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Elezioni regionali Toscana 2025: Giani cerca il bis con il campo largo, il centrodestra insegue la sua prima volta con Tomasi

Elezioni regionali Toscana 2025: il governatore uscente Giani cerca la riconferma con un campo largo che però va diviso nelle piazze. Il centrodestra compatto insegue la sua prima volta con Tomasi. Ma i conti si faranno a fine novembre, quando Puglia, Campania e Veneto andranno al voto

Elezioni regionali Toscana 2025: Giani cerca il bis con il campo largo, il centrodestra insegue la sua prima volta con Tomasi

Toscana al voto, ci siamo. Ma i conti, in casa dem, si faranno alla fine di novembre, quando la tornata elettorale dedicata alle Regionali 2025 si chiuderà con il rinnovo dei governatori di Puglia, Campania e Veneto. Per ora, incassata già la doppia sconfitta nelle Marche e in Calabria dove le liste di FdI e Forza Italia sono state premiate dai numeri e dalla riconferma dei propri candidati, gli occhi del centrosinistra (e le attese del centrodestra) sono puntati sulla Toscana, terra storicamente di tradizione rossa: il 12 e 13 ottobre più di 3 milioni di elettori sono chiamati alle urne per il rinnovo del Consiglio regionale e del governatore. A sfidare Eugenio Giani, presidente uscente e candidato del campo largo fortemente sostenuto da Matteo Renzi, è il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi in quota centrodestra. In corsa anche Antonella Bundu per Toscana Rossa.

Regionali Toscana: il campo largo e le piazze divise

Risultato ritenuto scontato? Guai a sedersi sugli allori di una vittoria già acquisita, è stato ampiamente ribadito dalla segreteria regionale del Pd, il peggior avversario del centrosinistra “non è la destra ma l’astensionismo, con le persone che sono deluse, lontane dalla politica e non ci credono più”.

Le continue divisioni interne al campo largo, nonostante le successive prove di disgelo, di sicuro non giovano alla causa. E neanche lo “spezzatino” delle piazze. A tenere banco nelle ultime ore sono state proprio le tante iniziative elettorali, autonome le une rispetto alle altre, organizzate dalle forze politiche che sostengono Giani per la chiusura della campagna: singoli comizi, anche concomitanti, hanno costretto il presidente a correre da un punto all’altro del territorio – ben 11 luoghi differenti, l’ha detto lui – per presenziare sul palco di ciascuno e chiudere, senza dimenticare nessuno, questo tour elettorale.

Sarà pur vero, come ha voluto sottolineare lo stesso governatore, che “siamo 4 navi”, come 4 liste, “che vanno a pescare consensi il più possibile” e che alla fine quel che conta è la “figura di sintesi”, capace cioè di “mediare” tra le varie anime della coalizione “con accortezza, resilienza e riformismo del fare”, ma giovedì la notizia dell’esclusione di Giani dal palco fiorentino organizzato dal M5S – con Giuseppe Conte protagonista – aveva creato particolare irritazione tra i democratici toscani (e non solo). Onde evitare che la polemica divampasse, la mediazione della leader del Pd, Elly Schlein, ha fatto sì che si trovasse un accordo a metà strada: Giani e Conte si sono stretti la mano non già dal palco 5 Stelle di Firenze ma durante un evento a Scandicci. Di più: Giani ha perfino annunciato – senza dirlo apertis verbis ma lasciandolo intendere – il futuro ingresso dei pentastellati nella giunta regionale che verrà. Conte, dal canto suo, ha dichiarato di essere “con la massima convinzione nella coalizione”. Disgelo, lo si diceva.

Regionali Toscana: il centrodestra ci prova

A fare da contraltare, l’ormai consueta e studiata compattezza d’immagine del centrodestra che insegue la sua prima volta in Toscana nella convinzione – o semplice speranza che sia – che i flussi di voto provenienti dal centro possano premiarlo (complici alcuni cambi di casacca da Iv a FI avvenuti nelle ultime ore) e che proprio a Conte torna provocatoriamente a chiedere: “Ma sull’aeroporto” di Firenze, “sull’alta velocità e anche sull’inceneritore il campo largo è unito o diviso?”. E rivolto a Giani, con l’accusa di farsi dettare la linea da Conte: “Siete davvero convinti di voler firmare un patto per reintrodurre il Reddito di cittadinanza“, cavallo di battaglia dei 5 Stelle?

Il botta e risposta pre-elettorale si anima mentre al comizio finale per Tomasi, a Firenze, si materializza l’iconografia di rito con Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini plasticamente uniti (a dispetto delle tensioni stratificate tra la premier e il leader della Lega): “Noi siamo un’alleanza politica, non siamo una coalizione elettorale”, insiste a dire il ministro degli Esteri mentre nelle strade della città si levano le proteste contro il Governo organizzate da Pro Pal, Usb e Potere al Popolo nel giorno in cui Israele firma la tregua a Gaza dopo oltre 730 giorni di guerra. La replica di Meloni (invitata lunedì prossimo in Egitto alla cerimonia per la firma di pace) arriva immediata con un paragone che diventa titolo per i media: “La sinistra italiana è più fondamentalista di Hamas. La pace non la fanno Maurizio Landini, Francesca Albanese o Greta Thunberg“.

Regionali 2025: occhi su Veneto, Puglia e Campania

Sullo sfondo, si staglia già la puntata successiva – e infine decisiva per il pallottoliere – di questa sfida elettorale: il triplo match di fine novembre, capace di delineare contorni e sostanza di vincitori e vinti. A tal proposito, intesa raggiunta nel centrodestra sui nomi dei candidati di Puglia (l’imprenditore e civico Luigi Lobuono), Campania (il meloniano Edmondo Cirielli) e Veneto (il leghista Alberto Stefani). Accordo anche tra Salvini e Meloni, una sorta di postilla necessaria sul 2028, per quel che riguarda la Lombardia oggi governata dal leghista Attilio Fontana, con FdI che potrà rivendicare il candidato presidente se dimostrerà di avere maggiore peso elettorale nella regione (e giù base leghista infuriata).

Regionali Toscana: i conti in casa dem a fine novembre

Come andrà a finire? Usando ripetutamente lo slogan “facciamo la rivoluzione”, in Toscana il centrodestra punta a eguagliare il 40% ottenuto da Altero Matteoli nel 2000 e Susanna Ceccardi nel 2020. Nel centrosinistra, invece, giovedì sera è toccato al presidente dem, Stefano Bonaccini, abbozzare una difesa di Schlein in risposta a chi si agita e insiste sul calcolo delle “partite vinte o perse”: i conti, ha ribadito, si faranno a fine novembre. “Non sono Otelma, ma ho l’impressione che quando faremo i conti, da un anno all’altro, ci troveremo con più regioni in un anno governate dal centrosinistra, superando in attivo quella che era la condizione di partenza. Certo, la Toscana ha una responsabilità: potrebbe far partire la rivincita, la riscossa in questa ultima tornata di quattro regioni al voto”.

Regionali Toscana: quando si vota. C’è anche il ballottaggio

Quel che è certo è che si voterà domenica 12 ottobre dalle ore 7 alle 23 e lunedì 13 ottobre dalle ore 7 alle 15. L’eventuale turno di ballottaggio, qualora nessun candidato superasse la soglia del 40% dei consensi, si terrà domenica 26 e lunedì 27 ottobre, sempre con doppia giornata di voto. La legge elettorale Toscana prevede, infatti, che il candidato che supera il 40% delle preferenze venga eletto presidente senza ballottaggio. Ammesso anche il voto disgiunto, ovvero la possibilità di votare per un candidato e per una lista non collegata. Con la stessa scheda si elegge anche il Consiglio regionale.

Regionali Toscana: l’incognita astensione

A pesare, tuttavia, è l’incognita della partecipazione al voto. Dal 1970, anno di istituzione delle Regioni, l’affluenza alle urne alle Regionali è passata dal 95,9% al 48,28% delle elezioni del 2015, il dato più basso in assoluto e la prima volta con meno della metà degli elettori, per poi risalire al 62,6% nella tornata 2020. Un tema su cui si è posata la riflessione del governatore uscente e che venerdì sera ha fatto dire a Salvini: “Se in Toscana metà dei fiorentini e dei pisani starà a casa, conterà di più lo zoccolo duro della sinistra”.

Riforma elettorale: a cosa puntano Meloni & co.

Sullo sfondo procedono i confronti sulla legge elettorale. FdI spinge per l’abolizione dei collegi, perché “aumentano il rischio di instabilità, chiunque vinca”. Pare che anche la Lega si sia convinta di questa soluzione. Si punta a un proporzionale secco, ha spiegato Tajani ai suoi. Un obiettivo è il ritorno delle preferenze, anche se c’è chi spinge per avere almeno il capolista bloccato, e si discute sulla soglia di sbarramento (1% o 3%). L’unica certezza è che sarà indicato il nome del candidato premier sulla scheda. Di fatto, un premierato, in attesa di una riforma costituzionale che procede molto a rilento.

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