Intervenendo con una lunga lettera all’assemblea dell’Assonime, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è formalmente impegnata a prendere in considerazione le proposte che vengono dall’associazione delle società per azioni, ribadendo con forza che il Governo è perfettamente consapevole che la crescita economica è trainata dalle imprese e che compito dello Stato è quello di agevolare chi vuole intraprendere e creare un ambiente generale favorevole alle imprese.
Tononi: riforme e coraggio per affrontare l’incertezza economica
E in effetti, dalla relazione del nuovo presidente dell’Assonime, Massimo Tononi, sono emerse molte proposte inquadrate in un contesto che presenta attualmente livelli di incertezza senza precedenti in questo secondo dopoguerra. Non si tratta di criticare ciò che il governo ha fatto fino a oggi. Anzi, c’è stato il pieno riconoscimento dell’importante lavoro fatto sulla finanza pubblica, avviata su un sentiero di sostenibilità, e che per questo ha avuto il plauso dei mercati e di autorevoli agenzie di rating. Ma oggi la situazione è cambiata profondamente e con una rapidità che ha pochi precedenti, per cui ci troviamo davanti alla necessità di fare scelte innovative e coraggiose. E questo devono farlo sia gli imprenditori sia il governo.
Dietro a ogni impresa di successo, come ha ricordato la presidente uscente Patrizia Grieco, c’è qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa. Così il governo non può cullarsi sui successi finora ottenuti, come l’equilibrio dei conti pubblici, l’aumento dei posti di lavoro e le riduzioni fiscali e contributive decise in favore dei ceti meno abbienti. Dovrà accelerare le riforme, spendere meglio i soldi pubblici dando priorità agli investimenti e alla necessità di colmare il gap nella ricerca che attualmente ci separa dagli Usa e probabilmente anche dalla Cina, e creare un rapporto nuovo e ben mirato al risultato tra lo Stato e le imprese.
Tononi critica l’Europa: mercato dei capitali e ritardi sulla politica industriale
Tononi, nella sua relazione, ha duramente criticato anche l’Europa non solo sul piano politico generale – nel quale si vede chiaramente che, su tutti i tavoli che contano, dall’Ucraina alla guerra in Medio Oriente, la voce dell’Europa non si sente – ma anche su alcuni argomenti specifici che da tempo si conoscono, ma che finora non si è avuto il coraggio di affrontare. In primo luogo, il mercato unico dei capitali, che per una distorta difesa degli interessi nazionali, rischia di gettare nell’irrilevanza sia le Borse europee sia le aziende del vecchio continente, condannate a rimanere troppo piccole e inadeguate ad affrontare le nuove sfide della tecnologia. Tononi ha sottolineato come nella sola intelligenza artificiale (IA) gli Usa abbiano investito lo scorso anno 480 miliardi di dollari, mentre l’intera Europa arriva solo a 80 miliardi. Anche sulla questione fiscale la Ue deve prendere una decisione, visto che la digital tax non decolla per l’opposizione americana, mentre la minimum global tax al momento non sembra attuabile.
La stessa cosa vale per le 50 proposte di politica industriale contenute nel progetto Competitiveness Compass, varato lo scorso anno ma finora per nulla attuato, sia per difficoltà politico-burocratiche sia per scarsità di risorse finanziarie.
L’Italia e le sue sfide: Borsa debole e riforme ancora da fare
L’Italia, secondo Tononi, ha dimostrato negli ultimi anni una buona resilienza e un’ottima capacità di reazione. Le aziende hanno fatto molto, ma ora si trovano di fronte alla necessità di nuove sfide. Le nostre Borse presentano una crisi particolare all’interno della più generale crisi europea. Le nostre norme sono farraginose e soprattutto manca la domanda, poiché in Italia mancano i fondi di previdenza integrativa che negli altri Paesi rappresentano circa il 25% del complesso del risparmio investito in Borsa. Ora, con i primi provvedimenti derivanti dall’applicazione del nuovo Tuf (Testo unico della finanza), si spera di poter colmare alcuni gap competitivi che tengono lontane le nostre imprese dalle Borse. Poi c’è una riforma fiscale da portare avanti con maggiore vigore, sia per sostenere gli investimenti delle imprese, sia per ridurre le asimmetrie tra i privati provocate dall’introduzione della flat tax.
Giustizia lenta e imprese troppo piccole
Infine, due aspetti di carattere generale: il primo riguarda la giustizia, sia per quanto concerne i tempi dei processi sia per la certezza del diritto. Il secondo attiene invece alle dimensioni delle imprese, che in Italia sono troppo piccole. E qui Tononi ha elencato una serie di misure che andrebbero abolite o modificate, perché costituiscono un disincentivo alla crescita dimensionale o addirittura costringono le imprese a rimanere piccole.
La replica di Giorgetti: conti in ordine e fiducia nei mercati
A queste sollecitazioni ha risposto il ministro Giorgetti, rivendicando in primo luogo il grande lavoro fatto per riportare il deficit entro il 3% del Pil e far scendere il debito. Questo non è solo un vanto per il ministro dell’Economia ma – ha detto Giorgetti – è nel preciso interesse di tutti gli italiani, perché pagano tassi d’interesse più bassi, perché la maggiore fiducia verso il Paese porta nuovi investimenti anche dall’estero e perché così si liberano risorse che il bilancio pubblico prima destinava al pagamento degli interessi e che potranno essere utilizzate per la riduzione delle tasse o per migliorare i servizi sociali. Ma per mettere il Paese in sicurezza questi risultati – ha ribadito Giorgetti con forza – dovranno essere mantenuti. La crescita è affidata, da un lato, alle decisioni europee sia sulla politica industriale sia su quella finanziaria, mentre in Italia ci saranno a breve le nuove regole del Tuf che, secondo Giorgetti, rappresenteranno un volano per accelerare la crescita.
Se si vuole arrivare a tassi di crescita più robusti, l’Italia deve affrontare molti problemi. Ci vorranno lucidità e coraggio. Certamente confronti pacati e saldamente ancorati a dati di fatto possono aiutare a trovare i consensi necessari per fare ciò che va fatto. La Meloni si è ancora una volta impegnata a farlo. Se non ora, quando?
