The Walt Disney Company cambia capitolo, questa volta senza colpi di scena. Dal 18 marzo la guida del gruppo passerà a Josh D’Amaro, scelto per succedere a Bob Iger e chiudere una lunga stagione di attese, ripensamenti e successioni mancate. Una decisione che il mercato aspettava e che il board ha voluto rendere il più lineare possibile: continuità, esperienza interna e mano salda sui conti.
L’ufficializzazione arriva dopo anni in cui il tema del “dopo Iger” è rimasto una ferita aperta. D’Amaro entrerà in carica il 18 marzo, in coincidenza con l’assemblea annuale, mentre Iger resterà come consulente senior e membro del consiglio fino al ritiro definitivo a fine anno. Un passaggio di consegne accompagnato, senza strappi, pensato per evitare nuovi scossoni dopo il precedente fallimento della successione e per restituire al gruppo una linea di comando chiara.
Chi è Josh D’Amaro, l’uomo delle “Experiences”
Cinquantquattro anni, quasi tre decenni in azienda, D’Amaro ha costruito la sua carriera all’interno di Disney partendo dai resort fino a diventare il volto della divisione Experiences, che comprende parchi a tema, hotel e crociere. Sotto la sua regia il segmento ha ampliato l’offerta globale, spinto sull’innovazione e rafforzato il legame tra storytelling e tecnologia, includendo iniziative digitali e partnership strategiche. È proprio questa conoscenza profonda del motore industriale del gruppo ad aver convinto il board.
Iger, il ritorno e l’uscita di scena
Con questa nomina si chiude anche l’ultima parentesi della lunga era Iger. Tornato nel 2022 per rimediare a una transizione mal riuscita e rimettere in carreggiata il gruppo, Iger ha riportato stabilità dopo una fase segnata da tensioni interne e risultati altalenanti. Ora fa un passo indietro, accompagnando il nuovo ceo senza più l’ombra di un ritorno permanente.
Un’uscita di scena ordinata per l’uomo che ha plasmato la Disney moderna e che, ancora una volta, ha preferito governare il passaggio piuttosto che subirlo.
La scelta di D’Amaro non arriva da sola. Dal 18 marzo Dana Walden assumerà il nuovo ruolo di presidente e chief creative officer, riportando direttamente al ceo. Un segnale che dimostra come Disney voglia tenere insieme disciplina industriale e centralità della creatività, evitando fratture tra chi produce contenuti e chi gestisce il business.
I conti Disney: parchi motore, media sotto pressione
I numeri più recenti raccontano un gruppo in salute ma attraversato da tensioni opposte. Nel primo trimestre dell’esercizio fiscale 2026 i ricavi sono cresciuti a circa 26 miliardi di dollari, con un utile per azione rettificato sopra le attese. Ma soprattutto emerge con forza il peso della divisione Experiences: parchi e crociere hanno raggiunto livelli record di ricavi e redditività, arrivando a generare circa il 60% dei profitti complessivi del gruppo. È la macchina che oggi sostiene l’intero impero Disney, mentre il comparto Entertainment resta più esposto alle incertezze del mercato globale, alla geopolitica e alla volatilità dello streaming.
È su questo equilibrio, tra la forza dei parchi e la necessità di rilanciare contenuti e distribuzione, che si giocherà la partita del nuovo ceo.