Donald Trump torna a prendere di mira Giorgia Meloni. Nella notte italiana tra domenica e lunedì, il presidente americano ha pubblicato su Truth un meme con la presidente del Consiglio accanto a lui, ritratta mentre lo guarda con un’espressione che il post prova a trasformare in una sorta di adorazione. A completare l’immagine, la scritta: “Serve un ordine restrittivo“. Un affondo personale e irriverente, che arriva dopo settimane di tensioni e dopo gli attacchi seguiti al G7 di Evian. La premier, almeno nell’immediato, sceglie ancora una volta di non replicare. La linea sembra essere quella di non alimentare la provocazione, anche se resta lo sconcerto per l’ennesimo attacco arrivato a freddo, proprio mentre si cercava, anche silenziosamente, di ricucire il rapporto con Washington. Il tutto con una foto dalla lettura tutt’altro che chiara.

Il post pesa anche per il momento in cui arriva. Tra il 7 e l’8 luglio, infatti, Trump e Meloni dovrebbero ritrovarsi allo stesso tavolo al vertice Nato di Ankara. Un passaggio diplomatico già delicato, reso ancora più complicato dall’ennesima uscita del presidente americano.
L’affondo social e il silenzio di Palazzo Chigi
Il meme su Meloni si inserisce in una sequenza di interventi molto duri pubblicati da Trump sul suo social. Nelle stesse ore, il presidente americano ha diffuso anche commenti sprezzanti sull’imponente funerale di Ali Khamenei a Teheran. Poco prima, durante il discorso per i 250 anni dalla Dichiarazione di Indipendenza, aveva evocato il “pericolo comunista”. Il nuovo attacco alla premier italiana non nasce da un confronto politico diretto né da un dossier preciso. È questo l’elemento che rende il post ancora più irrituale: Trump sceglie di colpire Meloni sul piano personale, trasformando un’immagine istituzionale in una battuta di scherno.
Da Palazzo Chigi, per ora, nessuna reazione ufficiale. Una scelta comprensibile, perché replicare significherebbe dare ulteriore spazio alla provocazione. Ma il caso resta politicamente rilevante: non si tratta solo di un meme, ma di un messaggio pubblicato dal presidente degli Stati Uniti contro la presidente del Consiglio italiana.
A fotografare il clima è arrivata anche la solidarietà di Carlo Calenda. “Trump è un ignobile bullo da quattro soldi. Piena solidarietà alla presidente del Consiglio”, ha scritto il leader di Azione sui social.
Il dossier Nato e il nodo delle spese militari
Ad Ankara, il confronto sarà inevitabilmente segnato anche dal tema delle spese militari. L’Italia si presenterà al vertice con un impegno pari al 2,8% del Pil nel 2026, senza però utilizzare Safe per spingere ulteriormente in alto l’asticella. Una scelta che arriva nonostante le critiche pubbliche rivolte da Trump agli alleati europei. Dopo le consultazioni con Giancarlo Giorgetti e Guido Crosetto, Meloni ha definito un perimetro di promesse da portare al tavolo Nato. L’obiettivo è confermare una traiettoria di crescita anche nel prossimo biennio e rassicurare Washington.
Il problema, però, è che il nuovo affondo social di Trump rende il terreno più scivoloso. Meloni arriva al vertice con la necessità di difendere la credibilità italiana nell’Alleanza e, allo stesso tempo, di non farsi trascinare in una polemica personale con il presidente americano. È un equilibrio difficile, perché i dossier restano quelli della sicurezza e della difesa, ma il metodo scelto da Trump sposta ancora una volta il confronto sul terreno della provocazione.
