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Imprese italiane e Unione Doganale Eurasiatica: opportunità non prive di sforzi

L’Unione Doganale Eurasiatica rappresenta una grande opportunità per le imprese italiane. In Russia e Bielorussia sono state create aree economiche speciali per le nostre imprese. Il Kazakistan ha grandi potenzialità e una bassa pressione fiscale. I problemi non mancano: previste difficoltà doganali e alta competizione. Ma a tutto c’è una soluzione.

Il 1° gennaio del 2010 è stata fondata l’Unione Doganale Eurasiatica da parte di Russia, Bielorussia e Kazakistan. Nel 2012 l’Unione Doganale è stata dichiarata Spazio Economico Comune ed entro il 2015 essa diventerà ufficialmente l’Unione Economica Eurasiatica. Il 2020 dovrebbe poi rappresentare l’anno di completamento dell’Unione attraverso l’armonizzazione delle leggi nazionali dei tre Paesi in ambito bancario, assicurativo e societario. I tre Paesi rappresentano il 13,4% delle terre emerse e il 2% della popolazione mondiale. A oggi il PIL dell’Unione è di circa 2.000 miliardi di dollari e l’interscambio della zona nel 2012 è stato di $1.000 miliardi. L’Unione Doganale è anche probabilmente destinata ad allargarsi se verranno portati avanti i dialoghi con Paesi quali Armenia, Kirghizistan, Tagikistan e naturalmente Ucraina.

L’Italia è il secondo partner commerciale dell’Unione Doganale, il primo è la Germania. Nel 2013 sono stati esportati beni e servizi italiani verso l’Unione Doganale per oltre 10 miliardi di dollari e sono stati importati prodotti per circa 20 miliardi di dollari. Nell’Unione Doganale giungono il 5,5% della moda italiana, il 4,4% dei macchinari, il 4,3% dell’arredamento e il 3,7% dei macchinari elettrici prodotti nel nostro Paese.



Le opportunità per le imprese italiane rispetto alla creazione dell’Unione Doganale sono state al centro del convegno tenutosi lo scorso 5 febbraio a Palazzo Bonin-Longare a Vicenza. Il convegno è stato organizzato dalle Confindustria di Vicenza, Treviso e Padova e ha visto la partecipazione di alcuni rappresentanti di Finest, SACE, Banca Popolare di Vicenza, IC&Partners Group e Zeno Poggi Consulenze Srl.

L’incontro ha visto susseguirsi una serie di interventi dei vari espositori su quelle che possono essere le possibilità dell’export italiano nell’Unione Doganale, soprattutto in vista del fatto che i tre paesi racchiudono al loro interno oltre 170 milioni di potenziali consumatori.

Tra i vari interventi, merita di essere menzionato quello del Dott. Alessandro Morelli (Finest SpA) che ha presentato alla sala “Bridge to Russia”: un’iniziativa rivolta alle imprese del Nordest al fine di facilitare il loro ingresso in Russia, appunto, un “ponte per la Russia”. Il progetto, la cui sede è a Mosca, è già attivo e opera sul fronte degli investimenti e dell’export fornendo alle imprese assistenza finanziaria, formativa e istituzionale. “Bridge to Russia” prevede la collaborazione di istituzioni nazionali presenti sia in Italia sia in Russia che offrono le loro competenze alle imprese italiane che vogliono provare a inserirsi nel complesso mercato russo.

All’intervento del Dott. Morelli ha fatto seguito quello della Dott.ssa Elena Khromova rappresentate dell’Ufficio a Mosca della Banca Popolare di Vicenza. La Khromova ha esposto le molteplici possibilità di investimento nei tre Paesi dell’Unione Doganale. Per la Russia, la Dott.ssa ha ricordato come nella Federazione siano presenti 28 Zone Economiche Speciali (ZES) che possono costituire un importante punto di accesso delle imprese italiane nel mercato russo. Le ZES, infatti, offrono alle imprese italiane che decidono di investire in Russia costi ragionevoli, tutela del diritto di proprietà, significativi sgravi fiscali e assistenza burocratica. I settori che poi offrono maggiori possibilità di successo agli imprenditori italiani sono: l’abbigliamento, l’arredamento, i prodotti medicali, le imbarcazioni, gli armamenti militari e i macchinari vari. Per quel che riguarda, invece, il Kazakistan, la Khromova ha espresso come ci siano almeno tre ragioni per investire nel Paese. Anzitutto, il Paese ha un alto potenziale di sviluppo abbinato a un livello competitivo molto basso; in secondo luogo, la pressione fiscale è inferiore  rispetto a quella degli altri Paesi dell’Unione Doganale (l’IVA in Kazakistan è al 12%, laddove in Russia e in Bielorussia è, rispettivamente, del 18% e del 20%). Infine, nel Paese del mar Caspio è molto diffusa la cultura degli approcci informali, un fattore che, dunque, lo accomuna al modo di fare business in Italia. Anche per la Bielorussia sono emerse importanti occasioni di sviluppo per le imprese italiane. La LT Consulting ha infatti aperto una branch – una filiale – nel Paese (la LT Consulting Bielorussia) e avviato un progetto pilota che ha portato alla realizzazione di aree economiche speciali dedicate alle aziende italiane nella regione di Brest. Gli investimenti che vengono maggiormente accolti riguardano la comunicazione, il settore alimentare, i prodotti in pelle, i prodotti medici e i macchinari.

Un chiarimento rilevante sulle conseguenze che l’Unione Doganale avrà sia sui Paesi coinvolti nell’Accordo sia sui partners commerciali (quindi anche sull’Italia) è stato introdotto dal Dott. Antonio Muratore, di IC&Partners Russia, che ha parlato delle modifiche alle certificazioni per le importazioni di merce all’interno dell’Unione Doganale. Il 15 marzo del 2015 le certificazioni dei singoli paesi verranno abrogate e sostituite dalla Certificazione dell’Unione Doganale basata sui Regolamenti Tecnici dell’Unione Doganale. Sarà una certificazione unica e valida in tutti e tre i Paesi che porta con sé l’armonizzazione di determinati standard (sul produttore, sulle dogane, sugli enti di certificazioni, etc.). Tuttavia, quella che sembra essere la modifica più significativa, alla quale le imprese straniere che esportano nell’Unione Doganale dovranno prestare attenzione, riguarda la certificazione in serie. Per quegli esportatori che vorranno certificare in serie i loro prodotti (facendo così valere la documentazione per 5 anni senza necessità di rinnovarla ogni qualvolta la merce entri in un Paese dell’Unione), si renderà necessaria la dichiarazione di responsabilità rispetto alla merce venduta da parte di un Rappresentante del produttore straniero. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il Rappresentante del produttore straniero non potrà essere un responsabile interno all’impresa ma dovrà necessariamente essere una persona registrata sul territorio di uno Stato membro dell’Unione Doganale. Si pone, dunque, una difficoltà per le imprese che esporteranno nell’Unione: trovare un rappresentante russo, kazako o bielorusso disposto a fare da garante per ottenere la certificazione in serie.

In conclusione, le imprese italiane che vogliono investire o fare export nei Paesi dell’Unione Doganale Eurasiatica possono usufruire di diverse agevolazione e opportunità di crescita. Quello che però esse non devono dimenticare è che l’Unione Doganale include al suo interno tre Paesi che concepiscono in modo molto serio il tema dei controlli doganali e che, in generale, l’Unione Doganale non è un’area semplice in cui operare. Le soluzioni per far fronte a questa complessità esistono e includono: l’assistenza da parte di istituzioni nazionali in ambito non domestico (per esempio, il progetto “Bridge to Russia” di Finest), l’evitare di stipulare accordi di esclusiva e, naturalmente, imparare almeno il russo per poterlo utilizzare come lingua veicolare in Bielorussia e Kazakistan.

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