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Accordo Ue-Mercosur a rischio: il Parlamento vota per rinviarlo alla Corte Ue

Una mozione presentata da Sinistra, Verdi e Patrioti (di quest’ultimo gruppo fa parte anche la Lega di Matteo Salvini, membro del governo italiano che aveva appena votato Sì) è passata con 10 voti di scarto. Ecco cosa succede adesso

Accordo Ue-Mercosur a rischio: il Parlamento vota per rinviarlo alla Corte Ue

Fumata grigia per l’accordo Ue-Mercosur. Del resto il presidente francese Emmanuel Macron, dopo aver votato contro nel Consiglio Ue della settimana scorsa, aveva avvisato: “La questione non finirà con la firma del trattato”. E infatti dopo la firma di Ursula von der Leyen sabato scorso in Paraguay con i leader delle economie sudamericane aderenti, c’era ancora da aspettare la ratifica del Parlamento, prevista in primavera. Ma non arriverà: oggi una mozione presentata da Sinistra, Verdi e Patrioti (di quest’ultimo gruppo fa parte anche la Lega di Matteo Salvini, membro del governo italiano che aveva appena votato Sì) è passata con 10 voti di scarto e ha rinviato la decisione ai giudici della Corte Ue, per la quale potrebbero volerci fino a due anni.

Smacco per von der Leyen. Merz: “L’accordo si applichi in via provvisoria”

Smacco dunque per la presidente della Commissione Von der Leyen, che aveva cantato vittoria per un accordo atteso oltre 25 anni e che da un certo punto di vista serviva come il pane per consolidare l’asse commerciale col Sudamerica e proteggersi dalle ostilità di Donald Trump, ma che dall’altro preoccupa alcune categorie produttive, in particolare il mondo agricolo. Infatti oltre alla Francia avevano votato contro ad esempio Polonia, Irlanda, Austria, mentre i maggiori sostenitori del libero scambio con Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e in futuro Bolivia ci sono soprattutto Germania e Spagna. Non a caso il cancelliere Friedrich Merz non l’ha presa bene: “L’accordo si applichi subito in via provvisoria”, ha detto a caldo. “La decisione del Parlamento è assolutamente irresponsabile, è un autogol”, è andato giù pesante Bernd Lange, eurodeputato e presidente della Commissione Commercio Internazionale.

A rischio l’area di libero scambio più grande del mondo

Va ricordato che quella che dovrebbe nascere tra Europa e Sudamerica sarà l’area di libero commercio più grande del mondo, coinvolgendo oltre 700 milioni di persone e economie che messe insieme superano i 22.000 miliardi di dollari di Pil. Stiamo parlando di un quarto del Pil globale e l’intesa prevede l’abolizione di quasi tutti i dazi in maniera progressiva da qui a 12-15 anni, fatte sale le clausole di salvaguardia e i “freni di emergenza”, cioè la possibilità che si è riservata Bruxelles di reintrodurre le tariffe se la quota di importazione dovesse superare certe soglie rigorosamente stabilite. Eppure nemmeno questo è bastato a rassicurare gli oppositori dell’Empa (European union and mercosur partnership agreement), preoccupati dalla concorrenza sleale dell’agricoltura sudamericana e dalla disparità di normative sanitarie e ambientali. Dal Sudamerica per ora nessun commento ma serpeggia irritazione per un accordo che soprattutto dal loro punto di vista viene giudicato irrinunciabile e urgente.

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