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Warner Bros dice no a Paramount: il cda chiude la porta all’offerta ostile e sceglie Netflix

La telenovela dell’intrattenimento americano entra in una nuova fase. Il cda di Warner Bros. Discovery boccia all’unanimità l’offerta da 108 miliardi di Paramount Skydance e invita gli azionisti a sostenere la fusione con Netflix. Sullo sfondo restano i dubbi antitrust, le manovre politiche e un mercato che continua a scommettere su un rilancio

Warner Bros dice no a Paramount: il cda chiude la porta all’offerta ostile e sceglie Netflix

Warner Bros. Discovery prende posizione in modo netto. Il consiglio di amministrazione ha raccomandato agli azionisti di rifiutare l’offerta pubblica di acquisto ostile lanciata da Paramount Skydance e di attenersi all’accordo di fusione con Netflix annunciato il 5 dicembre.

Lo comunica direttamente la società con una nota ufficiale. “A seguito di un’attenta valutazione dell’offerta pubblica di acquisto recentemente lanciata da Paramount, il consiglio di amministrazione – per voce del presidente Samuel Di Piazza – ha concluso che il valore dell’offerta è inadeguato, con rischi e costi significativi a carico dei nostri azionisti”. “Questa offerta – spiega Di Piazza – ancora una volta non affronta le principali preoccupazioni che abbiamo costantemente comunicato a Paramount durante il nostro ampio confronto e la revisione delle loro sei precedenti proposte“.

Il punto chiave, per Warner, è la certezza del valore. Secondo il board, la proposta di Netflix garantisce condizioni economiche e finanziarie più solide rispetto a quella di Paramount, nonostante quest’ultima metta sul tavolo un prezzo superiore per azione. “Siamo certi che la nostra fusione con Netflix rappresenti un valore superiore e più certo per i nostri azionisti“.

Paramount all’attacco: 30 dollari per azione, ma credibilità sotto esame

Paramount aveva tentato l’affondo offrendo 30 dollari per azione, contro i 27,75 dollari proposti da Netflix, puntando su un’operazione interamente in contanti e su un valore complessivo superiore. Ma Warner Bros. Discovery ha messo in dubbio la solidità del finanziamento e la credibilità dell’operazione, ulteriormente indebolita dal ritiro di Affinity Partners, il fondo di private equity di Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump, inizialmente coinvolto nel consorzio.

Netflix esulta: “è il miglior risultato possibile”

Netflix ha accolto con favore la decisione del board Warner. Ted Sarandos, co-ceo del colosso dello streaming, ha parlato apertamente di una vittoria strategica. “Il consiglio di amministrazione di Warner Bros. Discovery ha ribadito che l’accordo di fusione di Netflix è superiore e che la nostra acquisizione è nel migliore interesse degli azionisti“.

Sarandos ha rivendicato anche il valore industriale dell’operazione, “si è trattato di un processo competitivo che ha prodotto il miglior risultato per consumatori, creatori, azionisti e l’industria dell’intrattenimento in generale”. Ma il co-ceo guarda già oltre: “Netflix e Warner Bros. si completano a vicenda e siamo entusiasti di unire i nostri punti di forza con la loro divisione cinematografica, il loro studio televisivo di fama mondiale e l’iconico marchio Hbo”. Un passaggio chiave riguarda il cinema, tema sensibile per Hollywood, “siamo inoltre pienamente impegnati a distribuire i film Warner Bros. nelle sale cinematografiche, con una finestra tradizionale”.

Perché Warner sceglie Netflix (nonostante il prezzo più basso)

La scelta di Warner Bros. Discovery non è solo una questione di prezzo. Il gruppo considera decisivi tre fattori. Al centro della valutazione c’è soprattutto il grado di affidabilità dell’operazione. L’offerta di Netflix viene considerata più solida sul piano finanziario e in grado di garantire maggiore visibilità sull’esito finale, mentre quella di Paramount è ritenuta esposta a incognite più elevate, sia nella struttura del finanziamento sia nel percorso autorizzativo.

C’è poi una valutazione industriale. La fusione con Netflix si inserisce in modo coerente nel percorso di riorganizzazione già avviato da Warner Bros. Discovery, che prevede anche la separazione delle attività televisive via cavo, comprese Cnn, Discovery e Turner. Un’operazione che, secondo il board, rischierebbe di essere complicata o addirittura rimessa in discussione in caso di cambio di partner.

Infine pesa il costo di un’eventuale marcia indietro. Sciogliere l’accordo già firmato con Netflix non sarebbe una scelta indolore e comporterebbe il pagamento di una penale da 2,8 miliardi di dollari, un onere che aumenterebbe l’incertezza finanziaria in una fase già particolarmente delicata per il gruppo.

Sul dossier continua a pesare l’ombra della Casa Bianca. Donald Trump è intervenuto più volte sul tema, definendo la fusione Netflix-Warner un potenziale problema di concorrenza e lasciando intendere un coinvolgimento diretto nel processo di approvazione.

Il mercato resta in attesa

La battaglia non è chiusa. Paramount potrebbe ancora decidere di rilanciare. Gli analisti ricordano che si tratta della sesta offerta in tre mesi e che il voto degli azionisti Warner non è atteso prima della primavera. Intanto, all’apertura di Wall Street le società coinvolte mostrano segnali contrastanti. Paramount scende del 3,5%, Warner Bros. perde il 2,79% mentre Netflix guadagna circa il 2%.

La telenovela Warner Bros. è tutt’altro che finita e promette nuovi colpi di scena. Il consiglio di amministrazione ha però tracciato una linea chiara: “Netflix è la strada migliore”. Ora la parola passerà agli azionisti. Paramount, almeno per il momento, resta fuori. Trump permettendo.

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