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Cile, inizia l’era del trumpiano Kast: è il presidente più a destra dai tempi di Pinochet

Dopo quattro anni e due tentativi falliti di riformare la Costituzione, si è chiuso il mandato del socialista Boric. Ora tocca al 60 enne Jorge Antonio Kast, insediato mercoledì scorso: promette un’agenda ultraconservatrice e ha già firmato tre decreti contro l’immigrazione clandestina, ispirandosi al muro Usa-Messico e all’ICE

Cile, inizia l’era del trumpiano Kast: è il presidente più a destra dai tempi di Pinochet

Le elezioni le aveva vinte lo scorso dicembre, e anche ampiamente: ma da mercoledì scorso, 11 marzo, Jorge Antonio Kast si è insediato ed è a tutti gli effetti il nuovo presidente del Cile. Per il Paese andino, dopo la parentesi socialista fatta di qualche successo e molte delusioni con il giovane Gabriel Boric, si apre dunque una nuova stagione che segna in qualche modo un ritorno al passato: dai tempi della dittatura di Augusto Pinochet a Santiago non c’era mai più stato un presidente così a destra. Questo significa che il Cile sposta il suo asse politico-commerciale dalla Cina, alla quale si era molto avvicinato – così come quasi tutto il continente sudamericano, ad incominciare dal Brasile che è la prima economia dell’area – sotto la presidenza Boric, agli Stati Uniti di Donald Trump, del quale Kast si preannuncia fedelissimo alleato, alla maniera del collega argentino Javier Milei.

Non a caso Kast alla vigilia del voto era stato endorsato dallo stesso tycoon e subito dopo la vittoria era corso a festeggiare a Buenos Aires con l’amico Milei. E sempre non casualmente, alla cerimonia di insediamento di mercoledì scorso a Valparaiso ha dato forfait il presidente brasiliano Lula, di area politica opposta, mentre si è presentato Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair e papabile candidato alle elezioni presidenziali brasiliane del prossimo autunno visto che il padre è in carcere (oltre che ineleggibile). Oltre a lui c’erano anche lo stesso Milei, il Re Filippo VI di Spagna e la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado, per ora scaricata da Trump ma che ha voluto mettere in chiaro una volta in più quale sia il suo posizionamento politico: non solo contrario al regime di Nicolas Maduro (ora guidato da Delcy Rodriguez), ma marcatamente di destra.

Nel suo discorso di insediamento Kast ha provato a porsi in maniera più moderata rispetto ai duri propositi usati in campagna elettorale, ma ha ribadito con convinzione le priorità della sua agenda di governo: “Questo non è il momento del risentimento, ma di portare avanti un compito – ha detto il neo presidente -. Coinvolgeremo coloro che hanno votato per me e coloro che non l’hanno fatto. Saremo spietati con chi ruba soldi ai cileni. Penso a quei genitori e a quelle persone della classe media che lavorano due turni e non arrivano comunque alla fine del mese, a coloro che camminano di notte e sentono che la strada non è più loro”, ha continuato il 60 enne avvocato Jorge Antonio Kast, riferendosi alle preoccupazioni degli elettori per l’aumento del costo della vita e della criminalità. “Ricostruiremo il nostro Paese, le nostre strade, le nostre istituzioni. Vogliamo costruire la grandezza, con l’aiuto di tutti.”

Una delle promesse del presidente era il durissimo giro di vite contro l’immigrazione clandestina, e proprio su questo tema Kast non ha perso tempo: poche ore dopo aver preso i poteri ha immediatamente firmato tre decreti per ordinare tra le varie cose la costruzione di “barriere fisiche” al confine con la Bolivia, proprio come il suo modello politico Trump sta facendo tra Stati Uniti e Messico. Probabilmente ispirato dai metodi dell’ICE, Kast ha lasciato intendere che da adesso per contenere l’immigrazione si passa alle maniere forti: ha chiesto al capo dell’esercito cileno la “attiva collaborazione per aumentare il numero del personale e anche la cooperazione per costruire barriere fisiche per impedire l’ingresso dei migranti”. Uno dei decreti ordina inoltre un aumento delle “risorse militari” al confine settentrionale del Paese, nonché un rafforzamento della sorveglianza “con l’uso di droni e sensori”.

Non è però solo la lotta all’immigrazione illegale l’unico punto di incontro con la Casa Bianca: Kast ha posizioni ultraconservatrici anche sull’aborto e ha fatto chiaramente capire che da adesso si torna a fare affari soprattutto con gli Stati Uniti attraverso la totale apertura al mercato e la privatizzazione delle società partecipate anche in settori strategici come quello minerario, tenendo conto che il Cile è uno dei principali produttori al mondo di alcune materie prime critiche, come il rame e il litio. Da adesso la Cina smetterà di avere un canale preferenziale di accesso a questo commodities attraverso accordi statali, come avvenuto sotto Gabriel Boric. Il quale lascia l’incarico con un tasso di approvazione al 30%: sul suo bilancio pesa soprattutto il fallimento – attraverso ben due tentativi referendari – della riforma della Costituzione, anche se ha indubbiamente portato a casa dei risultati nelle politiche sociali e del lavoro. Ma ha fallito sulla principale preoccupazione dei cileni: l’aumento della criminalità.

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