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Etichetta UE sui rischi del vino: per il nutrizionista è questione di responsabilità individuale, informare non è mai sbagliato

Stefano Filipponi, nutrizionista presso il reparto di Endocrinologia dell’ospedale Cisanello di Pisa. interviene nel dibattito sulle etichette UE. Non è un divieto ma una informazione che responsabilizza il consumatore per un uso consapevole del vino, così come avvenuto per le sigarette.

Etichetta UE sui rischi del vino: per il nutrizionista è questione di responsabilità individuale, informare non è mai sbagliato

L’inizio del 2023 porta con sé un aggiornamento delle linee guida alimentari a livello europeo. Da fine gennaio, infatti, entreranno in commercio alcuni derivati alimentari a base di insetti e in più si discute sull’aggiornamento delle etichette sulle bottiglie di alcolici. All’economia italiana interessa particolarmente questo secondo punto, in quanto l’Italia è il massimo esponente di vino al mondo con un fatturato di miliardi di euro l’anno, e si pensa che la nuova aggiunta in etichetta possa destabilizzare questo mercato. Cosa sappiamo attualmente sulla componente alcolica? Sappiamo che un consumo eccessivo di alcolici, tra cui il vino, è un fattore di rischio certificato per diverse patologie che interessano nello specifico patologie epatiche o il cervello ma anche a livello sistemico dove la correlazione con un consumo aumentato è direttamente proporzionale all’aumento della casistica tumorale (esofago, fegato, seno e colon-retto). La critica deriva dal fatto che l’Irlanda si è resa virtuosa per aver proposto di inserire in etichetta di alcolici e superalcolici l’indicazione di attenzione ai rischi che il consumo di alcol apporta, specificando di eliminare il consumo soprattutto in gravidanza. Per fare un esempio pratico, verrebbero applicate le stesse linee guida che vediamo sui pacchetti di sigarette, ma senza le immagini.

Il pericolo è dietro l’angolo di chi eccede nei consumi, occorre consapevolezza

Da diversi anni ormai sui pacchetti di sigarette frasi o raccomandazioni riguardo la pericolosità del fumo, ma ad essere sinceri oggi si fuma meno per il costo che il tabacco e le sigarette hanno raggiunto, non perché ci sono più informazioni sul pacchetto. Informare il consumatore non è mai sbagliato, nemmeno in questo caso.

Apporre informazioni aggiuntive o meno in etichetta è puramente una questione politica. Chi abusa nel consumare alcolici continuerà a farlo, chi li beve saltuariamente non cambierà abitudini. Aggiornare le etichette sui rischi che l’alcol ha non lo trasforma in un divieto di vendita/acquisto del prodotto, ma in una vendita/acquisto più consapevole. Del resto, non sono i produttori o gli stati a decidere come classificare gli alcolici. Le indicazioni arrivano direttamente dall’ OMS che classifica l’alcol come cancerogeno nella stessa classe con benzene e amianto (A1). Su un soggetto femminile che consuma regolarmente uno o due unità alcoliche giornaliere, quelle che vengono consentite attualmente dalle stesse linee guida, aumentano fino al 27% la possibilità di insorgenza di tumore al seno.

L’OMS classifica l’alcool come cancerogeno

E chi decantava i benefici del vino? Veniamo da un tipo di cultura rurale, il dopo guerra ha inciso molto sul nostro modo di pensare e di mangiare, e molte credenze sono dure a morire. La storia che ci raccontano sul resveratrolo, un fenolo associato a un buon funzionamento cardiovascolare, non può essere correlata al vino, in quanto la quantità necessaria per avere un effetto benefico sull’organismo sarebbe da ritrovare in centinaia di litri da dover consumare giornalmente, e questo sarebbe decisamente una pratica che qualunque medico sconsiglierebbe. Il resveratrolo si può ritrovare anche in mirtilli, lamponi, gelsi, arachidi e soprattutto nella buccia dell’uva, e da qui l’associazione con il vino, dimenticando che però il vino non si fa con il mosto (bucce) bensì con il succo. Quindi quale dose alcolica potremmo assumere senza conseguenze? La risposta a questa domanda la sappiamo da tempo, e ovviamente la risposta è zero.

L’uso di vino aumenta i fattori di rischio, serve responsabilizzare il compratore

Qualsiasi dose consumata nell’arco della vita di una persona causa l’aumento dei fattori di rischio. Questo lo sappiamo e lo accettiamo quando ci concediamo un bicchiere di birra o di vino per le feste, in compagnia, per una ricorrenza o semplicemente per piacere. Aggiungere questa informazione in etichetta può solo responsabilizzare il compratore, che continuerà ad accettare quel rischio al momento dell’acquisto. Niente di più. Davvero l’Italia rischia qualcosa in termini fatturato per un calo nell’export? A questa risposta può rispondere solamente il mercato, ma considerando che il trend di acquisti di prodotti italiani in Italia e all’estero è in aumento non credo che dovremmo preoccuparci. Ricordo, inoltre, che i danni causati dall’alcol non sono solo diretti a chi lo consuma, ma ci sono anche i danni indiretti o secondari che riguardano gli incidenti stradali, che hanno diretta correlazione con un abuso di alcol soprattutto fra i giovani.

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