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Atradius: aggiornamenti su insolvenze B2B

I limitati progressi nelle riforme, nella crescita e nel debito rendono l’Italia vulnerabile nel caso di un eventuale ritorno della crisi. Le imprese si dimostrano tuttavia proattive, adottando strumenti di gestione del rischio di credito.

Atradius: aggiornamenti su insolvenze B2B

La graduale ripresa e la modesta crescita dell’economia italiana previste per il 2014, come evidenziato per molti altri Paesi dell’Eurozona, saranno trainate da un sensibile aumento degli scambi commerciali a livello mondiale, che contribuirà ad un aumento delle esportazioni anche per il Made in Italy. A livello interno, vari fattori come i limitati progressi in tema di riforme strutturali, la debolezza della performance economica, le perduranti difficoltà di accesso al credito da parte delle imprese, oltre all’elevato debito pubblico, rendono l’Italia vulnerabile nel caso di un eventuale ritorno della crisi nell’Eurozona. In un simile contesto, ancora decisamente incerto dal punto di vista economico, la maggior parte delle imprese intervistate da Atradius in Italia ritiene che una contrazione ulteriore della domanda dei beni e servizi possa ripercuotersi negativamente sulla capacità di mantenere flussi di cassa adeguati per quest’anno. Il recupero dei crediti vantati nei confronti dei clienti preoccupa il 21,7% delle imprese nostrane, contro un 23% di intervistati in Europa Occidentale. Tale opinione riflette l’ancora elevato livello di mancati pagamenti nel nostro Paese, previsto in aumento in termini di volumi nel corso del 2014.

Le preoccupazioni delle imprese italiane in tema di recupero crediti e mantenimento dei flussi di cassa riflettono l’entità del rischio di credito commerciale nel Paese. In media, il 42,2% del valore totale dei crediti vantati dagli agenti non viene pagato alle scadenze pattuite. Il dato si colloca evidentemente al di sopra della media per l’Europa Occidentale (37,6%). Il settore della vendita all’ingrosso/dettaglio/distribuzione, e le PMI, sono i maggiormente colpiti dai ritardi di pagamento. A fronte di dilazioni di pagamento concesse pari in media a 48 giorni data fattura (media per l’Europa occidentale: 32 giorni), gli intervistati in Italia dichiarano che i clienti in generale si prendono di media circa un mese in piu dalla scadenza della fattura, prima di onorare i propri impegni di pagamento (23 giorni c la media del sondaggio). Questo vale in modo particolare per i pagamenti vantati dalle PMI, in tutti i settori italiani interessati dal sondaggio. Considerato che una media del 6,5% del valore dei crediti inesigibili è stato dichiarato ancora non pagato a 90 giorni dalla scadenza, si può concludere che gli operatori intervistati in Italia perdono mediamente il 35% del valore dei crediti se questi non vengono pagati entro tale periodo. Tempi medi d’incasso da 1 a 30 giorni sono riportati dal 45% degli intervistati; da 31 a 90 giorni dal 36% degli intervistati, mentre circa il 19% di questi ultimi (12,7% in Europa Occidentale) registra tempistiche di oltre 90 giorni.

Il profilo del rischio di credito commerciale che emerge dal sondaggio in Italia conferma l’importanza dell’adozione di politiche di gestione dei crediti commerciali. Questo parte dalla conoscenza dei comportamenti di pagamento dei clienti, in quanto un’errata valutazione potrebbe comportare problemi di liquidità per il fornitore. La maggior parte degli intervistati in Italia (56,3% in riferimento ai clienti nazionali e 45,3% in relazione ai clienti esteri) indica nelle carenze di liquidità la principale motivazione dei ritardi di pagamento dei clienti. I dati sono superiori a quanto registrato in Europa Occidentale (46,6% d’intervistati in relazione a clienti nazionali e 35,2% a clienti esteri). Le più colpite dai ritardi di pagamento per problemi di liquidità dei clienti sul mercato domestico sono le PMI nel settore della vendita all’ingrosso/dettaglio/distribuzione, mentre le PMI del manifatturiero nostrano sono le piu esposte ai ritardi di pagamento da parte di clienti esteri. Il 76,4% degli intervistati in Italia (contro il 59,2% in Europa occidentale) utilizza tuttavia strumenti di gestione dei crediti per tutelare la propria attività dal rischio di credito commerciale. Unico segnale positive, sintomo che le imprese sono consapevoli dei rischi che si trovano ad affrontare sul mercato domestico e all’export e si dimostrano proattive nella loro gestione. Il 46,7% monitora il rischio cliente (intervistati in Europa Occidentale: 35,9%). Prima di vendere a credito, il 41,0% degli intervistati in Italia (contro il 43,3% in Europa Occidentale) verifica la solvibilità del cliente tramite informazioni bancarie, bilanci e acquistando rapporti informativi.

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