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Auto elettriche, i dazi Ue frenano le importazioni dalla Cina ma non l’avanzata dei marchi cinesi

I dazi Ue riducono la quota delle auto elettriche prodotte in Cina, ma i marchi cinesi continuano a crescere. T&E chiede misure anche sulle batterie

Auto elettriche, i dazi Ue frenano le importazioni dalla Cina ma non l’avanzata dei marchi cinesi

I dazi europei sulle auto elettriche prodotte in Cina stanno modificando gli equilibri del mercato, ma il loro effetto resta parziale. Dalla loro introduzione, la quota dei veicoli costruiti in Cina sul mercato europeo delle auto elettriche è diminuita di circa cinque punti percentuali. La misura ha spinto diversi costruttori occidentali a riportare parte della produzione in Europa, senza però arrestare la crescita dei marchi cinesi.

È il quadro delineato da una nuova analisi di Transport & Environment, principale gruppo indipendente europeo per la decarbonizzazione dei trasporti, secondo cui la competitività dei produttori asiatici continua a poggiare soprattutto sui prezzi. Nonostante le tariffe applicate dall’Unione europea, un’auto elettrica prodotta in Cina costa in media il 21% in meno rispetto a un modello realizzato dai costruttori europei.

Per T&E, il rischio è che l’Europa diventi una “valvola di sfogo” per l’eccesso di capacità produttiva cinese o si trasformi in un semplice polo di assemblaggio. L’organizzazione chiede quindi a Bruxelles di rafforzare gli strumenti di difesa commerciale, estendendoli anche alle batterie.

La produzione occidentale torna in Europa

Nel primo trimestre del 2026, le auto elettriche a batteria prodotte in Cina hanno rappresentato il 17% del mercato europeo, contro il picco del 22% raggiunto nel 2024, l’anno in cui sono stati introdotti i dazi. Il calo è legato soprattutto alle strategie dei gruppi occidentali. Tesla, Bmw e Volvo hanno progressivamente trasferito una parte della produzione dalla Cina agli stabilimenti europei. La quota dei costruttori europei sul totale delle importazioni di auto elettriche cinesi è così scesa dal 38% del 2024 al 23% del primo trimestre del 2026. Nello stesso periodo, il peso di Tesla è diminuito dal 26% al 19%.

Il risultato è che oggi oltre la metà delle auto elettriche importate dalla Cina è realizzata direttamente da case automobilistiche cinesi. I dazi, dunque, hanno inciso soprattutto sulle scelte produttive dei gruppi occidentali, mentre l’espansione dei brand asiatici è proseguita.

La risposta dei produttori cinesi è stata diversa a seconda delle tariffe applicate. Le importazioni di auto elettriche di Saic, colpita da un dazio del 35%, si sono quasi dimezzate tra il 2023 e il 2025. Byd, soggetta a una tariffa del 17%, ha invece più che raddoppiato le esportazioni verso l’Unione europea.

Fabbriche europee e crescita delle ibride plug-in

Le misure commerciali hanno accelerato anche gli investimenti produttivi in Europa. Dal settembre 2023, quando la presidente della Commissione europea annunciò l’avvio dell’indagine anti-sovvenzioni, le aziende cinesi hanno comunicato dieci nuovi progetti industriali nel continente. La produzione locale rappresenta una delle principali strategie utilizzate dai gruppi cinesi per consolidare la propria presenza nel mercato europeo e ridurre l’esposizione ai dazi. Parallelamente, le case asiatiche hanno aumentato l’offerta di auto ibride plug-in, un segmento non colpito nello stesso modo dalle misure sulle vetture elettriche a batteria.

I marchi cinesi controllano oggi il 13% del mercato europeo delle ibride plug-in, rispetto al 3% registrato nel 2024. Una crescita che mostra come l’industria cinese sia riuscita ad adattare rapidamente la propria strategia commerciale alle nuove regole europee.

Secondo T&E, il trasferimento della produzione in Europa può rappresentare un’opportunità soltanto se accompagnato dalla creazione di una vera filiera industriale locale. In assenza di una strategia comune, il rischio è che gli stabilimenti europei si limitino ad assemblare componenti e tecnologie prodotti prevalentemente in Cina.

Batterie, il vero punto debole dell’industria europea

Il divario più evidente riguarda le batterie. Le importazioni cinesi, praticamente esenti da dazi, sono aumentate di sette volte tra il 2020 e il 2025. La produzione europea resta invece limitata e meno di un quarto delle batterie realizzate nell’Unione proviene da aziende europee.

Per T&E, misure tariffarie mirate potrebbero aiutare i produttori del continente a competere sul mercato interno senza frenare la diffusione delle auto elettriche. L’organizzazione stima che un dazio del 20% sulle batterie cinesi determinerebbe un aumento medio del prezzo delle vetture elettriche prodotte in Europa pari ad appena il 2,8%.

La richiesta è quella di combinare incentivi industriali e protezione commerciale, evitando anche che le imprese possano aggirare le tariffe spostando la produzione in Paesi terzi. Per l’associazione, l’Unione europea dovrebbe inoltre accelerare l’approvazione dell’Industrial Accelerator Act e delle norme sulla decarbonizzazione delle flotte aziendali, così da sostenere la domanda di veicoli e batterie prodotti in Europa.

Il nodo degli obiettivi sulle emissioni

La partita industriale si intreccia con la revisione delle norme europee sulle emissioni di Co2 delle nuove automobili. Secondo T&E, un indebolimento degli obiettivi per il 2030 e il 2035 ridurrebbe la pressione sui costruttori europei, rallentando la conversione della produzione verso l’elettrico. L’analisi prende in esame sia la proposta presentata dalla Commissione europea sia quella avanzata dal relatore del Parlamento europeo Massimiliano Salini. In base alle stime di T&E, obiettivi meno ambiziosi potrebbero provocare una stagnazione del mercato delle auto elettriche a batteria e offrire nuovi spazi ai produttori cinesi. Nello scenario legato alla proposta di Salini, i marchi cinesi potrebbero raggiungere il 30% del mercato europeo delle auto elettriche entro il 2035. La quota si fermerebbe invece intorno al 15% qualora venisse adottata la revisione avanzata dalla Commissione europea.

I dazi europei hanno funzionato, ma solo in parte“, ha dichiarato Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia. “I produttori occidentali hanno riportato la produzione in Europa e quelli cinesi hanno iniziato a investire nella produzione locale. Tuttavia, la competitività dell’industria europea delle auto elettriche e delle batterie resta a rischio.” Secondo Boraschi, “gli standard europei sulle emissioni di Co2 sono fondamentali per sostenere lo sviluppo del mercato dell’elettrico, ma se l’Ue vuole costruire una filiera solida delle batterie servirà una strategia che combini incentivi industriali e adeguate misure di protezione commerciale.”

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