Condividi

Gaza, via libera del Governo di Israele: scatta la tregua. Festa nelle città e nella Striscia. Ostaggi liberi entro martedì

Pace a Gaza dopo 735 giorni di guerra: ok all’accordo dal governo israeliano (nonostante i falchi di estrema destra), sì al cessate il fuoco all’interno della Striscia. Trump atteso in Israele, poi in Egitto. Il nodo della ricostruzione e il ruolo dei Paesi arabi ma anche dell’Europa. Quale futuro per la causa palestinese, Mattarella: “Pace vera solo con due popoli, due Stati”

Gaza, via libera del Governo di Israele: scatta la tregua. Festa nelle città e nella Striscia. Ostaggi liberi entro martedì

Pace a Gaza dopo 735 giorni di guerra: con la ratifica, nella notte, dell’accordo da parte del governo israeliano, è finalmente entrato in vigore il cessate il fuoco all’interno della Striscia. Festa nelle città. La tregua sarà monitorata da una task force congiunta composta da 200 soldati Usa e militari da Egitto, Qatar, Turchia e forse Emirati arabi. “Lunedì o martedì” la liberazione dei 20 ostaggi vivi in cambio di 1.950 prigionieri palestinesi, tra cui però non ci sarà Marwan Barghouti, l’ex leader di Fatah, detenuto nelle prigioni israeliane con una condanna a cinque ergastoli.

Donald Trump esulta: “Abbiamo fermato la guerra, sarà una pace duratura”. Il leader Usa è atteso per domenica in Israele, poi in Egitto per la firma ufficiale. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu: “Ora dategli il Nobel per la Pace”.

Prima del voto sull’accordo, infatti, Netanyahu, accusato di aver prolungato il conflitto per scopi politici, ha ringraziato Trump per aver contribuito a negoziare l’accordo. Il leader di Hamas a Gaza, in esilio, Khalil Al-Hayya, ha dichiarato di aver ricevuto garanzie dagli Stati Uniti e dai mediatori sulla fine della guerra.

Gaza tregua: le reazioni in Ue, anche Meloni in Egitto

L’accordo “è una straordinaria notizia che apre la strada al cessate il fuoco a Gaza, al rilascio di tutti gli ostaggi e al ritiro delle forze israeliane su linee concordate”, ha commentato la premier Giorgia Meloni, che ringrazia Trump. La firma “è l’occasione per una pace duratura”, ha detto Ursula von der Leyen. Emmanuel Macron ha rilanciato sui due Stati: “Insediamenti israeliani una minaccia esistenziale per la Palestina”. Meloni – secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani – è tra gli invitati in Egitto, lunedì con Trump, alla cerimonia dedicata alla firma della pace.

Gaza tregua: come ha votato il governo Netanyahu

L’approvazione è arrivata nonostante le forti obiezioni dei partner della coalizione di estrema destra del premier. Lo ha annunciato l’ufficio di Netanyahu senza fornire il conteggio dei voti. Il Times of Israel afferma comunque che l’accordo ha incontrato l’opposizione del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, del ministro del Negev, della Galilea e della Resilienza nazionale Yitzhak Wasserlauf e del ministro del Patrimonio Amichay Eliyahu del partito di estrema destra Otzma Yehudit.

Anche il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro degli Insediamenti e dei Progetti Nazionali Orit Strock del partito Sionismo Religioso hanno votato contro l’accordo, mentre il ministro dell’Immigrazione Ofir Sofer, anch’egli membro del partito, ha votato a favore. Rivolgendosi al governo, Netanyahu ha affermato che Israele “sta per ottenere” il ritorno dei suoi ostaggi. “Abbiamo combattuto in questi due anni per raggiungere i nostri obiettivi di guerra”, ha proseguito, palando in inglese, insieme ai principali collaboratori della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner.

Gaza, i prossimi passi: cosa succede ora

Il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza dovrebbe entrare in vigore da domani mattina, “entro 24 ore” dall’approvazione dell’accordo da parte del governo israeliano. Una volta in vigore la tregua, tutti gli ostaggi israeliani, 48 tra vivi e morti, dovrebbero essere rilasciati entro 72 ore. Si ritiene che 20 di loro siano ancora in vita. Per Israele, questo potrebbe avvenire domenica o lunedì.

In cambio, una volta consegnati tutti gli ostaggi, Israele libererà 250 prigionieri palestinesi condannati all’ergastolo e 1.700 abitanti di Gaza detenuti dopo il tragico attacco del 7 ottobre 2023 (Israele però ha messo il veto su Marwan Barghouti e Ahmad Saadat. Saranno restituiti anche i corpi di 360 miliziani di Hamas, ma non quelli dei fratelli Yahya e Mohammed Sinwar); l’esercito (Idf) si ritirerà entro 24 ore lungo la linea concordata; secondo Hamas anche questo passaggio avverrà domani. Gli aiuti umanitari in entrata a Gaza aumenteranno fino a 600 camion al giorno, secondo entrambe le parti.

Onu: via libera da Israele a 170 mila tonnellate di aiuti a Gaza

Le Nazioni Unite hanno ottenuto l’autorizzazione dalle autorità israeliane per 170 mila tonnellate di aiuti alimentari e sanitari destinati alla popolazione di Gaza, oltre a materiali per rifugi e aiuti essenziali già presenti nella catena logistica. Lo ha dichiarato il portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric, nel corso dell’incontro con i media internazionali. “Queste forniture – ha aggiunto – si trovano attualmente nella regione, principalmente in Israele, ma anche in Cisgiordania, Giordania, Egitto e Cipro, e sono pronte per essere inviate a Gaza, mentre i partner presentano ulteriori richieste di approvazione per nuovi carichi”.

Gaza: la ricostruzione e il ruolo dei Paesi arabi

L’Egitto, dunque, si prepara ad ospitare una conferenza sul futuro della causa palestinese, mentre i ricchi Paesi arabi parteciperanno alla ricostruzione di Gaza, come ha annunciato il tycoon, ringraziando nuovamente i leader di Qatar, Egitto e Turchia e sottolineando in particolare il ruolo “grandioso” di Erdogan nella mediazione con Hamas. Trump si è detto pronto anche a collaborare con l’Iran (Paese che sostiene i miliziani palestinesi) dopo che Teheran ha riconosciuto di essere a favore dell’accordo di pace, sostenuto anche da Vladimir Putin.

Gaza, la ricostruzione: quale ruolo per l’Europa?

Più volte accusata di irrilevanza nella guerra tra Israele e Hamas, l’Europa teme ora di restare ai margini del futuro di Gaza. Malgrado il plauso unanime al cessate il fuoco, l’inquietudine dei partner Ue è trapelata dalle parole di von der Leyen, che si è affrettata a definire l’intesa sulla prima fase del piano di Trump “un’occasione da cogliere al volo” per ritagliarsi un ruolo verso “la soluzione dei due Stati”. Un messaggio che ha trovato eco a Parigi, dove Macron – pur stretto nella crisi di governo – ha accolto i ministri degli Esteri dell’E4 europeo (Francia, Germania, Italia e Regno Unito) e del Quintetto arabo (Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Qatar), insieme ai rappresentanti di Ue, Canada e Turchia, per definire linee comuni su sicurezza, governance e ricostruzione che, nelle parole del presidente francese, dovranno “integrare” il disegno di Washington.

Gli aspetti da definire? Eccoli: il dispiegamento di truppe internazionali, il ritiro graduale dell’Idf e la creazione del Board of Peace, destinato ad amministrare Gaza fino al reinsediamento di un’Autorità nazionale palestinese riformata. Gli sforzi franco-britannici – sostenuti da Roma e Berlino – mirano a garantire alla Forza di stabilizzazione internazionale (Isf) un mandato vincolante delle Nazioni Unite, che ne definisca con chiarezza compiti e durata.

Resta da confermare anche la composizione del Board a guida Usa che, nel piano Trump, vedrà la partecipazione di Paesi arabi e dell’ex premier britannico Tony Blair: un’architettura che alcuni governi europei considerano una tutela necessaria, ma che altri temono possa accentrare il potere decisionale a Washington. A completare il quadro, la ricostruzione di Gaza: l’Europa, nelle assicurazioni offerte dall’Alta rappresentante Kaja Kallas, è disponibile a offrire competenze tecniche e strumenti di governance ed è pronta a far ripartire sin da ora la missione Eubam Rafah al confine tra la Striscia e l’Egitto.

Gaza, le parole di Mattarella

In Palestina si avrà una “pace vera solo con due popoli e due Stati”. Lo ha ribadito il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla colazione di lavoro della riunione a Tallinn del gruppo Arraiolos, dedicata a Gaza e al Medioriente. “La pace – ha proseguito il Capo dello Stato – va acquisita nell’animo dei popoli, altrimenti non è pace. Da qui l’insistenza, frutto non di cieca ostinazione ma di lucida visione storica, per l’obiettivo dei due Stati per due popoli. E ne deriva la assoluta necessità che venga pienamente annullata la spoliazione di territori assegnati alla Autorità Palestinese in Cisgiordania”.

Riferendosi all’Ue, Mattarella ha aggiunto: “Temo che dobbiamo ammettere che le nostre divisioni interne, unite alla lentezza dei processi decisionali, ci hanno impedito finora di svolgere un ruolo visibile e incisivo. Eppure, il nostro Continente avrebbe molto da offrire: Paesi che si sono inflitti reciproche e terribili sofferenze, durante i due conflitti mondiali, hanno trovato la strada per vivere e prosperare, pacificamente, insieme”.

“Credo che sia proprio su questo che israeliani e palestinesi devono riflettere: quali percorsi e quali modelli adottare per potere superare i traumi che si sono reciprocamente inflitti. L’Europa, può essere d’aiuto in questa dimensione; ma a condizione – ha osservato ancora il Capo dello Stato – che a nostra volta troviamo la capacità di superare le nostre divisioni e iniziamo a operare con tempestività e con una voce sola”.

Petrolio: prezzo in calo sui mercati asiatici. E l’Ucraina?

In tutto ciò, i prezzi del petrolio sono in calo sui mercati asiatici mentre gli investitori valutano la notizia del cessate il fuoco a Gaza, una novità che potrebbe allentare le tensioni in Medio Oriente mentre la situazione in Ucraina potrebbe portare a posizioni rialziste con eventuali nuove sanzioni alla Russia e un freno alle esportazioni.

Commenta