Pietro Labriola e i vertici di Tim si schierano con Poste Italiane. L’amministratore delegato e i dirigenti con responsabilità strategiche hanno consegnato le azioni in loro possesso all’Opas promossa dal gruppo postale. Una scelta che arriva negli ultimi giorni dell’offerta e manda un segnale preciso al mercato, mentre le adesioni restano ancora lontane dalla soglia indicata da Poste.
L’adesione del top management si è conclusa la scorsa settimana. Tim non ha comunicato il numero complessivo dei titoli conferiti, rimandando i dettagli alle comunicazioni di internal dealing previste dalla normativa.
Un segnale agli azionisti prima del rush finale
La mossa di Labriola porta il sostegno del management dal piano delle dichiarazioni a quello delle azioni. Tim ha ricordato che il 18 luglio il consiglio di amministrazione aveva giudicato congruo, dal punto di vista finanziario, il corrispettivo dell’offerta, valutandone positivamente anche il razionale e le prospettive industriali. Per ogni azione Tim consegnata, Poste offre 1,67 euro in contanti e 0,218 proprie azioni di nuova emissione. L’operazione, valutata complessivamente 13,2 miliardi di euro, si chiuderà l’11 settembre, salvo proroghe, con il regolamento previsto il 18 settembre. Potrebbe poi aprirsi una finestra di riapertura dal 20 al 25 settembre.
Il dato da seguire resta quello delle adesioni. Venerdì 4 settembre si erano fermate al 5,4%, portando Poste intorno al 25% del capitale di Tim considerando la partecipazione già detenuta. La distanza dall’obiettivo minimo del 66,67% rimane quindi ampia e concentra sulla volata finale il destino dell’operazione. È in questo quadro che la decisione dei vertici assume un peso soprattutto politico e industriale. Il numero delle azioni consegnate potrebbe non spostare in modo sostanziale gli equilibri, ma l’adesione compatta del management offre agli altri soci un’indicazione chiara sulla valutazione dell’operazione da parte di chi oggi guida Tim.
Il progetto di Poste oltre la finanza
Labriola aveva già sostenuto pubblicamente l’offerta in una lettera ai dipendenti. L’Opas, aveva scritto, “non è soltanto un’operazione finanziaria ma un progetto industriale di lungo periodo”. L’arrivo di Poste come principale azionista industriale consentirebbe, secondo l’amministratore delegato, di rafforzare gli investimenti, accelerare l’innovazione e aprire nuove opportunità di crescita. Il progetto punta a mettere insieme telecomunicazioni, tecnologia, servizi finanziari, assicurazioni e logistica. In caso di successo nascerebbe un gruppo con circa 26,9 miliardi di euro di ricavi aggregati, un Ebit pro forma di 4,8 miliardi e oltre 140 mila dipendenti. Le sinergie previste ammontano a 700 milioni di euro l’anno.
Poste punta al controllo totale di Tim e al successivo delisting da Piazza Affari. Matteo Del Fante ha promesso di salvaguardare identità e presenza commerciale della compagnia telefonica. “Vogliamo preservare il nome di Tim, la base di clienti di Tim, l’avviamento e tutta la storia di quella che è stata forse la più grande azienda italiana”, ha dichiarato il numero uno di Poste.
Il piano prevede inoltre l’integrazione di Poste Mobile in Tim, senza interruzioni per i suoi cinque milioni di clienti. Negli uffici postali dovrebbero comparire spazi dedicati ai servizi della telco, mentre i negozi Tim continuerebbero in gran parte la loro attività, integrandosi nella rete del nuovo gruppo.
La soglia resta lontana, il mercato aspetta Poste
L’offerta diventerà vincolante per Poste al superamento del 66,67% del capitale. In caso di adesioni inferiori sarà invece il consiglio di amministrazione del gruppo postale a decidere se rinunciare alla soglia e procedere comunque.
Il mercato non esclude neppure un possibile rilancio in extremis. Un eventuale miglioramento potrebbe arrivare soltanto in contanti, così da evitare che l’emissione di nuove azioni riduca la partecipazione complessiva dello Stato in Poste sotto il 50%. La partita, dunque, resta aperta. Ma nella settimana in cui gli azionisti sono chiamati alla scelta finale, Labriola e il top management hanno già deciso da che parte stare.
