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Nissan stringe la cinghia in Europa: 900 esuberi e stabilimento di Sunderland ridimensionato

Nissan accelera il piano Re:Nissan e taglia 900 posti in Europa. A Sunderland le linee produttive passano da due a una, mentre Barcellona subisce una nuova stretta logistica

Nissan stringe la cinghia in Europa: 900 esuberi e stabilimento di Sunderland ridimensionato

Nissan prosegue con il suo piano di risanamento e porta anche in Europa la cura dimagrante avviata a livello globale. Il gruppo giapponese taglierà circa 900 posti di lavoro nel continente, pari a quasi il 10% dell’organico regionale, oggi composto da circa 9.300 dipendenti. Una mossa che conferma la volontà della casa automobilistica di alleggerire la struttura, ridurre i costi fissi e adattarsi a un mercato sempre più competitivo, segnato dalla transizione elettrica, dalla pressione dei costruttori cinesi e da una domanda meno prevedibile rispetto al passato.

Il riassetto rientra nel programma Re:Nissan, il piano di rilancio varato dall’amministratore delegato Ivan Espinosa per riportare il gruppo su basi industriali e finanziarie più solide. L’obiettivo è costruire un’azienda più snella, meno complessa e capace di reagire più rapidamente ai cambiamenti del mercato. Il confronto con i dipendenti europei è già stato avviato e le prime ricadute riguarderanno soprattutto le funzioni amministrative, logistiche e commerciali.

Il colpo sugli uffici e la stretta sulla logistica

La riduzione del personale non dovrebbe concentrarsi sulla produzione diretta, almeno nella fase iniziale. Le aree più esposte sono quelle d’ufficio e di supporto, insieme ad alcune funzioni legate alla logistica di magazzino. Una parte significativa degli interventi interesserà la Spagna, dove Nissan prevede anche la chiusura parziale del deposito ricambi di Barcellona.

Il Nord Europa sarà invece coinvolto da un cambio di modello commerciale. La casa giapponese intende abbandonare progressivamente la gestione diretta delle vendite in alcuni mercati, affidandosi a importatori e partner locali. È una formula già sperimentata in Paesi come Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania, e ora destinata ad allargarsi. In sostanza, Nissan punta a presidiare i mercati con una struttura più leggera, riducendo il peso delle filiali e spostando una parte delle attività su operatori esterni.

Sunderland perde una linea, ma non gli operai

Il punto più delicato del piano europeo resta Sunderland, nel nord-est dell’Inghilterra. Lo stabilimento britannico è uno degli asset industriali più importanti di Nissan nel continente e produce modelli centrali per il marchio come Qashqai, Juke e Leaf. Proprio qui il gruppo ha comunicato l’intenzione di fondere le due linee di montaggio oggi operative, lasciandone attiva una sola.

La decisione ha un forte valore industriale, anche se Nissan ha precisato che non sono previsti tagli tra gli addetti alla produzione diretta del sito. La fabbrica conta circa 6.000 lavoratori e aveva già registrato una riduzione di 250 unità lo scorso anno. Il problema, però, è nei volumi. Sunderland lavora oggi intorno alla metà della propria capacità produttiva, un livello difficile da sostenere per un impianto di queste dimensioni.

Il ridimensionamento delle linee serve quindi ad allineare la fabbrica alla domanda effettiva, migliorare l’efficienza e recuperare redditività.

Sullo sfondo l’ipotesi Chery

La riorganizzazione di Sunderland potrebbe aprire anche uno scenario diverso. Negli ultimi giorni sono circolate indiscrezioni su un possibile utilizzo degli spazi liberati da parte di un costruttore esterno. Tra i nomi citati compaiono i gruppi cinesi Chery e Dongfeng, con particolare attenzione a Chery, proprietaria dei marchi Omoda e Jaecoo, in crescita sul mercato britannico.

Non ci sono annunci ufficiali, ma l’ipotesi avrebbe una sua logica industriale. Condividere parte della capacità produttiva permetterebbe a Nissan di migliorare la saturazione dell’impianto e ridurre il peso dei costi fissi. In altre parole, il passaggio da due linee a una sola potrebbe non essere soltanto una misura difensiva, ma anche il modo per rendere Sunderland più flessibile e appetibile per nuove collaborazioni produttive.

Resta il nodo strategico. Ridurre la capacità interna può aiutare i conti nel breve periodo, ma può anche rendere più complicato attrarre nuovi modelli dal portafoglio Nissan in futuro.

La crisi lunga del gruppo giapponese

Il riassetto europeo è solo un tassello di una ristrutturazione più ampia. Il piano globale di Nissan prevede la chiusura di sette stabilimenti tra Giappone ed estero, una riduzione complessiva della forza lavoro del 15% e circa 20.000 posti in meno. È una trasformazione profonda, che arriva dopo anni difficili per il gruppo, alle prese con perdite, calo delle quote di mercato e concorrenza sempre più aggressiva.

La vicenda di Barcellona resta emblematica. Nel 2020 Nissan aveva già deciso la chiusura dei principali impianti catalani, con circa 3.000 posti di lavoro cancellati. Oggi il nuovo intervento sul magazzino ricambi e la riorganizzazione di Sunderland confermano che il gruppo sta ridisegnando la propria presenza europea con criteri molto più selettivi.

Il prossimo passaggio arriverà con la pubblicazione dei risultati finanziari annuali, attesa entro la fine del mese. In quell’occasione Nissan dovrebbe aggiornare il mercato sull’avanzamento del piano di rilancio.

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