La corsa è finita: Netflix ha vinto. Dopo settimane di rilanci e aver superato Paramount Skydance e Comcast in una delle aste più combattute che Hollywood ricordi la piattaforma di Los Gatos ha firmato un accordo definitivo per acquisire Warner Bros., gli Studios e l’intera library del gruppo per un equity value da 72 miliardi e un enterprise value complessivo di 82,7 miliardi di dollari. Una cifra colossale, che valuta ogni azione Wbd 27,75 dollari, vicino ai 30 richiesti dal ceo David Zaslav.
L’offerta combina contanti e azioni Netflix, con una clausola da cinque miliardi di dollari se l’operazione dovesse essere bloccata dall’Antitrust. Prima della chiusura, prevista tra 12 e 18 mesi, Warner completerà lo spin-off della divisione Global Networks, Discovery Global, che includerà Cnn, Discovery, Eurosport e le reti via cavo in difficoltà.
Il dado, dunque, è tratto. Ma il via libera finale è tutt’altro che garantito: la politica entra in gioco e al centro della scena c’è Donald Trump.
Un’acquisizione che riscrive gli equilibri di Hollywood
L’acquisizione di Warner Bros. da parte di Netflix rappresenta un cambio di paradigma per la società regina dello streaming. Per la piattaforma di Los Gatos è infatti un salto di scala senza precedenti poiché in quasi trent’anni di storia non aveva mai tentato un’operazione di questa portata. L’obiettivo, però, è semplice: unire il player dominante dello streaming con uno degli Studios più iconici del Novecento. Warner significa Harry Potter, Batman, Superman, Matrix, l’universo DC, ma anche l’intera biblioteca HBO, da “The Sopranos”, passando per “Sex and the City” fino ad arrivare al recentissimo “The White Lotus” e ad “IT – Welcome to Derry”. Un vero e proprio catalogo d’autore che permette a Netflix di colmare la sua unica debolezza strutturale: l’assenza di un archivio storico in grado di sostenere la leadership globale nei prossimi anni.
Per Warner, invece, la vendita è un capitolo obbligato. Debiti ancora ingombranti, il crollo delle reti via cavo e un quadro competitivo in costante deterioramento hanno reso inevitabile la cessione del cuore produttivo del gruppo. Tutto proprio mentre Hbo Max si prepara al debutto in Italia.
Il risultato è un conglomerato potenziale da oltre 450 milioni di abbonati, con una capacità di produzione e distribuzione mai vista nella storia dell’industria. Ed è proprio questa concentrazione di potere a preoccupare Washington.
La rabbia di Paramount e l’ombra degli Ellison
La scelta di Warner di concedere l’esclusiva a Netflix ha provocato la dura reazione di Paramount Skydance. David Ellison, che aveva messo sul piatto un’offerta per l’intera Warner Bros. Discovery (non solo quindi gli Studios come Netflix), ha accusato il board di aver condotto un processo “distorto”, favorendo Netflix nonostante gli evidenti rischi antitrust.
L’affaire, però, ha anche un sottotesto politico. Larry Ellison, padre di David, fondatore di Oracle e grande finanziatore repubblicano, è uno degli alleati più influenti del presidente Trump. La recente acquisizione di Paramount da parte di Skydance è stata agevolata da un clima favorevole alla Casa Bianca, e molti analisti ritenevano che gli Ellison potessero contare su quell’asse anche nella corsa a Warner. Ma gli Ellison non sono gli unici a muovere le acque.
La Casa Bianca si muove: Trump pronto a bloccare l’operazione
La firma dell’accordo non chiude il problema politico, anzi lo apre. Secondo fonti a Washington, il presidente Trump vede la fusione tra Netflix e Warner come una minaccia alla concorrenza e sta valutando un intervento diretto. Il Dipartimento di Giustizia starebbe già preparando l’avvio di un’indagine sul “potere di mercato” di Netflix, interpretata come un segnale chiaro: il dossier è sotto stretta osservazione.
Nelle ultime ore, diversi parlamentari repubblicani hanno chiesto formalmente un esame Antitrust approfondito, sostenendo che un colosso Netflix-Warner potrebbe condizionare prezzi, pluralismo culturale e perfino la competitività delle altre piattaforme americane. In questo scenario, l’intervento diretto del presidente non è affatto escluso. E sarebbe un colpo potenzialmente devastante per la fusione.
Accordo firmato, ma il risultato resta aperto
L’intesa fra Netflix e Warner Bros è realtà. Ma il percorso per arrivare alla chiusura definitiva resta lungo, complesso e fortemente esposto alle pressioni della Casa Bianca. Se Trump decidesse di ostacolare l’operazione, la fusione potrebbe trasformarsi nel più grande caso regolatorio dell’ultimo decennio, con effetti profondi sul mercato globale dell’intrattenimento.
Se invece Netflix riuscisse a superare i veti politici e il vaglio Antitrust, si troverebbe a controllare la library più potente del mondo e a riscrivere gli equilibri dell’audiovisivo come nessuno aveva fatto dai tempi dell’acquisizione di Fox da parte di Disney.
L’accordo c’è. Il via libera, non ancora. E la battaglia vera comincia adesso.
Ultimo aggiornamento ore 14,00