Oggi, martedì 30 dicembre, la Camera dei Deputati ha approvato definitivamente la Legge di Bilancio 2026 con 216 sì, 126 contrari e 3 astenuti, dopo le dichiarazioni di voto della maggioranza e dell’opposizione. La fiducia alla Camera era stata ottenuta già lunedì sera con 219 sì e 125 no, al termine di una breve discussione in Commissione che non ha lasciato spazio a modifiche, vista la terza lettura preclusa. Le opposizioni hanno duramente contestato il governo, accusandolo di trasformare il Parlamento in un “passacarte” con un dibattito “mortificato”. Con questa approvazione, la quarta manovra targata Meloni chiude un iter parlamentare durato 63 giorni al Senato, definito dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti “tortuoso ma necessario”.
Arrivata blindata a Montecitorio, quella che doveva essere una manovra capace di dare slancio all’economia italiana appare, numeri alla mano, più un esercizio di prudenza che un progetto di crescita. Le stime di crescita per il 2026, pari a +0,7%, sostenute in gran parte dalle ultime risorse del Pnrr, mostrano un quadro diverso: più che creare nuove opportunità, la manovra sembra progettata per evitare peggioramenti, mantenendo i conti pubblici in ordine senza incidere significativamente sull’economia reale. Come sottolineato dallo stesso governo, l’obiettivo principale resta tecnico: riportare il deficit sotto il 3% già nel 2025, evitando procedure Ue e “aggiustando” i calcoli sulle spese militari.
Manovra 2026: numeri in aumento, effetti concreti discutibili
Il valore complessivo degli interventi per il 2026 è di 22,3 miliardi di euro, divisi tra 7,9 miliardi di tagli fiscali e 14,4 miliardi di spese, che spaziano dalla riduzione Irpef per il ceto medio ai bonus per famiglie, dal rifinanziamento della sanità agli incentivi per imprese e giovani. Ma il bilancio dei benefici concreti resta controverso. Tagli e bonus servono più a tamponare problemi che a creare prospettive: la crescita resta debole, i cittadini si ritrovano a sostenere gran parte del peso con accise, tasse sui pacchi, rincari su tabacchi e assicurazioni, mentre i grandi conti pubblici e le banche vengono chiamati a contribuire con nuove imposte.
La manovra, insomma, conferma un ritratto già noto dell’economia italiana: un Paese che prova a navigare a vista, tra prudenza e inerzia, cercando di evitare i guai immediati senza mettere in campo strumenti davvero in grado di far ripartire la crescita. La fiducia posta dal governo e l’approvazione lampo alla Camera chiudono formalmente l’iter, ma non cancellano la sensazione che, dietro le dichiarazioni trionfalistiche, il Paese rimanga ancora fermo, in attesa di misure che lo spingano davvero avanti. Vediamo nel dettaglio le principali misure.
Riduzione Irpef e agevolazioni fiscali
La Legge di Bilancio conferma la riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% per i redditi fino a 50mila euro, con benefici massimi di 440 euro all’anno. La riduzione si estende fino a 200mila euro, ma con sterilizzazione dei vantaggi sopra questa soglia. Per i redditi fino a 33mila euro, gli incrementi contrattuali saranno tassati con una micro-aliquota del 5% dal 2024 al 2026. I premi di risultato e le forme di partecipazione agli utili d’impresa fino a 5.000 euro beneficeranno di un’imposta sostitutiva dell’1%, mentre le componenti straordinarie del salario per lavoro notturno, festivo e a turni avranno una flat tax del 15%.
Famiglia e lavoro: bonus mamme lavoratrici e congedi più lunghi
Il sostegno alle famiglie riceve circa 1,6 miliardi in più, con il bonus per le mamme lavoratrici che sale da 40 a 60 euro per chi ha un Isee fino a 40mila euro e almeno due figli, estendendosi anche a chi ha un solo figlio. Il congedo parentale facoltativo può essere richiesto fino ai 14 anni del figlio, con un’indennità pari all’80% della retribuzione per tre mesi, mentre i permessi per malattia dei figli raddoppiano da cinque a dieci giorni l’anno. La manovra prevede incentivi al lavoro femminile con promozione del part-time, decontribuzione totale per i datori di lavoro e rafforzamento dei contratti a termine. Resta da vedere quanto questi strumenti favoriranno concretamente l’occupazione femminile.
Novità Isee, Dsu e criptovalute
La manovra modifica anche l’Isee: il reddito disponibile ora include giacenze in valuta estera, criptovalute e consistenti rimesse in denaro. Vengono aggiornate anche le scale di equivalenza, con incrementi specifici per nuclei con due o più figli, per riflettere meglio la composizione familiare. La Dsu precompilata sarà resa disponibile dall’Inps, con dati provenienti da Agenzia delle Entrate, Ministero dell’Interno, Acie Anagrafe Nazionale Popolazione Residente, e dovrà essere utilizzata prioritariamente tramite Caf. Le nuove regole favoriranno circa 14mila nuclei per l’assegno di inclusione, 2.300 per il supporto formazione-lavoro, 12mila per il bonus nido, 3.200 per il bonus nuovi nati e circa 10 euro al mese per l’assegno unico.
Pensioni e previdenza: minimi più alti e adeguamento dell’età
L’aumento dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita sarà graduale: un mese in più nel 2027 e due mesi nel 2028, mentre nel 2026 i requisiti restano invariati (pensione di vecchiaia a 67 anni o anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi). Gli assegni minimi crescono di 20 euro al mese, ma vengono ridotti i fondi per l’anticipo pensionistico dei lavoratori precoci e usuranti. Sparisce Opzione Donna e non sarà più possibile utilizzare la rendita della previdenza complementare per anticipare la pensione. Per i giovani neoassunti scatterà da luglio l’adesione automatica alla previdenza complementare, con 60 giorni per comunicare eventuali rinunce. L’obbligo di versare il Tfr al fondo Inps si estende alle imprese con più di 40 dipendenti.
Prima casa e bonus ristrutturazioni: incentivi confermati
Il tetto di esclusione dall’Isee per la prima casa sale a 200mila euro nei comuni capoluogo delle aree metropolitane. Le agevolazioni edilizie sono confermate: bonus ristrutturazioni al 50% per la prima casa e al 36% per le seconde, con detrazione al 50% per mobili e grandi elettrodomestici fino a 5.000 euro. Possono accedere agli incentivi anche gli immobili condonati. Il Piano casa riceve nuove risorse, insieme a fondi per il sostegno abitativo destinati a genitori separati e caregiver familiari. La cedolare secca sugli affitti brevi resta al 21% per il primo immobile, sale al 26% per il secondo e diventa attività d’impresa dal terzo.
Sanità, imprese e incentivi
Il settore sanitario riceve 2,4 miliardi aggiuntivi nel 2026, con aumenti delle indennità per medici, infermieri e professioni sanitarie, e fino a 450 milioni annui per nuove assunzioni a tempo indeterminato. Il tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti aumenta dello 0,3%, mentre il Fondo per farmaci innovativi viene ridotto. Le imprese beneficeranno di iper-ammortamento fino al 180% per investimenti in beni strumentali Ue validi fino al 30 settembre 2028, con investimenti green pari a 237,7 milioni nel 2026, 842,6 milioni nel 2027 e 1.445,2 milioni nel 2028. Risorse aggiuntive arrivano per il credito d’imposta Zes (532 milioni) e Transizione 5.0 (1,3 miliardi), mentre la Nuova Sabatini viene rifinanziata e dal 2028 sarà introdotta una ritenuta d’acconto per le imprese dello 0,5% il primo anno e dell’1% dal 2029.
Istruzione, cultura e sostegno ai giovani
Previsti bonus libri per le scuole superiori per famiglie con Isee fino a 30mila euro e contributi fino a 1.500 euro per chi sceglie la scuola paritaria, con possibile esenzione Imu. Vengono stanziati 60 milioni per attività socio-educative e 3 milioni per il Fondo Erasmus italiano. Arriva la Carta Valore Cultura per i diciottenni diplomati entro i 19 anni, con 180 milioni annui dal 2027 da spendere in cultura, spettacoli e corsi formativi. Il taglio ai fondi per il cinema scende da 150 a 90 milioni nel 2026, mentre arrivano 60 milioni per il fondo editoria. Nessun taglio per le tv locali, mentre per la Rai il finanziamento derivante dal canone degli esercenti diminuisce di 10 milioni.
Altre novità fiscali e tributarie 2026
La quinta rottamazione delle cartelle 2020-2023 consente il pagamento fino a 9 anni con interessi al 3%. La tassa sui pacchi extra Ue colpirà i pacchi fino a 150 euro. Le accise su carburanti e tabacchi aumentano rispettivamente di 552 e 213 milioni nel 2026. La Tobin tax passa dal 2% al 4%, mentre l’aliquota sui guadagni da criptoattività sale al 33%. Sugar e Plastic Tax resteranno sterilizzate fino a fine 2026, garantendo minori entrate per 385 milioni nel primo anno.
Un emendamento chiarisce che le riserve auree detenute dalla Banca d’Italia appartengono al popolo italiano, una precisazione puramente simbolica.
Il conto finale: ministeri, banche e cittadini
Ma chi paga il conto? I ministeri subiranno tagli complessivi di 7,15 miliardi nel triennio, di cui 2,2 miliardi nel 2026, mentre la rimodulazione del Pnrr garantirà circa 5 miliardi di copertura, pari allo 0,22% del Pil. Banche e assicurazioni saranno interessate dall’aumento dell’Irap (1,2-1,3 miliardi) e da una riduzione della deducibilità sulle perdite pregresse. I cittadini contribuiranno al finanziamento della manovra attraverso le accise sui carburanti (552 milioni), il rincaro dei tabacchi (213 milioni), l’aumento dell’aliquota sulle polizze Rc auto per gli infortuni al conducente (12,5%) e la mini-stretta sugli affitti brevi, che frutterà 138 milioni dal 2027.
Ultimo aggiornamento martedì 30 dicembre 2025 alle ore 13:10