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Usa-Iran salta l’intesa, Khamenei sfida Trump: “Daremo una lezione indimenticabile” e Washington scatena nuovi raid

Teheran rompe l’accordo di Islamabad e minaccia i Paesi che ospitano basi Usa. Trump ordina nuovi raid dopo la morte di due soldati in Giordania

Usa-Iran salta l’intesa, Khamenei sfida Trump: “Daremo una lezione indimenticabile” e Washington scatena nuovi raid

Si riaccende con forza lo scontro tra Stati Uniti e Iran. Teheran ha dichiarato decaduto il memorandum d’intesa raggiunto con Washington a Islamabad, mentre la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha accusato Donald Trump di aver tradito gli impegni assunti e ha promesso agli Stati Uniti “lezioni indimenticabili”.

La risposta americana non si è fatta attendere. Dopo la morte di due militari statunitensi in un attacco iraniano in Giordania, Trump ha ordinato una nuova ondata di bombardamenti contro obiettivi in Iran. Il conflitto si allarga intanto ai Paesi del Golfo che ospitano basi e strutture militari americane, diventati bersagli degli attacchi di Teheran.

Khamenei rompe l’intesa e sfida gli Stati Uniti

A una settimana dal crollo della tregua, l’Iran ha annunciato la sospensione degli impegni contenuti nell’accordo firmato a Islamabad. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha confermato che Teheran ha interrotto l’applicazione del memorandum, aprendo formalmente una nuova fase dello scontro. Poco dopo è intervenuto Khamenei Jr, che ha accusato Washington di aver violato ripetutamente l’intesa. Secondo la Guida Suprema, le azioni americane avrebbero dimostrato “quanto sia inutile la firma del presidente degli Stati Uniti”.

Nel suo durissimo messaggio, Khamenei ha definito “bullismo, ambizioni egemoniche e barbarie” elementi inseparabili della politica americana. Ha quindi promesso che l’Iran impartirà agli Stati Uniti “lezioni indimenticabili”, sostenendo che Washington abbia mostrato ancora una volta “il suo vero volto senza maschera”.

La minaccia iraniana non riguarda ormai soltanto il territorio americano. Gli attacchi contro installazioni statunitensi in Giordania, Kuwait e Bahrein indicano che anche i Paesi che ospitano basi, radar e contingenti di Washington rischiano di essere trascinati direttamente nella guerra.

Due soldati americani uccisi in Giordania

L’escalation è stata accelerata dalla morte di due militari statunitensi durante un attacco iraniano in Giordania. Un altro soldato risulta disperso, mentre quattro sono rimasti feriti e sono stati successivamente dimessi dall’ospedale. Con queste nuove vittime sale a 16 il numero dei militari americani uccisi dall’inizio del conflitto. Il Comando centrale degli Stati Uniti non ha reso pubblici i nomi dei due soldati, in attesa delle comunicazioni alle famiglie.

Trump ha definito la loro morte “una cosa molto triste”, spiegando che i militari stavano operando “al servizio del nostro Paese”. Il presidente americano ha poi ribadito che l’obiettivo principale dell’intervento resta impedire che l’Iran possa entrare in possesso di un’arma nucleare.

Alla domanda sulla decisione di Teheran di abbandonare l’accordo di Islamabad, Trump ha risposto senza aperture diplomatiche: “Non me ne può fregare di meno”.

Teheran colpisce le basi Usa nel Golfo

L’Iran ha intensificato gli attacchi contro la presenza militare americana nella regione. In Kuwait, le forze iraniane hanno rivendicato un’operazione su larga scala con droni contro Camp Al Adiri e la base aerea di Ali Al Salem. Secondo la versione diffusa dalla televisione statale iraniana, sarebbero stati colpiti un deposito di munizioni, sistemi Patriot e apparati radar della difesa aerea. Teheran ha inoltre dichiarato di aver preso di mira un centro di supporto militare statunitense a Camp Arifjan.

Gli attacchi hanno avuto conseguenze anche sulle infrastrutture civili. L’aeroporto internazionale del Kuwait ha sospeso temporaneamente le operazioni a causa della minaccia rappresentata da missili e droni. La Kuwait Petroleum Corporation ha inoltre comunicato che uno dei suoi impianti petroliferi è stato raggiunto durante “ripetuti attacchi iraniani”, riportando danni rilevanti e alcuni feriti. L’esercito iraniano ha rivendicato anche un attacco con droni contro una base americana in Bahrein. La strategia di Teheran sembra così puntare ad ampliare il costo del conflitto, colpendo la rete di installazioni attraverso cui Washington sostiene le proprie operazioni nel Golfo.

Trump ordina l’ottava notte di bombardamenti

Gli Stati Uniti hanno risposto con una nuova serie di raid contro il territorio iraniano. Il Centcom ha annunciato che le operazioni sono state avviate “su disposizione del commander-in-chief” per punire le forze dei Pasdaran ritenute responsabili dell’attacco in Giordania.

Gli obiettivi hanno compreso strutture di sorveglianza costiera, sistemi di difesa aerea, mezzi navali e depositi di missili e droni. Washington ha spiegato che i bombardamenti servono anche a ridurre la capacità iraniana di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz. Secondo i media iraniani, i missili americani hanno colpito infrastrutture elettriche, impianti di desalinizzazione, ponti e collegamenti stradali nella provincia meridionale di Hormozgan. Almeno una ventina di villaggi sarebbero rimasti senza acqua potabile. La televisione di Stato iraniana ha riferito di tre morti e otto feriti.

Esplosioni sono state segnalate anche a Bandar Abbas e sull’isola di Qeshm, due aree strategiche vicine allo Stretto di Hormuz. Mentre Washington rafforza il dispositivo militare con nuovi F-16 e F-35, il Dipartimento di Stato ha diramato un’allerta globale, invitando i cittadini americani all’estero a prestare maggiore cautela.

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