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Legge elettorale, rebus ballottaggio nel centrodestra: al Senato torna l’ipotesi doppio turno con un emendamento di FdI

Legge elettorale, è il ballottaggio il nodo che tiene banco all’interno della maggioranza. Forza Italia non ha presentato alcun emendamento sul ballottaggio, in commissione, risulta presentato solo il testo del senatore di FdI, Marcello Pera

Legge elettorale, rebus ballottaggio nel centrodestra: al Senato torna l’ipotesi doppio turno con un emendamento di FdI

Legge elettorale, la discussione non si arresta. Ed è il ballottaggio il nodo che tiene banco all’interno della maggioranza. Forza Italia – secondo quanto si apprende – non ha presentato alcun emendamento sul ballottaggio. L’ipotesi che gli azzurri formulassero una proposta di modifica alla legge elettorale sul doppio turno era circolata nelle ultime ore ma alla fine su questo specifico tema, in commissione, risulta presentato solo il testo del senatore di FdI, Marcello Pera.

Una scelta, quella di FI, che risponde alla linea del partito, ovvero che sul ballottaggio Forza Italia mantiene un “atteggiamento assolutamente laico”. Sulla questione restano le forti perplessità della Lega e va detto che anche in FdI ci sono alcune posizioni dubbiose. Il nodo verrà comunque sciolto in occasione della discussione in Aula, che inizia dal 9 settembre.

Legge elettorale, gli emendamenti delle opposizioni

Stop all’obbligo di indicazione del candidato premier, preferenze per tutti i parlamentari, capilista alternati al 50% e innalzamento al 45% della soglia oltre la quale si ottiene il premio di maggioranza con l’abbassamento a 210 e a 105 del numero massimo di deputati e senatori che si possono ottenere vincendo. Sono questi i temi affrontati negli emendamenti comuni presentati dalle opposizioni, Pd, M5S, Avs e Iv alla riforma della legge elettorale a Palazzo Madama. Il campo largo promette battaglia in commissione con un “forte ostruzionismo” a partire da mercoledì 2 settembre.

Legge elettorale, il fattore Vannacci

L’opposizione, inoltre, va all’attacco accusando la maggioranza di pensare più a preparare una riforma “à la carte”, “a suo uso e consumo” per restare al governo, che a riforme per risolvere i problemi degli italiani. Ma l’attacco più duro, a onor del vero, arriva da Roberto Vannacci che parla di un testo continuamente rimaneggiato sotto la spinta della paura dei sondaggi che danno FnV in continua crescita.

“Ma non eravamo irrilevanti?”, attacca il generale via social. “Se non contiamo nulla – accusa – perché costruire un argine? Forse perché il problema non è Vannacci. Il problema sono gli italiani che hanno deciso di votarlo. E quando la politica comincia a studiare le regole per difendersi dal consenso degli elettori, significa che la paura è entrata nei Palazzi”. Fattore Vannacci o meno il centrodestra, comunque, approfondirà il tema ballottaggio anche nei prossimi giorni e non è escluso che sul punto, alla fine, serva una decisione dei leader. Al momento, comunque, saranno depositati una serie di emendamenti per avere la possibilità di poterne poi discutere anche in Aula, la vera dead line per le scelte.

Legge elettorale: quali modifiche?

Il modello di doppio turno proposto dovrebbe ricalcare quello avanzato da alcuni costituzionalisti come Stefano Ceccanti:
ballottaggio nel caso in cui nessuno abbia raggiunto il 48% in entrambe le Camere ma con le prime due coalizioni entrambe sopra il 38%. Nel caso in cui questa seconda soglia sia raggiunta solo da una forza in entrambi rami questa otterrebbe il premio se fosse sopra al 42% (ma non è escluso che tale tetto possa essere leggermente abbassato come nella prima versione della riforma che prevedeva anche il ballottaggio).

Non ci sarà, poi, dalla maggioranza, un emendamento unitario sulla norma “anti-frammentazione” introdotta nel corso dell’esame alla Camera e che prevede che i voti delle forze coalizzate al di sotto del 3% (tranne il miglior perdente) non vengano calcolati ai fini dell’attribuzione del premio. Su questo punto verrebbero presentati singoli emendamenti con diverse soglie, all’1 o al 2%. Sarà invece unitario quello per reintrodurre le preferenze con l’alternanza di genere dal secondo nome ma, al momento, non per i capilista, una scelta che, già al tempo della bocciatura a Montecitorio aveva provocato più di qualche malumore tra le parlamentari.

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