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Stellantis, risiko sugli stabilimenti europei: Cassino nel mirino, spunta l’interesse cinese

Stellantis valuta cessione o cogestione di alcuni stabilimenti europei, tra cui Cassino, Rennes e Madrid. Sul dossier cresce l’interesse dei costruttori cinesi

Stellantis, risiko sugli stabilimenti europei: Cassino nel mirino, spunta l’interesse cinese

Stellantis accende il risiko dei suoi stabilimenti europei. Il gruppo sarebbe al lavoro per rimettere in equilibrio una rete produttiva che, in questa fase, resta superiore alla domanda. Secondo indiscrezioni di Bloomberg, la casa automobilistica starebbe valutando la cessione o la condivisione di alcuni siti industriali nel Vecchio Continente, con Rennes in Francia, Cassino in Italia e Madrid in Spagna tra gli impianti finiti sotto osservazione. In alcune ricostruzioni si parla di quattro fabbriche complessive, anche se non sarebbero state prese decisioni definitive sui singoli stabilimenti.

La partita, però, non si giocherebbe soltanto su una vendita secca. Stellantis potrebbe aprire a modelli di cogestione o partnership industriali, mettendo a disposizione parte della capacità inutilizzata in cambio di tecnologie, know-how o accordi produttivi con altri costruttori. Una strada che consentirebbe al gruppo di alleggerire i costi senza rinunciare del tutto al controllo degli asset più sensibili.

Cassino, il nodo italiano

Tra i siti citati, Cassino è quello che più pesa nel dibattito italiano. Lo stabilimento laziale è da tempo al centro delle preoccupazioni sindacali e industriali, anche per il calo dei volumi. Nel primo trimestre, secondo i dati Fim Cisl riportati dalle fonti, la produzione italiana di Stellantis è salita a 120.366 veicoli, con un progresso del 9,5%. Ma Cassino ha segnato una flessione del 37,4%, legata anche allo stop dello Stelvio elettrico.

Il problema, dunque, non è soltanto la quantità di auto prodotte, ma la saturazione degli impianti. Il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa è chiamato a rivedere la rotta dopo la stagione di Carlos Tavares, cercando un equilibrio tra riduzione dei costi, rilancio dei marchi e difesa dell’impronta industriale europea. La possibile apertura a partner esterni si inserisce proprio in questa fase di riposizionamento.

L’interesse cinese

Il dossier incrocia direttamente l’avanzata dei costruttori cinesi in Europa. A inizio mese rappresentanti di Dongfeng Motor avrebbero visitato gli stabilimenti di Rennes e Madrid, oltre ad alcuni siti Stellantis in Italia e Germania. Le due società starebbero discutendo anche un possibile rilancio della partnership, che potrebbe includere produzioni congiunte sia in Europa sia in Cina.

Non ci sarebbe però solo Dongfeng. Altri produttori cinesi sarebbero interessati alla capacità produttiva disponibile di Stellantis. Per i marchi del Far East, usare impianti già esistenti in Europa può essere più rapido e meno oneroso rispetto alla costruzione di nuove fabbriche. Per Stellantis, al tempo stesso, l’ingresso di partner cinesi potrebbe significare accesso a tecnologie elettriche, riduzione dei costi e maggiore utilizzo degli stabilimenti.

Leapmotor e la pista spagnola

Il precedente più concreto è Leapmotor, il marchio cinese legato a Stellantis tramite joint venture. La casa ha venduto 600.000 veicoli nel 2025, ha raggiunto per la prima volta la redditività annuale e punta a quota un milione nel 2026. Nel primo trimestre dell’anno le consegne globali hanno superato le 110.000 unità, mentre le esportazioni hanno oltrepassato le 40.000 unità.

In Europa Leapmotor punta almeno a raddoppiare le vendite rispetto alle 35.000 unità del 2025. Il marchio considera il mercato europeo strategico e complementare agli altri brand del gruppo Stellantis. In questo caso il banco di prova sarà la Spagna. Entro l’anno Leapmotor inizierà a produrre auto elettriche, in particolare il suv B10, in uno stabilimento Stellantis spagnolo che diventerà l’hub europeo del marchio.

Thianshu Xin, ceo di Leapmotor International e direttore operativo di Stellantis China, ha lasciato aperta anche la porta ad altri Paesi: “La presenza produttiva di Stellantis in oltre 30 Paesi in tutto il mondo è un valore aggiunto. Ci sono molti stabilimenti a disposizione all’interno del gruppo. Inizieremo in Spagna a partire da quest’anno, ma stiamo esplorando opportunità in altri Paesi”.

Il governo osserva la partita

Il dossier ha inevitabilmente una dimensione politica. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha auspicato che Stellantis possa aumentare le proprie quote di mercato e ha ribadito l’apertura del governo a investitori stranieri interessati a scommettere sull’Italia. Lo stesso ministro aveva già avviato interlocuzioni con diversi costruttori cinesi, tra cui Byd, Chery, Geely, Mg e Great Wall Motors, per valutare possibili produzioni nel Paese.

La partita, quindi, va oltre il destino di un singolo impianto. Tocca il futuro della produzione automobilistica italiana, il ruolo dei partner cinesi e la capacità dell’Europa di difendere la propria base industriale nella transizione elettrica.

Stellantis frena, i sindacati chiedono chiarezza

Stellantis, per ora, non entra nel merito. La posizione ufficiale è che il gruppo intrattiene normalmente discussioni con diversi operatori del settore in tutto il mondo su vari temi, con l’obiettivo di offrire ai clienti le migliori opzioni di mobilità. Sulle ipotesi specifiche, invece, la società non commenta.

Ma il silenzio non basta a raffreddare il confronto. La Fiom-Cgil, con il segretario generale Michele De Palma, ha chiesto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni un confronto tra azienda e sindacati prima dell’Investor Day del 21 maggio. Il timore è che le scelte industriali vengano definite prima di un chiarimento con lavoratori e istituzioni.

La partita di Cassino, Rennes e Madrid è dunque appena cominciata. E per Stellantis il punto non è solo liberarsi della capacità in eccesso, ma decidere con chi costruire la prossima fase europea dell’auto. Anche, forse soprattutto, con la Cina seduta al tavolo.

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