Anticiclone africano senza tregua sull’Italia: il caldo intenso prosegue e giugno si conferma, in molti casi, più rovente di agosto. Le temperature restano stabilmente elevate su gran parte del Paese, con valori massimi diffusi tra 30 e 38 gradi e possibili picchi fino a 39–40 gradi nelle aree più calde. A rendere la situazione ancora più critica è l’aumento dell’afa, con tassi di umidità elevati e temperature percepite superiori ai valori reali. Anche le ore notturne risentono della persistenza del caldo, con numerose città alle prese con le cosiddette notti tropicali, quando le minime non scendono sotto i 20 gradi e in alcuni casi restano anche sopra i 25.
Secondo le previsioni, la seconda ondata di calore è destinata a proseguire almeno fino al primo fine settimana di luglio, con un impatto particolarmente marcato sulla Pianura Padana e sulle principali aree urbane del Centro-Nord. Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna risultano tra le regioni più colpite, mentre il fenomeno si estende a tutto il continente.
Il resto d’Europa vive infatti una fase di caldo eccezionale: nel Regno Unito le temperature possono raggiungere i 36–37°C, mentre in Francia sono stati attivati livelli di allerta rossa in decine di dipartimenti, con punte fino a 41°C e disagi diffusi su eventi pubblici, infrastrutture e trasporti. Un quadro che conferma un trend ormai strutturale, con estati sempre più anticipate e anomalie termiche sempre più frequenti già a partire da giugno.
Caldo estremo e impatto economico: produttività in calo e costi in aumento
Oltre all’impatto sulla salute e sulla vita quotidiana, il caldo estremo sta assumendo sempre più i contorni di un rischio economico strutturale per l’Europa. Secondo uno studio di Allianz Trade, gli episodi di stress termico sono aumentati di circa sette volte dagli anni ’80, insieme a un incremento della mortalità media per evento. A pesare sono sia fattori climatici sia vulnerabilità strutturali: popolazione più anziana, città dense che trattengono il calore e una diffusione ancora limitata dei sistemi di raffrescamento rispetto ad altre economie avanzate.
Gli effetti sull’economia diventano evidenti oltre la soglia dei 30°C. Se temperature più miti possono avere impatti neutri o persino lievemente positivi sui consumi energetici, oltre questo livello la dinamica si ribalta. La produttività del lavoro cala in modo progressivo: tra 30 e 35°C ogni grado in più può ridurre la produzione oraria di circa il 3%, mentre la domanda di energia cresce dell’1–1,2% per grado, aumentando i costi proprio nei momenti di maggiore pressione operativa. Nel breve periodo il peso ricade soprattutto sulle imprese, con margini più bassi che nel tempo si trasmettono a salari, consumi e crescita complessiva.
Pil, investimenti e conti pubblici sotto pressione entro il 2030
Le stime più critiche delineano uno scenario tutt’altro che teorico: entro il 2030, in condizioni di stress climatico prolungato, le perdite cumulative di Pil in Europa potrebbero arrivare fino al 5–7% nelle economie più esposte. In termini assoluti, le stime indicano circa 240 miliardi di dollari di perdite per la Francia, 147 miliardi per l’Italia, 131 miliardi per la Germania e 120 miliardi per la Spagna, mentre il Giappone potrebbe arrivare a 354 miliardi.
Non solo crescita: anche gli investimenti risultano sotto pressione, con una contrazione media fino all’8%. La minore redditività del capitale riduce infatti gli incentivi a investire, innescando un circolo che indebolisce la capacità produttiva futura. Anche i conti pubblici ne risentono, con perdite di gettito fino all’1,8% in Francia e all’1,3% in Italia e Spagna, e un peggioramento medio dei saldi di bilancio di circa lo 0,5% del Pil annuo. In alcuni casi, come Italia e Spagna, il deficit rischia di avvicinarsi o superare le soglie europee, mentre la Francia potrebbe affrontare un ulteriore onere fiscale pari al 2,2% del Pil.
Il risultato è un quadro in cui il caldo non incide più solo sulla vita quotidiana estiva, ma può contribuire a scenari di crescita più lenta e a nuove tensioni economiche, con possibili dinamiche di stagflazione e sfide complesse per la politica economica dell’Eurozona. Secondo il rapporto, nessuna grande economia europea è oggi pienamente preparata ad affrontarne gli effetti, mentre le famiglie restano esposte nonostante un elevato patrimonio finanziario complessivo e un patrimonio abitativo ancora poco adattato a estati sempre più calde, con il rischio di ampliare ulteriormente le disuguaglianze.
