L’intelligenza artificiale sta già cambiando il mercato del lavoro globale e nei prossimi anni il suo impatto potrebbe diventare ancora più profondo. A essere coinvolti sono soprattutto i settori tecnologici, creativi e della conoscenza, ma gli effetti si estenderanno progressivamente a tutta l’economia.
Un cambiamento graduale ma inevitabile
Gli analisti di Goldman Sachs prevedono che l’adozione dell’intelligenza artificiale su larga scala richiederà circa dieci anni. In questo arco temporale, si stima che tra il 6% e il 7% dei lavoratori potrebbe essere sostituito, a seconda della velocità con cui le imprese integreranno queste tecnologie. Negli Stati Uniti, l’impatto potrebbe tradursi in un aumento contenuto della disoccupazione, pari a circa 0,6 punti percentuali, se la transizione sarà graduale. Tuttavia, uno scenario di adozione più rapida potrebbe avere conseguenze più pesanti sull’occupazione e sulla stabilità economica.
I primi effetti nel mercato del lavoro
Alcuni segnali sono già visibili. Nel settore tecnologico, la quota di occupazione rispetto al totale dell’economia è in calo rispetto alle tendenze storiche. Anche professioni come consulenti, operatori di call center e grafici stanno iniziando a essere influenzate dall’uso crescente dell’IA. Tuttavia, secondo gli economisti, questi cambiamenti restano ancora limitati e non hanno modificato in modo significativo la struttura complessiva del mercato del lavoro statunitense.
Lavori che scompaiono e lavori che nascono
L’impatto dell’intelligenza artificiale non si traduce solo in perdita di posti di lavoro. Al contrario, si prevede anche la creazione di nuove opportunità, soprattutto nei settori legati alle infrastrutture e alla tecnologia. La crescente domanda di energia e data center richiederà, solo negli Stati Uniti, circa 500.000 nuovi lavoratori entro il 2030, con un forte aumento della richiesta di elettricisti, tecnici HVAC, ingegneri e operai specializzati. Già oggi, le assunzioni in questi settori sono in forte crescita. Parallelamente, l’IA favorirà la nascita di nuove professioni legate a tre grandi aree: competenze specialistiche in intelligenza artificiale e tecnologia digitale; nuove figure professionali in settori tradizionali come la sanità, grazie alla maggiore specializzazione; lavori legati all’aumento dei redditi e dei consumi, come servizi alla persona, educazione privata e intrattenimento.
Una sfida di adattamento
Uno dei nodi principali riguarda la capacità dei lavoratori di adattarsi al cambiamento. Molti dei posti a rischio appartengono ai settori della conoscenza, mentre i lavori in crescita richiedono competenze molto diverse, spesso tecniche o manuali. Secondo alcuni analisti, questa trasformazione potrebbe creare uno squilibrio temporaneo nel mercato del lavoro, con difficoltà di riassorbimento per parte della forza lavoro.
Stati Uniti: un mercato in transizione
Negli Stati Uniti, il rallentamento della crescita occupazionale degli ultimi mesi è stato influenzato da incertezze economiche e dalla diminuzione dei flussi migratori. Le previsioni indicano una possibile stabilizzazione nel 2026, con un tasso di disoccupazione attorno al 4,5%. Gli esperti sottolineano però che il vero fattore decisivo dei prossimi anni sarà proprio l’intelligenza artificiale. Il 2026 potrebbe rappresentare un punto di svolta, soprattutto per i lavoratori più giovani, che entrano oggi nei settori più esposti all’automazione.
Un futuro ancora incerto
Nonostante le previsioni, gli economisti invitano alla prudenza. L’impatto reale dell’IA sul lavoro dipenderà dalla velocità di adozione delle tecnologie, dalle politiche economiche e dalla capacità di formazione e riqualificazione dei lavoratori. In questo scenario in rapida evoluzione, una cosa appare chiara: il mondo del lavoro sta entrando in una fase di trasformazione profonda e irreversibile, in cui l’intelligenza artificiale sarà uno dei principali protagonisti.
Fonte: Goldman Sachs Research “How Will AI Affect the US Labor Market?”- World Economic Forum, “Future of Jobs Report 2025”
