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Évian: per Macron l’ultimo G7 nei tempi di crisi. “Risultati nelle mani di Trump”, dice Valensise (IAI)

Il G7 di Évian affronta un’agenda densa: crisi in Medio Oriente e Iran, guerra in Ucraina e sicurezza delle catene dei minerali critici. Sul tavolo anche crescita e sicurezza digitale, mentre resta centrale la tenuta del rapporto tra Usa ed Europa

Évian: per Macron l’ultimo G7 nei tempi di crisi. “Risultati nelle mani di Trump”, dice Valensise (IAI)

Cinquantuno anni dopo il primo incontro del G7 a Rambouillet, ventitré anni dopo il vertice del G8 del 2003, sempre a Évian, e sette anni dopo il vertice di Biarritz, il vertice di Évian riunirà da domani i leader dei Paesi del G7 per concentrarsi sulle principali sfide attuali in un clima di guerra (Medio Oriente e Iran) e di squilibri macroeconomici globali.

I capi di Stato e di Governo di quelle che un tempo venivano definite le economie più industrializzate dell’Occidente si preparano ad approvare dichiarazioni su questioni che spaziano dalla sanità ai minerali critici, mentre i colloqui geopolitici saranno affrontati in una dichiarazione ad hoc della presidenza francese.

Ma alla fine, cosa ci dobbiamo attendere da questo vertice? Risponde l’ambasciatore Michele Valensise, già segretario generale della Farnesina, oggi presidente dell’Istituto Affari Internazionali. “È questo – dice Valensise – un G7 che cade in tempi di crisi e cerca di sopravvivere come formato di dialogo tra Paesi affini, ma il fattore dominante per determinarne il successo risiede nell’atteggiamento che mostrerà il presidente americano Donald Trump. Dipenderà da lui se l’accento sarà su uno scambio costruttivo con gli europei o sulle critiche verso la nostra sponda dell’Atlantico”.

Eppure sembra che il presidente francese Macron abbia fatto di tutto per preparare un terreno di dialogo costruttivo, allontanando dal tavolo temi che potevano apparire divisivi. “Sicuramente – osserva il presidente dello IAI – Macron, anche come presidente del G7, punta a rafforzare gli elementi di dialogo e a mettere in secondo piano gli aspetti critici. In questa fase è importante mantenere una consultazione a livello G7 per sostenere la vitalità del gruppo, anche se ridimensionata rispetto al passato, come formato che mantiene un suo significato come foro di raccordo tra Paesi affini e dalla stessa identità valoriale”.

Trump, Iran e Ucraina: i nodi sul tavolo dei leader

Molto dipenderà anche dall’esito degli ultimi colloqui di pace per l’Iran e da come verranno discusse le ricette per superare la crisi energetica dovuta al blocco dello Stretto di Hormuz. “Trump – dice Valensise – ha rimproverato gli europei di non averlo aiutato durante la crisi con l’Iran. Le posizioni americane sono altalenanti. Da ultimo, Trump ha rimproverato gli europei, ma poi ha corretto un po’ il tiro dicendo che questo aiuto potrà esserci in futuro. Resta il fatto che nell’attuale congiuntura è importante un raccordo tra Stati Uniti ed europei ed Évian potrebbe segnare un passo in avanti per riavvicinare le rispettive posizioni. Vedremo i toni di Trump”.

Sicuramente Macron ha cercato abilmente di non rimanere intrappolato in due temi spinosi, ossia la Cina e la Russia. “Sì – dice sempre il presidente dello IAI – questo vale soprattutto per la Cina perché non si vuole approfondire più di tanto la questione della dipendenza dai minerali critici di origine cinese, anche perché sopra l’Europa aleggia sempre l’ombra di un G2 Stati Uniti-Cina che relega ai margini gli altri Paesi occidentali. Sulla Russia Macron, al pari dei partner europei, mantiene il sostegno all’Ucraina e usa le leve disponibili per indurre i russi a una trattativa seria, evitando la riproposizione meccanica delle condizioni di quattro anni fa. Il nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia non è in contraddizione con l’obiettivo di favorire, su basi realistiche, la prospettiva di una composizione negoziale, sempre che la Russia inizi a dare qualche segnale di disponibilità”.

Macron cerca l’unità, Meloni punta al dialogo con Washington

Il vertice di Évian vedrà anche probabilmente un momento di chiarimento tra la premier italiana Giorgia Meloni e il presidente americano dopo lo scambio di accuse reciproche sul nostro mancato coinvolgimento nella crisi iraniana. “Le dichiarazioni di Trump nei confronti dell’Italia non sono state leggere – osserva Valensise – e da parte italiana si sono precisati i limiti della nostra azione. È ora possibile che gli americani si siano resi conto che noi abbiamo regole e priorità da rispettare, ma continuiamo a considerare essenziale il dialogo con gli Stati Uniti”.

Ora spetterà ai leader dei sette “grandi” concordare non un comunicato conclusivo, bensì varie dichiarazioni su crescita equa e sostenibile per ridurre gli squilibri macroeconomici globali; sul rafforzamento delle catene del valore dei minerali critici; sulla creazione di un ambiente digitale sicuro per i minori e sulla riduzione del rischio degli investimenti nei Paesi fragili. Ma le discussioni sulla crisi in Medio Oriente, il blocco dello Stretto di Hormuz e la guerra in Ucraina troveranno spazio solo in una dichiarazione della presidenza francese.

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