Soluzioni al telemarketing selvaggio? Non solo non arrivano, ma i call center pirata hanno ora un potente alleato in più: la confusione legislativa. Un’ondata di critiche si è abbattuta sull’emendamento che rischia di penalizzare gli operatori che rispettano le regole senza colpire gli imbroglioni, presentato al già tormentatissimo decreto bollette, quello che prevede nuovi sconti per le utenze delle fasce di popolazione più deboli.
L’emendamento, presentato dai due relatori alla commissione attività produttive della Camera Luca Troccalini (Lega) e Riccardo Zucconi (Fratelli d’Italia), approvato dall’assemblea di Montecitorio grazie alla fiducia del 30 marzo e candidato ad un quasi certo sì definitivo nel passaggio al Senato previsto per il prossimo 14 aprile, vieta qualsiasi offerta commerciale per luce gas via telefono o Internet da parte di operatori che non operino direttamente nel settore e che non abbiano avuto il consenso preventivo esplicito dei clienti per queste offerte. Offerte che se perfezionate senza il rispetto di questo vincolo renderanno nullo il relativo contratto.
Penalizzati gli operatori “convergenti”
I problemi – accusano gli esperti che hanno scrutato l’emendamento – sono due. Il primo: le nuove offerte multi-utility, da parte ad esempio degli operatori di telecomunicazioni che offrono “pacchetti” comprensivi anche di contratti luce gas in sinergia e alleanza con gli operatori energetici, vengono messe fuori gioco. Il secondo: nessun rimedio all’assalto dei call center pirata, che mistificano la loro reale identità e non si fanno correttamente riconoscere ricorrendo alla pratica del caller id spoofing, fissando magari un appuntamento a casa della “vittima” per perfezionare un cambio di contratto, quasi sempre più sfavorevole di quello che sostituiscono, guadagnando sulle provvigioni garantite agli agenti.
Asstel, l’associazione tra gli operatori di telecomunicazioni, contesta decisamente l’emendamento. In una nota inviata a Governo e Parlamento parla di nuove “asimmetrie normative a sfavore delle telecomunicazioni”. E gli esperti della materia sembrano dare ragione all’associazione.
“La stretta sul telemarketing nel settore energia nasce per fermare gli abusi ma rischia di colpire soprattutto gli operatori regolari. Tra norme non coordinate, dubbi applicativi e possibili contrasti europei il nuovo impianto può produrre più incertezza che tutela” accusano in un articolo i due giuristi Sergio Aracu, founding partner di Area Legale S.r.l., e Eugenio Prospetti, luminare della trasformazione digitale e docente di informatica giuridica alla LUISS.
Niente ostacoli alle telefonate truffa
“Dobbiamo purtroppo poco constatare – scrivono i due esperti – che l’intervento in questione con tutta probabilità non risolverà l’annoso problema delle chiamate di disturbo, andando invece a penalizzare operatori economici che con grande fatica cercano di lavorare nel rispetto delle norme vigenti, fornendo occupazione e un servizio utile al consumatore, lasciando terreno libero ai call center che operano nell’illegalità”. Questo perché paradossalmente i soggetti “già operanti al di fuori delle regole potrebbero risultare meno penalizzati, continuando ad agire sfruttando l’anonimato e la difficoltà di tracciamento delle chiamate consentito da lacune tecniche delle reti, che dovrebbero essere il vero obiettivo del Legislatore desideroso di risolvere il fenomeno del telemarketing abusivo e fraudolento”.
Un provvedimento che oltretutto “crea un’evidente disomogeneità: attività pienamente lecite in altri settori diventano vietate nel mercato energetico, pur in presenza degli stessi presupposti di consenso e trasparenza. Il risultato è un sistema incoerente, che rischia di generare confusione tra operatori e consumatori”. Un pasticcio, insomma. E intanto il massacro dei call center pirata, che colpisce tutti noi, continua indisturbato.
