Nel diciottesimo giorno di guerra in Medio Oriente, Israele colpisce ancora nel cuore del regime iraniano. Nei raid notturni su Teheran sono stati eliminati il potente segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, e il comandante delle forze Basij, Gholamreza Soleimani. A confermarlo è il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, anche se l’Iran non ha ancora confermato ufficialmente le loro morti. Katz ha aggiunto che le operazioni continueranno per colpire altri leader del regime, con l’obiettivo di indebolire l’apparato di comando iraniano.
La crisi ha provocato anche dimissioni di rilievo: Joe Kent, capo del centro per l’antiterrorismo Usa, ha lasciato l’incarico, denunciando di non poter sostenere “in buona coscienza” la guerra e definendo il conflitto “una pressione di Israele e della sua lobby americana” più che una minaccia imminente.
Nel frattempo, Mojtaba Khamenei, nuova guida suprema dell’Iran, ha respinto ogni proposta di cessate il fuoco, dichiarando che “non è il momento giusto per la pace” e ribadendo l’obiettivo di sconfiggere Israele e gli Stati Uniti in una campagna che, secondo fonti iraniane, richiede una risposta forte e continuata. L’ambasciatore iraniano a Mosca, Kazem Jalali, ha inoltre smentito le notizie secondo cui Khamenei si troverebbe in Russia per cure mediche, definendo tali voci come “guerra psicologica” diretta a seminare panico nella popolazione.
Chi sono Larijani e Soleimani, figure chiave del regime
Ali Larijani, nato nel 1958 a Najaf e appartenente a una delle famiglie religiose più influenti dell’Iran sciita, era segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale e considerato il coordinatore di fatto delle decisioni strategiche della Repubblica Islamica. Filosofo di formazione, Larijani aveva ricoperto ruoli di primo piano: presidente del Parlamento per tre mandati consecutivi, negoziatore sul dossier nucleare e dirigente della televisione di Stato. Conservatore pragmatico, era noto per la capacità di mediare tra le correnti politiche interne, pur restando vicino alla linea della Guida Suprema. La sua influenza è cresciuta dopo la morte dell’ex Guida Suprema a fine febbraio, che aveva già modificato gli equilibri interni del regime, e negli ultimi mesi era considerato uno dei principali responsabili della strategia militare e politica dell’Iran.
Gholamreza Soleimani, nato nel 1964, era comandante delle forze Basij, milizia volontaria parte dei Guardiani della Rivoluzione, nota per la repressione delle proteste interne e il coordinamento con milizie alleate nella regione. Sotto la sua guida, le unità Basij hanno gestito le operazioni contro le recenti proteste antigovernative e Soleimani era inserito nelle liste di sanzioni internazionali per il ruolo nelle violenze interne e nelle attività militari regionali.
Dopo l’annuncio israeliano, Teheran ha diffuso un messaggio attribuito a Larijani, che omaggia i marinai caduti e definisce il loro sacrificio “fondamento della lotta contro gli oppressori internazionali”. Il testo non chiarisce se fosse vivo al momento della redazione, lasciando aperta una narrativa propagandistica alternativa.
Attacchi simultanei in Libano, Iraq e nel Golfo
I raid non si sono limitati a Teheran. La notte scorsa le sirene antiaeree hanno risuonato in Israele, da Tel Aviv a Gerusalemme, dopo il lancio di missili balistici dall’Iran. L’esercito israeliano ha intercettato i vettori, ma i frammenti caduti hanno evidenziato l’aumento della capacità offensiva di Teheran.
Esplosioni e allarmi missilistici sono stati registrati anche a Dubai e Doha: le autorità hanno intercettato i vettori nemici e temporaneamente chiuso lo spazio aereo. Nel Golfo, una petroliera al largo di Fujairah ha riportato lievi danni per frammenti di missile. Lo Stretto di Hormuz resta sotto stretto controllo iraniano, aggravando la crisi energetica globale.
A Baghdad un drone ha colpito un hotel frequentato da diplomatici e personale militare, mentre le autorità iraniane hanno sequestrato centinaia di terminali Starlink inviati dall’estero, definendo l’uso di connessioni satellitari non autorizzate un reato punibile in tempo di guerra.
Nel Libano, le Forze di Difesa Israeliane hanno bombardato tre quartieri a sud di Beirut, inclusi Dahiyeh e altre zone densamente abitate, scatenando critiche internazionali per gli effetti sulle popolazioni civili. Il premier israeliano Netanyahu ha incaricato Ron Dermer di negoziare con il Libano, ma l’accordo è vincolato allo smantellamento di Hezbollah. L’arresto in Kuwait di persone sospettate di legami con Hezbollah mostra come i Paesi del Golfo siano sempre più coinvolti nella crisi.
Comunità internazionale in allerta
La comunità internazionale osserva con crescente apprensione: Parigi ha convocato un nuovo consiglio di difesa per confrontarsi sulla crisi, Giappone e Stati Uniti hanno rafforzato i canali di comunicazione per garantire la sicurezza delle rotte energetiche nello Stretto di Hormuz, mentre l’Europa mantiene una posizione di non intervento diretto. Anche il Canada ha dichiarato di non voler partecipare alle operazioni offensive.
Le Nazioni Unite avvertono che circa 45 milioni di persone potrebbero affrontare livelli di fame acuta se la guerra non si fermerà entro metà anno, aggravata dai tagli ai finanziamenti del Pam e dal quasi-blocco dello Stretto di Hormuz. I civili iraniani stanno pagando un prezzo altissimo: scuole e ospedali danneggiati, repressione delle proteste e attacchi alle infrastrutture sanitarie. Inoltre, gruppi informatici legati al regime iraniano minacciano chi diffonde informazioni strategiche online, aumentando la tensione digitale.
Ultimo aggiornamento martedì 17 marzo 2026 alle ore 16:57
