La mossa ha tutte le caratteristiche di un bazooka sganciato sull’economia del Giappone, che potrebbe ripercuotersi anche sui mercati internazionali. Nel corso della seduta asiatica di oggi il ministro delle finanze giapponese ha annunciato che il governo ha intenzione di indirizzare i vasti fondi pensione statali verso un aumento “sostanziale” degli investimenti in attività nazionali.
Ciò ha iniziato a tradursi fin da subito in un aumento delle quotazioni sia dello yen, sia dei titoli di stato giapponesi poiché gli investitori scommettono nell’arrivo di miliardi di dollari che, spostati in passato nei mercati esteri, potrebbe presto rimpatriare e portare così a una decisa svolta. Gli economisti stanno valutando la mossa, molto simile a quella attuata lo scorso dicembre dal governo sudcoreano, per capirne la realizzabilità, la portata e i tempi.
L’attenzione è andata principalmente al Government Pension Investment Fund (il Gpif), il più grande fondo pensione al mondo, che alla fine di marzo gestiva un patrimonio di 293.600 miliardi di yen, pari a circa 1.800 miliardi di dollari e quindi qualsiasi cambiamento nella sua strategia di portafoglio avrebbe ripercussioni sui mercati finanziari globali. “Vorremmo adottare misure che incoraggino i fondi pensione, incluso il Gpif, a investire in misura significativamente maggiore in attività finanziarie giapponesi”, ha dichiarato il Ministro delle Finanze Satsuki Katayama durante una conferenza stampa questa notte.
Lo yen, da mesi sotto pressione tanto da segnare la scorsa settimana un minimo di 40 anni, è rimbalzato di circa lo 0,6% raggiungendo un picco di 161,285 dopo le dichiarazioni di Katayama, per poi ritracciare leggermente a 161,67 per dollaro. Anche le azioni giapponesi hanno registrato un rialzo (il Nikkei ha chiuso a +1,20%) e i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni hanno subito il calo più marcato da oltre un anno, scendendo di 11,5 punti base al 2,760%.
Proprio le obbligazioni giapponesi e lo yen hanno subìto forti pressioni ultimamente schiacciati da una spesa pubblica che rimane elevata e una Banca del Giappone che si muove con grande cautela riguardo un aumento dei tassi per contenere l’aumento dell’inflazione. “Al momento credo che il mercato lo stia interpretando come un segnale positivo. Ultimamente lo yen si è indebolito e anche il mercato dei titoli di Stato giapponesi ha subito un calo, e immagino che il governo stia cercando una soluzione per superare questa volatilità del mercato”, ha detto a Reuters Sim Moh Siong, strategist valutario di Ocbc a Singapore. “Non sono sicuro che questa sia la soluzione definitiva, ma potrebbe contribuire a stabilizzare il sentiment.” La prolungata debolezza dello yen è diventata un problema anche perché ha fatto lievitare il costo delle materie prime importate e aggravato la situazione per famiglie e imprese, già alle prese con prezzi energetici più elevati legati alla guerra con l’Iran.
La potenza di tiro internazionale del gigantesco fondo pensione Gpif
Attualmente il Gpif mantiene allocazioni pressoché uguali tra azioni nazionali, azioni estere, obbligazioni nazionali ed estere. Il suo portafoglio ha subito un’importante revisione nel 2014 sotto la guida dell’ex Primo Ministro Shinzo Abe, nell’ambito del suo programma di crescita e riforme strutturali denominato Abenomics, incrementando le partecipazioni in azioni e altri asset più rischiosi. Più recentemente, nel 2020, il Gpif ha aumentato la sua allocazione in obbligazioni estere dal 15% al 25% e ha ridotto la sua allocazione in obbligazioni nazionali, a basso rendimento, dal 35% al 25%.
“L’attuale portafoglio di base è stato formulato per raggiungere, nel lungo termine e con il minimo rischio necessario, gli obiettivi di investimento fissati dal ministro del Welfare e valuta il portafoglio annualmente, a seconda delle necessità”, ha detto un portavoce del fondo. Nel 2025 il Giappone deteneva il numero record di 561,75 trilioni di yen, pari a circa 3,5 trilioni di dollari in attività estere, diventando il terzo creditore mondiale dopo Germania e Cina.
Gli analisti si interrogano su fattibilità, tempi, portata dell’eventuale rimpatrio di capitali
Non è ancora chiaro come il governo potrebbe attuare un eventuale cambio di competenze. Il Gpif ha il mandato di investire esclusivamente nell’interesse dei beneficiari delle pensioni e non può impiegare le proprie risorse per promuovere obiettivi politici governativi. La supervisione del fondo spetta al Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare, non al Ministero delle Finanze. “Non è una decisione che posso prendere da sola, ma il governo si impegnerà a discuterne e a raggiungere un consenso interno”, ha detto Katayama.
“Sembra un déjà vu. Lo scorso dicembre, quando il won coreano subì pressioni di deprezzamento, il governo coreano aveva chiesto al Servizio pensionistico nazionale (Nps) di vendere dollari” ha detto a Reuters Norihiro Yamaguchi, economista per il Giappone, alla Oxford Economics di Tokyo. La tempistica suggerisce che il Ministero delle Finanze giapponese sperasse in un effetto di annuncio sul mercato valutario. Sebbene ci vorrà del tempo prima che eventuali modifiche all’allocazione degli asset vengano implementate nella pratica, l’annuncio in sé potrebbe avere un certo impatto sul sentiment di mercato. Tuttavia, dubito che sarà sufficiente a cambiare le carte in tavola, visti i fondamentali che suggeriscono una persistente debolezza dello yen.”
“Il rimpatrio massiccio di capitali è il tassello mancante nel percorso di ripresa economica del Giappone”, ha affermato Fred Neumann, capo economista per l’Asia di Hsbc. “Nonostante l’aumento dei tassi di interesse a livello nazionale e un mercato azionario dinamico, gli investitori giapponesi hanno finora mostrato scarso interesse a ridurre le loro ingenti partecipazioni all’estero e a riportare i fondi sui mercati interni.”
