mazzoncini che, nel caso di nascita a breve di un nuovo Governo, rischia essere tra i primi capri espiatori.

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