“Il mantenimento di una linea di prudenza nella politica di bilancio degli ultimi anni ha rafforzato la capacità di fronteggiare le turbolenze esterne”. Lo ha detto la presidente dell’Upb, Lilia Cavallari, nella sua relazione in occasione della presentazione del Rapporto 2026 sulla politica di bilancio, definendo “essenziale” mantenere un percorso credibile di riduzione del debito pubblico. Uno shock sui prezzi energetici prolungato fino alla primavera del 2027 determinerebbe infatti una minore crescita reale e un peggioramento dell’avanzo primario che porterebbero il debito fino al 140% del Pil nel 2026, prevede l’Upb nel Rapporto. In più “un ulteriore fattore di rischio riguarda la realizzazione dei proventi da privatizzazioni incorporati nel Dfp, pari complessivamente allo 0,8 per cento del Pil nel triennio 2026-28. In assenza di tali introiti, la stabilizzazione del rapporto nel 2027 verrebbe meno e la successiva riduzione partirebbe da un livello più elevato”.
Upb: Irpef e flat tax
L’accresciuta progressività dell’Irpef, “unita all’ampliamento dei regimi sostitutivi ad aliquota piatta, ha accentuato le disparità di trattamento tra le varie tipologie di reddito e allontanato l’obiettivo di graduale perseguimento dell’equità orizzontale previsto dalla delega per la riforma fiscale”, dice ancora Cavallari. Gli interventi sull’Irpef che si sono susseguiti nel periodo 2021-25, ha proseguito, “hanno risposto a specifiche esigenze di policy – spesso di natura emergenziale – attraverso modifiche che hanno beneficiato prevalentemente i lavoratori dipendenti con redditi bassi e medio-bassi. Essi hanno, tuttavia, complicato la struttura dell’imposta sul reddito da lavoro dipendente, determinando un ripido aumento del prelievo in corrispondenza di una crescita anche modesta del reddito imponibile”.
“Per ovviare all’effetto indesiderato, l’ultima legge di Bilancio ha previsto la detassazione degli incrementi di reddito per i rinnovi contrattuali nel biennio 2025-26. L’intervento – ha spiegato ancora la presidente – offre un rimedio temporaneo che verrebbe meno negli anni successivi quando l’aumento ormai consolidato del livello retributivo verrebbe assoggettato alle aliquote ordinarie. Tali criticità sollevano interrogativi sull’opportunità di affidare al sistema fiscale obiettivi che, per loro natura, richiederebbero interventi selettivi e temporalmente definiti. Il rischio è di subordinare i principi di equità, neutralità e semplicità del prelievo a finalità che potrebbero trovare strumenti più efficaci al di fuori del sistema impositivo“.
Upb: invecchiamento e pensioni
I conti pubblici, prosegue Cavallari, italiani subiranno la pressione di spese legate all’invecchiamento della popolazione – pensioni, sanità e assistenza – in aumento fino a raggiungere l’apice intorno al 2040. Nei decenni successivi, “la questione più rilevante sarà la capacità di assicurare prestazioni previdenziali adeguate. Ragioni di sostenibilità finanziaria e la stessa congruità delle prestazioni suggeriscono di mantenere uno stretto legame fra l’età di pensionamento e l’aspettativa di vita”. La demografia sfavorevole, ha aggiunto, “frena le potenzialità dell’economia italiana, riducendo la popolazione in età da lavoro, in misura accentuata nelle regioni meridionali e nelle aree meno urbanizzate. Lo scorso anno la popolazione in età lavorativa si è ridotta per oltre 70.000 unità sulla base delle stime preliminari Istat”, ha quindi citato Cavallari.
Upb: salari reali molto bassi
Il mercato del lavoro italiano ha continuato a espandersi, “con salari reali molto bassi”. Nel 2025 gli occupati sono aumentati di circa 180.000 unità, soprattutto tra le donne e tra i lavoratori oltre i 50 anni; il tasso di disoccupazione è quindi sceso al 6,1%. Il tasso di inattività, in lieve diminuzione, è rimasto superiore ai livelli osservati nei principali partner europei. Le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,1%, favorendo un recupero del potere d’acquisto; in termini reali, tuttavia, i salari rimangono inferiori di oltre l’8 per cento rispetto ai valori medi del 2020.
Upb: l’Italia e la fedeltà fiscale nella Ue
Nonostante i progressi sull’attività di recupero dell’evasione (in aumento di 2,8 miliardi nel 2025 secondo quanto indicato nel Documento di finanza pubblica) e il calo della propensione all’evasione nell’ultimo decennio, “l’Italia ha tuttora un tasso di fedeltà fiscale tra i più bassi nella Ue. Permangono livelli elevati di evasione dell’Irpef da lavoro autonomo, inefficienze nella riscossione, specialmente per le Amministrazioni locali, e ampi margini di miglioramento nell’analisi del rischio di evasione”.
