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Fed e Bce: improbabili cambiamenti di rotta dopo gli attentati di Parigi

La strage di Parigi non farà cambiare rotta a Fed e Bce che marceranno in direzioni opposte, ma l’incognita riguarda l’entità e la velocità delle loro mosse e dei loro riflessi sul rapporto tra dollaro ed euro – Presumibilmente la Fed alzerà i tassi a dicembre tenendosi le mani libere per il 2016, mentre la Bce rafforzerà il Qe ma verosimilmente a tappe.

Fed e Bce: improbabili cambiamenti di rotta dopo gli attentati di Parigi

Ci sono alcune giornate in cui scrivere di mercato sembra incredibilmente vuoto e sterile: oggi ovviamente è uno di quei giorni. Ad aggiungere cinismo a tristezza c’è la realtà che racconta di come l’ esercizio del week end per tutte le grandi banche sia stato quello di interrogarsi sull’eventuale impatto sui mercati dei tragici accadimenti di Parigi.

Nulla di sorprendente o nulla di male in se, rimane un aspetto, magari fastidioso ma inevitabile, del mondo finanziario professionale. Cercare di tradurre in aspettative di prezzi gli accadimenti, le notizie e i dati: qui il grande tema sul tavolo è se la tragedia di Parigi potrà avere ripercussioni non tanto dal punto di vista macroeconomico, quanto sulle mosse delle Banche Centrali: con la speranza che da qui non si inneschi un climax di tensione geopolitica la risposta dovrebbe essere no; i percorsi di Fed e Bce per il prossimo futuro sembrano abbastanza segnati.

Segnata appare anche la divergenza di questi percorsi che puntano in direzioni nettamente opposte come sintetizzato dal movimento Euro Dollaro dell’ultimo mese ( da 1.15 all’attuale 1.07 ): il grande punto di domanda rimane sull’entità e sulla velocità che seguiranno rispettivamente Fed e Bce nei loro percorsi e qui il discorso si fa più complicato perché sale la correlazione: dati forti in America che aprono la porta ad una Fed molto “hawkish” potrebbero concedere a Draghi più tempo alla luce di un dollaro che rimarrebbe verosimilmente molto forte: al contrario Bce che sorprendesse superando aspettative che sono già molto alte produrrebbe verosimilmente un deprezzamento dell’euro che a loro volta potrebbero suggerire un atteggiamento più attendista per la Yellen.

E quindi? La realtà è che la crescita mondiale continua a far fatica e che senza stimoli di carattere eccezionale difficilmente l’Europa può evitare la trappola deflazionistica; guardando le cose un po’ dall’alto e dimenticandosi per un attimo del posizionamento tattico, lo scenario centrale rimane quello di una Fed che a dicembre inizi il percorso di normalizzazione sui tassi tenendosi le mani libere sul passo da tenere nel 2016 ; contestualmente Draghi ha aperto la porta ad un salto qualitativo e quantitativo del Qe europeo: dimensione, durata, mix e tassi sono tutte componenti che difficilmente verranno mosse all’unisono ma più probabilmente verranno diluite in più riprese temporali, idealmente andando a “ammortizzare” i passi della Federal Reserve nel 2016.

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