Le Borse europee procedono in ordine sparso a metà seduta, in una giornata priva del principale riferimento di Wall Street, chiusa per la festività del Labor Day. A Milano il Ftse Mib è in calo dello 0,08% a 52.058,44 punti, mentre Parigi sale dello 0,05%, Francoforte dello 0,28%, Madrid dello 0,22% e Londra dello 0,15%. Sul listino tedesco pesano anche i risultati delle elezioni regionali, segnati dall’avanzata dell’ultradestra AfD e dal forte arretramento della Cdu, un esito che riaccende i dubbi sulla tenuta politica del governo del cancelliere Friedrich Merz. A complicare il quadro contribuisce inoltre il dato sulla produzione industriale tedesca, scesa a luglio dell’1,1% su base mensile e dell’1,6% su base annua.
Il principale appuntamento della settimana sarà giovedì 10 settembre con la riunione della Bce, chiamata a fare i conti con un quadro ancora complesso sul fronte dei prezzi. Il mercato dà ormai per scontato un rialzo dei tassi di 25 punti base, che sarebbe il secondo intervento restrittivo del 2026, ma l’attenzione è già rivolta alle indicazioni sulle mosse successive. L’inflazione dell’Eurozona è infatti salita al 3,3% ad agosto, ben oltre l’obiettivo del 2%, mentre il nuovo aumento dei prezzi di gas e petrolio alimenta il rischio di ulteriori pressioni inflazionistiche. Gli investitori guardano così alla possibilità di un terzo rialzo a dicembre: l’ipotesi è in parte già scontata dal mercato, mentre molti economisti ritengono che quello di settembre possa essere l’ultimo intervento della fase restrittiva. Venerdì sarà invece la volta dell’inflazione americana, dato particolarmente atteso in vista della riunione della Federal Reserve del 16 settembre.
Sul sentiment pesa anche il quadro geopolitico, tra lo stallo del conflitto tra Russia e Ucraina e le nuove tensioni in Medio Oriente. Gli attacchi statunitensi contro petroliere iraniane e la minaccia di Teheran di introdurre nuove restrizioni al largo dello Stretto di Hormuz alimentano i timori sulla continuità dei flussi energetici.
Piazza Affari, Lottomatica corre. Bene Stm e Prysmian
A Piazza Affari gli acquisti sono concentrati su Lottomatica, che sale dell’8,65%. La società stima, entro il terzo anno dal closing dell’operazione con Cirsa, un incremento dell’Ebitda online a regime tra circa 200 e 300 milioni di euro.
Tra i titoli più vivaci figurano anche Stm, che sale del 2,49%, e Prysmian, in rialzo del 2,09%. Il comparto tecnologico beneficia della buona performance registrata dai titoli del settore sui listini asiatici, sostenuti dalle aspettative sulla domanda legata all’intelligenza artificiale. Bene anche Avio (+2,06%) e Moncler (+1,11%), quest’ultima dopo che Rothschild ha alzato il target price da 54 a 56 euro e la raccomandazione da neutral a buy. Sul fronte del lusso resta invece sotto pressione Brunello Cucinelli, in calo dello 0,9%, dopo l’analisi del Financial Times sul momento di Lvmh, trascinando il comparto ad eccezione di Moncler.
Tra i titoli legati all’energia, Eni sale dell’1,30%, Tenaris dell’1,28% e Saipem dell’1,13%, sostenuti dal rialzo del petrolio. Eni beneficia anche dell’accordo per lo sviluppo del giacimento petrolifero Junin 5 in Venezuela, che potrebbe contribuire al recupero di oltre 2,3 miliardi di dollari di crediti vantati dalla società nei confronti di Caracas. Bene anche Stellantis (+1,12%).
Sul fronte opposto, pesanti Telecom Italia (-4,01%) e Poste Italiane (-3,94%), dopo la decisione dell’ad e del management di Tim di aderire all’Opas promossa da Poste. Tra i maggiori ribassi anche Amplifon(-1,99%), Diasorin (-1,88%) e Nexi (-1,71%). In calo anche Banca Mediolanum, FinecoBank e Unipol, tutte poco sotto l’1%. Debole anche Banco Bpm nonostante un’offerta di riacquisto in contanti sull’intero bond Social Senior Preferred da 500 milioni di euro con scadenza novembre 2027, contestualmente a una nuova emissione di titoli senior non-preferred.
Resta intanto al centro dell’attenzione il risiko bancario. Il prossimo appuntamento chiave è l’assemblea di Intesa Sanpaolo del 10 settembre, chiamata ad approvare l’aumento di capitale al servizio dell’Opas su Mps. Dal Forum di Cernobbio è arrivata intanto la rassicurazione del presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, agli enti locali toscani preoccupati per il futuro dell’autonomia, del marchio e della sede di Monte dei Paschi. “Non succede questo”, ha spiegato Gros-Pietro, sottolineando come gli azionisti delle banche entrate in passato nel gruppo siano oggi “contentissimi” di farne parte.
Petrolio oltre 97 dollari, sale anche il gas. Si rafforza l’euro-dollaro
Il nuovo rialzo dei prezzi dell’energia rappresenta uno dei principali elementi di attenzione per i mercati. Il Brent sale dell’1,02% a 97,25 dollari al barile, mentre il Wti guadagna lo 0,90% a 92,30 dollari. Il movimento riporta il greggio su livelli particolarmente elevati, con il Brent che dall’inizio dell’anno ha accumulato un rialzo vicino al 60%. Ad Amsterdam resta sostenuto anche il gas: il Ttf sale del 2,21% a 73,54 euro al megawattora.
A sostenere le quotazioni sono soprattutto le preoccupazioni sull’offerta legate alle tensioni internazionali. Sul fronte della produzione, intanto, i Paesi dell’Opec+ – Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman – hanno deciso di mantenere anche per ottobre i livelli produttivi previsti per settembre 2026.
Sul mercato valutario, l’euro/dollaro si rafforza a 1,1624 dollari, dopo aver toccato 1,1630, sostenuto anche dalla revisione al rialzo della crescita dell’area euro. L’euro/yen è a 180,98, mentre il dollaro/yen scende a 155,82.
Scende lo spread, continuano a salire i rendimenti
Lo spread tra Btp e Bund scende rispetto ai livelli della scorsa settimana e si porta a 82 punti base, ma i rendimenti dei titoli di Stato tornano a salire. Il rendimento del Btp decennale resta infatti al 4,18%, mentre quello del Bund tedesco sale al 3,36%, mantenendo i principali titoli di Stato europei su livelli elevati. Il differenziale si riduce quindi soprattutto per effetto dell’aumento del rendimento del titolo tedesco, che la scorsa settimana ha raggiunto il 3,3951%, il livello più alto dall’aprile 2011.
Il rialzo coinvolge anche gli altri principali bond europei: l’Oat francese è al 4,22%, con uno spread di 86 punti sul Bund, mentre il Bonos spagnolo rende il 3,80%, con un differenziale di 44 punti. A pesare sono il rialzo del petrolio dopo i nuovi scontri in Iran e le tensioni politiche in Germania, dopo il 44% ottenuto da AfD nelle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt.
Sullo sfondo resta l’attesa per le prossime mosse della Bce, mentre negli Stati Uniti i Treasury decennali continuano a offrire rendimenti vicini al 4,8%, mantenendo alta la remunerazione richiesta dagli investitori anche sui titoli europei. In questo scenario, le prospettive di crescita dell’economia italiana indicate dal ministro Giorgetti, che punta a un Pil in aumento dell’1% nel 2026, circa un terzo sopra le attese, non sono finora bastate a riportare verso il basso i rendimenti dei Btp.
