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Brasile, la dura vita degli Ancelotti tra stipendi d’oro, risultati deludenti e polemiche “sovraniste”

Da giugno Carlo e il figlio Davide sono rispettivamente alla guida della Seleçao e del Botafogo. Il club carioca vive una stagione difficile, mentre la Nazionale è qualificata al Mondiale ma non sempre convince. E non a tutti piace che il ct (il più pagato al mondo) sia straniero…

Brasile, la dura vita degli Ancelotti tra stipendi d’oro, risultati deludenti e polemiche “sovraniste”

Da giugno di quest’anno, come tutti sanno, Ancelotti padre e figlio hanno colonizzato il calcio brasiliano: Carlo ha lasciato il Real Madrid per assumere le redini di una Nazionale, la Seleçao gialloverde, in piena crisi tecnica e dirigenziale, con il compito di portarla al Mondiale 2026 e farle vincere la sesta Coppa; il figlio Davide, vice del papà in Spagna, poche settimane prima di compiere 36 anni ha fatto il grande passo lanciandosi come primo allenatore alla guida del Botafogo, squadra di Rio de Janeiro reduce da una stagione trionfale con la doppietta campionato-Libertadores. Per entrambi insomma non era facile: il navigato Carletto, plurivincitore di tutto, doveva risollevare le sorti di una nazionale nel momento peggiore della sua storia, mentre l’esordiente Ancelotti jr doveva ripetere l’irripetibile e cioè vincere tutto.

Papà Carlo è il primo tecnico straniero della Seleçao e il ct più pagato al mondo

Per entrambi però, con quel cognome, le aspettative erano e sono altissime, e nel caso del padre anche lo stipendio: su Carlo Ancelotti la Federazione brasiliana ha davvero puntato tutto, facendolo diventare l’allenatore di nazionali più pagato al mondo, con i suoi 9,5 milioni di euro che diventeranno 10 se dovesse vincere il Mondiale. Praticamente quanto prendeva al Real Madrid, con un contratto di un anno secco finalizzato proprio alla conquista della sesta coppa, ma rinnovabile. Il rinnovo però, che fino a qualche tempo fa sembrava certo sull’onda dell’entusiasmo della comoda qualificazione al Mondiale di Usa e Messico e di una ritrovata compattezza con persino sprazzi di bel gioco, non è più così scontato. Nemmeno se Ancelotti dovesse davvero vincerla, la sesta Coppa. L’italiano è infatti il primo tecnico straniero nella gloriosa storia della Seleçao e questo ha fatto storcere il naso a molti, soprattutto fra gli addetti ai lavori.

In un recente evento pubblico, il Fórum Brasileiro dos Treinadores de Futebol, l’ex allenatore Oswaldo de Oliveira ha messo in imbarazzo la Federazione dicendo chiaro e tondo che augura al Brasile di vincere la coppa l’anno prossimo, ma che subito andrebbe dato il benservito ad Ancelotti, riassegnando la panchina gialloverde ad un tecnico brasiliano. Ad aumentare l’imbarazzo la presenza dello stesso Ancelotti sul palco, inquadrato durante lo sfogo di Oliveira e visibilmente a disagio. Poche ore dopo sulla polemica “sovranista” è stato interpellato in conferenza stampa anche il figlio Davide, che ha risposto diplomaticamente ma non mancando di definire le parole di Oliveira “antiche e superate. È un discorso un po’ datato; ci sono allenatori stranieri in ogni campionato del mondo. Se si guarda alla Premier League, non è più il calcio inglese degli anni ’90. È come la stessa società del resto, c’è integrazione”.

I risultati latitano: Davide fatica col Botafogo, Carlo è reduce da un doppio record negativo in Giappone

Agli Ancelotti dunque non resta che far parlare il campo: se il Botafogo chiuderà bene la stagione e soprattutto se la Seleçao vincerà un Mondiale che aspetta dal 2002, tutte le polemiche saranno dimenticate. Ma la strada è in salita, perchè nemmeno i risultati al momento sono entusiasmanti. Il Botafogo, campione in carica tanto del campionato brasiliano quanto della Coppa Libertadores, è da settimane fuori da tutte le coppe (eliminato negli ottavi della “Champions sudamericana” dagli ecuadoriani del Quito) e in campionato si trova in piena lotta per settimo posto, che gli garantirebbe al pelo l’accesso alla prossima Libertadores, ma solo passando dai preliminari. Davanti ai bianconeri ci sono squadre decisamente meno attrezzate e meno quotate come il Bahia e il Mirassol. Meglio va a papà Carletto, ma non di molto: il Brasile si è agevolmente qualificato ai Mondiali, ma con la peggior campagna della sua storia, chiudendo solo al quinto posto (passavano in sei) con 28 punti e ben 6 sconfitte su 18 partite.

Nelle qualificazioni a quattro delle cinque coppe precedenti (2006, 2010, 2018 e 2022, escludendo il 2014 quando era il Paese organizzatore), la Seleçao aveva sempre chiuso al primo posto il girone sudamericano, perdendo al massimo 2 partite in tutto. Nel 2022 era arrivata al Mondiale addirittura da imbattuta nel percorso di qualificazione, mentre stavolta ha subito una sconfitta storica e umiliante dai rivali argentini, impostisi a Buenos Aires con il punteggio di 4-1 che è: il peggiore incassato dai brasiliani nella storia delle qualificazioni mondiali, il peggiore subito dai tempi del 7-1 contro la Germania e il peggiore subito contro l’Argentina dal 3-0 del 1964. Il demerito di tutto questo è stato soprattutto di chi ha preceduto l’italiano, ma anche l’ex madridista ci ha messo del suo chiudendo il girone con la stessa media punti del predecessore: 2 vittorie (in casa contro il Paraguay e contro il Cile ultimissimo e fuori dai giochi), uno scialbo pareggio in Ecuador e una sconfitta in Bolivia.

Anche nelle successive amichevoli non è andata meglio. In particolare ha fatto discutere la figuraccia di un mese fa a Tokyo contro il Giappone, quando il Brasile ha perso 3-2 dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 2-0, centrando due record negativi in un colpo solo: prima sconfitta di sempre contro i nipponici e prima sconfitta di sempre facendosi rimontare due gol di vantaggio. Le prossime amichevoli arrivano nella sosta per le nazionali in programma tra pochi giorni: mentre l’Italia ancora deve qualificarsi al Mondiale, il Brasile testa il suo stato di salute contro il Senegal il 15 novembre e contro la Tunisia il 18 novembre.

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