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Monti spezza la catena Eni-Snam Rete Gas e avvia da domani un vasto piano di liberalizzazioni

Il premier illustra alla City i piani del Governo: per le privatizzazioni non è il momento ma le liberalizzazioni partono su larga scala – Non si esclude una fusione Terna-Snam – Secondo Ft è possibile che CdP intervenga a sostegno del Monte dei Paschi – Difficoltà per Commmerz – Forse una schiarita per la Grecia – Stamani Piazza Affari apre positiva

Monti spezza la catena Eni-Snam Rete Gas e avvia da domani un vasto piano di liberalizzazioni

MONTI SPEZZA LA CATENA ENI-SNAM RETE GAS. PER L’FT “INEVITABILE” L’AIUTO DI CDP A MPS

Mario Monti annuncia per venerdì “un secondo round di misure per aumentare la crescita” e assicura: “Convincerò i mercati che Italia è solida e affidabile”. Nel corso della sua visita alla City il premier  ha anticipato la decisione di proporre, già venerdì, la separazione tra produzione e distribuzione nel settore del gas, ovvero la cessione di Snam da parte di Eni, ma ha aggiunto di non aver ancora definito la questione nei particolari. Monti ha anche detto che in tema di privatizzazioni il momento non è buono per attuarle a causa dei bassi prezzi di borsa. L’Eni avrà due anni di tempo, secondo il decreto allo studio, per scendere al 52,20%. Possibile, però, che si decida di procedere al “merger” tra Snam e Terna, già studiata da Mediobanca, che darebbe vita ad una grande società delle reti.

Anticipazione-shock del Financial Times. Secondo il quotidiano, che cita quali fonti non meglio precisati “funzionari europei” (l’Eba?) “ è quasi inevitabile che la tedesca Commerzbank ed il Monte dei Paschi di Siena non riescano a produrre progetti credibili che scongiurino la necessità di capitali in arrivo da fuori (5,3 miliardi per i tedeschi, 3,3 per la banca toscana), esponendo entrambe le banche ad “una nazionalizzazione”. Per quanto riguarda Mps viene dato per probabile l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti, vuoi in forma diretta che attraverso un sostegno alla Fondazione Mps. MontePaschi ieri ha accusato un ribasso del 2,7% .

“Prendo atto con piacere che si è preso atto dell’importanza di dotare il Fondo della potenza di fuoco necessaria per contrastare la congiuntura debole delle economie e le varie sfide regionali”. Con queste parole Christine Lagarde, direttore generale dell’Fmi, ha avallato le voci su un prossimo aumento della dotazione del Fmi: 500 miliardi freschi, da aggiungere ai 387 miliardi già a disposizione, da utilizzare nei prossimi due anni a sostegno dei Paesi europei in difficoltà.  

La notizia ha fatto da propellente al rilancio dell’euro (1,281 contro il dollaro da 1,273) e del debito sovrano. Il rendimento del Btp decennale è sceso di 8 punti base al 6,37%, lo spread con il Bund si è ridotto a 459 punti, vicino ai minimi dal 20 dicembre scorso. Intanto sui mercati prendeva consistenza un’altra voce: il governo di Atene sarebbe vicino a un accordo con gli investitori privati sulla ristrutturazione del debito.

Questo messaggio ha avuto un effetto limitato sulle piazze europee. Milano -0,31% e Parigi – 0,15% chiudono in terreno negativo. Londra +0,15% e Francoforte +0,34% sono poco sopra la parità. A frenare l’euforia ci ha pensato: a)  la revisione al ribasso del Pil tedesco 2012 (+0,7% contro la stima precedente +1%); b) il rallentamento dell’economia globale secondo la Banca Mondiale (dal 3,6 al 2,5%) a causa della recessione europea.
 
Altra musica a Wall Street e in Asia. La Borsa Usa è stata galvanizzata, oltre che dagli annunci dal Fmi, dalla performances di Bank of America  +2,5% e di JPMorgan +2% ma soprattutto da Goldman Sachs + 5% che ha chiuso il quarto trimestre 2011 con un utile per azione di 1,84 dollari, superando la previsione degli analisti. Sull’andamento degli indici (Standard &Poor’s 1,11%, Dow Jones+ 0,78%, Nasdaq +1,53 ) ha influito anche il dato sulla fiducia tra i costruttori di case salito in gennaio al massimo degli ultimi quattro anni.

Sale intanto a Tokyo l’indice Nikkei +1,12%, l’Hang Seng di Hong Kong segna +1%. I giganti asiatici, India e Cina, hanno imboccato la strada dell’espansione per limitare l’impatto della recessione europea. Pechino ha rimosso i vincoli sugli impieghi per le sue cinque banche maggiori.

New Dehli ha annunciato un poderoso piano (35 miliardi di dollari) di investimenti pubblici. Il conto lo pagheranno 17 conglomerate a maggioranza pubblica che dovranno mettere mano alle loro riserve per finanziare il New Deal voluto da Manmohan Singh, l’economista che guida il Paese che ha ridotto il tasso di crescita del Pil dal 9 al 7 per cento. 

STM GUIDA IL RALLY DEGLI “AMERICANI”. A Milano è stata la giornata di StM + 5,4% trainata dai dati di Asml, il leader europeo dei macchinari per i chip, il termometro per misurare la salute di un settore distinto da rapide accelerazioni e frenate repentine. Anche le indicazioni da Wall Street stavolta favoriscono l’ottimismo: l’indice Sox delle società dell’industria dei semiconduttori sale del 4%, massimi da luglio 2011. Texas Instruments segna +6%, Intel  +1%.
Ma la spinta principale viene dal dollaro che a gennaio ha premiato le aziende più esposte verso il mercato Usa: Stm sal del 21,7% da inizio anno, seguita da Fiat-Crhysler (+20%), Diasorin e Luxottica (entrambe sopra del 9%). 

BPM. PER MEDIOBANCA LA GOVERNANCE E’ MEGLIO DI UBI. Giornata di flessione per: Unicredit -1,2%, dopo la fiammata di martedì. In flessione anche  Banco Popolare -0,8% e MontePaschi -2,7% ormai alla vigilia del d Day dell’esame dell’Eba. Intesa è invece salita dell’1,2%. Ma ad assicurare i fuochi d’artificio è stata Bpm + 3,9% a 0,3205 euro grazie al fatto che Mediobanca, già leader del consorzio di garanzia in occasione dell’aumento, ha riavviato la copertura sul titolo con raccomandazione positiva outperform e target price a 0,40 euro.

Nel report di piazzetta Cuccia si sostiene, tra l’altro, che la banca di piazza Meda è quella che ha i multipli più bassi del settore (già in media assai depresso). Inoltre, per il team di Mediobanca “un confronto con Ubi Banca e Banco Popolare dimostra che i poteri attribuiti al management di Bpm sono molto più ampi”.

In calo le assicurazioni. Generali è scesa dell’1,9%. Fra le società coinvolte nel grande progetto di aggregazione assicurativo, Unipol è caduta del 5,2%, Milano Assicurazioni è scesa dello 0,8%, Premafin è scesa dell’1,8%. Positiva Fondiaria-Sai +1%.

S&P SI FIDA DI PIU’ DI ENI ED ENEL CHE DEL TESORO. Poco mossi i petroliferi: Eni +0,1%, Saipem  +0,4%. Le utility sono scese in linea con il calo del settore in tutta Europa, vittima di un downgrade di Nomura. Enel è scesa dell’1,3%, Enel Green Power -1,2% dopo essere stata declassata da Nomura a “reduce” da “neutral”, Atlantia ha perso il 2,2%. S&P ha intanto retrocesso il rating dell’Eni da A+ a semplice A, Invariato il voto A- per Enel. Entrambe le società hanno un giudizio migliore dell’azionista di riferimento, lo Stato italiano.

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