La patrimoniale sui ricchi è una vana chimera che, come l’Araba fenice, appare e scompare periodicamente dalla scena politica. Dopo la vittoria a New York del sindaco islamico-socialista Zohran Mamdami che promette più tasse per i ricchi e dopo l’acceso confronto politico in Francia sulla cosiddetta tassa Zucman era inevitabile che la patrimoniale rispuntasse anche in Italia. A riproporla, sia pure in un’improbabile chiave europea, ci ha pensato la segretaria del Pd, Elly Schlein, incurante del fatto che di solito lo spettro della patrimoniale porta voti alla destra anziché alla sinistra, che il suo predecessore Achille Occhetto abbia perso sulla patrimoniale un’elezione contro Silvio Berlusconi e che, come ammoniva il grande leader socialista Olof Palme, l’obiettivo della sinistra non è quello di combattere la ricchezza ma di combattere la povertà. “Non dobbiamo far piangere i ricchi, ma far sorridere i poveri”.
Patrimoniale: Renzi e Conte non s’accodano al teatrino
La premier Giorgia Meloni ha subito colto la palla al balzo per sbarrare la strada a ogni, anche lontana, ipotesi di patrimoniale: “Con la destra al governo non vedrà mai la luce”. In Italia, dunque, non ci sarà – almeno fino alla fine di questa legislatura e probabilmente anche dopo – nessuna patrimoniale ed ecco perché lo scontro Meloni-Schlein non è niente di più che un teatrino. Non è un caso che due ex premier del centrosinistra come Matteo Renzi e perfino Giuseppe Conte si siano subito smarcati. “La patrimoniale – ha dichiarato il leader di Italia Viva, Renzi – è l’ennesimo autogol del centrosinistra: alla Meloni che ha alzato le tasse l’opposizione chieda di abbassarle”. Gli ha fatto eco il leader dei Cinque Stelle: “Per noi la patrimoniale – ha sostenuto Conte – non è all’ordine del giorno: non bisogna distrarre i cittadini dai problemi veri”.
La patrimoniale e la Banca d’Italia
Le diseguaglianze sociali ed economiche sono anche in Italia una sfida epocale e le recenti audizioni parlamentari sulla manovra di bilancio dell’Istat, della Banca d’Italia e dell’UpB sull’irrilevanza delle correzioni dell’Irpef ai fini della riduzione delle ingiustizie sociali parlano chiaro. Ma il punto cruciale è proprio questo: non è con pannicelli caldi o con improbabili ricette come la patrimoniale che si possono realmente ridurre le diseguaglianze ma andando al cuore dei problemi e cioè incalzando il Governo ad adottare una politica economica che garantisca una maggiore crescita per poi distribuire più equamente le risorse.
Su La Stampa di sabato l’ex Direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, dopo aver smontato la reale validità e la effettiva praticabilità della patrimoniale, ricordava come la testimonianza parlamentare della nostra Banca centrale segnalasse che, a invarianza dei saldi di bilanci, una politica realmente pro-crescita è possibile. Ma occorre saper dire di no alle tante corporazioni e alle tante lobbies che promettono voti in cambio di sussidi, incentivi e spese improduttive. Crescere di più per ridurre le diseguaglianze senza inseguire il fantasma di una patrimoniale di difficile applicazione e dai risultati assai modesti per le casse dello Stato è la vera sfida che l’Italia ha davanti a sè. Tutto il resto è noia.
