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Niente figli per scelta o per difficoltà? Casa, lavoro e stipendio dietro al gap tra desiderio e realtà: l’analisi di Neodemos

I risultati dell’indagine WelFerPoli analizzati da Neodemos di Massimo Livi Bacci sottolineano che in Italia le barriere strutturali sono l’ostacolo alla fecondità desiderata. Ridurre l’insicurezza lavorativa e abitativa e promuovere l’indipendenza economica dei giovani-adulti sono politiche necessarie per scegliere più liberamente se e quanti figli avere

Niente figli per scelta o per difficoltà? Casa, lavoro e stipendio dietro al gap tra desiderio e realtà: l’analisi di Neodemos

Quanti figli si fanno in Italia oggi? A quale età? E con quale stabilità alle spalle? Ma poi (la domanda delle domande): chi non mette al mondo figli lo fa per scelta o per difficoltà? Il tema della crisi demografica è attuale sotto tutti i punti di vista – socio-economico e previdenziale in primis – oltre che ampiamente dibattuto ovunque. Sui social è un susseguirsi di post più o meno argomentati che rivendicano la libertà di decisione in fatto di “riproduzione”. Di appelli a non essere giudicati se si preferisce vivere una quotidianità childfree. Di liste della spesa ben più leggere e sostenibili se, da single o in coppia, si opta per un’esistenza priva di bambini dentro casa. Qualcuno l’ha già detto: chi non vuole figli è bene che non ne faccia. Incontestabile. Vero è che le medaglie hanno sempre due facce. E nel novero di chi non ha figli c’è anche una fetta – consistente, lo si vedrà stando alle cifre – che in realtà quei figli li vorrebbe pure ma che, alla fine della fiera e non sapendo come crescerli (leggasi: indisponibilità di risorse), accantona il progetto genitoriale.

Niente figli per scelta o per necessità?

A raccontarlo sono i risultati dall’indagine WelFerPoli – ripresi e diffusi da Neodemos, forum indipendente di ricerca demografica animato da Massimo Livi Bacci – i quali indicano che il divario tra fecondità desiderata e fecondità realizzata rimane ampio in Italia. Questi stessi risultati mostrano anche un divario tra l’età desiderata e l’età effettiva del primo figlio. Barriere di tipo economico, politiche familiari insufficienti e condizioni abitative inadeguate sono le ragioni dichiarate più frequentemente per spiegare come mai non si è raggiunto il numero di figli desiderato. Ma vediamole più nel dettaglio.

Fecondità desiderata e fecondità realizzata: l’indagine

Nei contesti a bassissima fecondità come l’Italia, scrive Neodemos, le aspirazioni insoddisfatte sono principalmente legate alla fecondità non realizzata, ovvero all’avere meno figli di quanti se ne desiderino o all’essere involontariamente senza figli. Un divario ancora poco studiato. Per sopperire a questa mancanza, nell’ambito del progetto “WelFerPoli – Wellbeing and Fertility Policies”, finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca, sono stati raccolti dati su un campione rappresentativo di circa 6.000 individui di età compresa tra i 25-49 anni, nati e residenti in Italia.

I risultati indicano che solo una minoranza (16%) di donne e uomini in età compresa tra i 25 e i 49 anni in Italia non vede i figli come parte del proprio progetto di vita: se ne parlava all’inizio. La maggioranza (68%) vorrebbe averne invece due o addirittura di più. Il numero medio di figli desiderato è pari a circa 1,8 tra coloro che hanno risposto con età pari o superiore a 35 anni ma scende a 1,6 tra quelli di età compresa tra 25 e 29 anni.

Questo desiderio di genitorialità non sempre si traduce in realtà. Anche se il numero medio di figli desiderato risulta inferiore alla norma diffusa di 2 figli, comunque supera il tasso di fecondità delle donne italiane, pari a 1,18 figli per donna nel 2024 e 1,14 nel 2025 (dati Istat). Nella fascia d’età 45-49 anni, ovvero verso la fine della loro vita riproduttiva, il 53,4% delle donne e il 55,3% degli uomini ha dichiarato di avere meno figli di quanti ne desiderasse.

Primo figlio, gap tra età desiderata ed età effettiva

Misurato, per la prima volta, anche un divario sostanziale tra l’età desiderata e quella effettiva al primo figlio. Il 65% delle madri e il 47% dei padri che hanno avuto il primo figlio tra i 30 e 34 anni dichiara che avrebbe voluto averlo prima, e la percentuale aumenta all’aumentare dell’età: il 96% delle madri e il 95% dei padri che hanno avuto il primo figlio tra i 40 e i 44 anni avrebbe voluto avere figli in età più giovane. La metà di chi ha risposto, senza figli, avrebbe inoltre desiderato avere figli in precedenza.

Casa, lavoro e stipendio le politiche su cui lavorare per superare il gap

I risultati dell’indagine WelFerPoli confermano quelli dell’Indagine Istat (2025, 2026) Famiglia e Soggetti Sociali: i fattori economici e lavorativi, le politiche familiari insufficienti e le condizioni abitative inadeguate sono le ragioni più frequentemente riportate per il mancato raggiungimento del numero di figli desiderato. In diverse fasi della vita, poi, emergono anche ulteriori motivazioni: tra i più giovani, la mancanza di un/a partner e una generale sensazione di incertezza sul futuro; al crescere dell’età diventano sempre più importanti anche motivi legati all’età e alla salute (e quindi all’infertilità).

Tali dati – sottolinea ancora Neodemos – suggeriscono che, in Italia, l’esistenza di barriere strutturali rappresenta l’ostacolo principale al raggiungimento della fecondità desiderata. Misure volte a ridurre l’insicurezza lavorativa e abitativa e a promuovere l’indipendenza economica dei giovani adulti possono contribuire a rimuovere almeno alcune di queste barriere, in modo da mettere le persone nella condizione di poter scegliere più liberamente se e quanti figli avere, e a che età averli.

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