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Biondo di Caulonia, l’arancia del riscatto: la visione di Ilaria Campisi che salva un’eccellenza calabrese

Un’antica varietà di agrume rinasce grazie a un’imprenditrice agricola della Locride. Biodiversità, agricoltura sostenibile e identità territoriale al centro del progetto Arance in Viaggio

Biondo di Caulonia, l’arancia del riscatto: la visione di Ilaria Campisi che salva un’eccellenza calabrese

A Caulonia la terra non si concede facilmente. È aspra, scoscesa, segnata dal vento e dalla luce del mare Ionio. Eppure, proprio qui, cresce un’arancia dal colore delicato e dal carattere deciso: il Biondo di Caulonia, varietà antica che per anni è rimasta ai margini del mercato e che oggi torna a parlare di futuro. Non per caso, ma per scelta. La scelta di Ilaria Campisi, imprenditrice agricola che ha deciso di restare, di custodire e di credere nella forza silenziosa della biodiversità.

Il Biondo di Caulonia, agrume identitario della Calabria

Il Biondo di Caulonia non è un’arancia qualsiasi. Noto anche come Biondo della Spina, è un’arancia tardiva dalla buccia sottile giallo-arancio, polpa chiara, finissima e molto succosa. Matura tra metà marzo e fine maggio, quando la maggior parte delle altre varietà ha già lasciato il mercato, e può raggiungere i 150-180 grammi di peso.

La presenza di noccioli e la buccia delicata ne avevano progressivamente decretato l’abbandono, a favore di cultivar più standardizzate e facilmente commercializzabili. Eppure, questo agrume custodisce qualità organolettiche straordinarie, frutto di un microclima unico: terreni ricchi di calcio, acque pure, brezze marine e una tradizione agricola che affonda le radici nella Magna Grecia.

Ilaria Campisi, imprenditrice agricola visionaria

Quando Ilaria Campisi torna a occuparsi dell’azienda agricola di famiglia, tutto sembra spingerla verso soluzioni più semplici e redditizie. Le consigliano di estirpare gli alberi antichi e piantare nuove cultivar. Lei, invece, si ferma. Osserva. Ascolta.

“Mi dicevano che quelle piante non avevano mercato, ma io sentivo che non andavano cancellate”, racconta. Una convinzione maturata nel tempo e rafforzata da una scoperta inattesa: vecchi taccuini di famiglia che documentavano la messa a dimora di quegli agrumeti oltre un secolo prima, in una coincidenza temporale che per Campisi assume il valore di una chiamata.

Arance in Viaggio, da frutto dimenticato a simbolo di rinascita

Da questa visione nasce Arance in Viaggio, progetto che ha trasformato il Biondo di Caulonia da prodotto marginale a eccellenza agricola di nicchia, oggi richiesta in Italia e in Europa. La produzione resta volutamente limitata: circa 530mila frutti all’anno, numeri piccoli che raccontano però un valore autentico e identitario.

Nel 2015 prende vita anche la Comunità di Salvaguardia del Biondo di Caulonia e degli Agrumi Antichi, una rete che coinvolge produttori, proprietari terrieri, cittadini, ristoratori, musicisti e pasticcieri, tutti impegnati nella tutela e nella promozione di questo agrume raro.

Biodiversità, sostenibilità e agricoltura etica

Il lavoro di Ilaria Campisi va oltre la produzione agricola. I suoi agrumeti sono diventati giardini botanici, luoghi di tutela della biodiversità e di sperimentazione di un’agricoltura biologica e rigenerativa.

“Coltivare biodiversità significa prendersi cura di un pezzetto di mondo, nel rispetto della natura e delle comunità umane”, afferma Campisi, richiamando il pensiero di Vandana Shiva sull’urgenza ambientale e climatica.

Accanto alla sostenibilità ambientale emerge con forza anche la dimensione sociale. L’azienda impiega e forma lavoratori migranti, promuove inclusione e dignità del lavoro e ha dato vita a iniziative come Orti in Giardino, spazi condivisi che uniscono agricoltura, cultura e comunità.

Riconoscimenti e valore economico del Biondo di Caulonia

L’impegno di Ilaria Campisi è stato riconosciuto a livello nazionale. Ha ricevuto il Premio Economia del Futuro ed è stata inserita tra le 100 Eccellenze Italiane di Forbes, riconoscimenti che hanno acceso i riflettori su una produzione agricola di nicchia dal forte valore simbolico.

Il Biondo di Caulonia viene oggi utilizzato in cucina, pasticceria e gelateria, trasformato in marmellate, canditi e succhi biologici. Il prezzo medio si aggira intorno ai 4 euro al chilo, a testimonianza di una filiera corta ed etica, capace di remunerare correttamente il lavoro agricolo.

Il Biondo di Caulonia, ambasciatore della Calabria

“Le mie arance viaggiano in Italia e in Europa e attraverso questo viaggio raccontano la nostra terra”, spiega Ilaria Campisi. Il Biondo di Caulonia è diventato un ambasciatore della Calabria, capace di attrarre curiosità, turismo consapevole e interesse culturale verso un territorio spesso penalizzato da carenze infrastrutturali.

Salvare questo agrume significa preservare paesaggio, memoria e identità, dimostrando che l’innovazione può nascere dalla tutela delle radici. In un’epoca segnata dalla crisi climatica e dalla perdita di biodiversità, la storia di Ilaria Campisi e del Biondo di Caulonia rappresenta un modello concreto di riscatto agricolo, economico e umano.

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