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Venezuela, Meloni giustifica Trump (“Intervento difensivo legittimo”) ma apre al premio Nobel Maria Corina Machado

Giorgia Meloni è l’unica leader europea a sostenere l’intervento di Trump in Venezuela e, tramite una telefonata con l’oppositrice venezuelana María Corina Machado, sottolinea l’apertura a una transizione democratica, mentre l’Europa resta divisa e il premier britannico Starmer è categorico: “Né Maduro né Trump”

Venezuela, Meloni giustifica Trump (“Intervento difensivo legittimo”) ma apre al premio Nobel Maria Corina Machado

L’operazione statunitense in Venezuela e la cattura di Nicolás Maduro hanno aperto un fronte che va oltre la crisi di Caracas e investe direttamente l’ordine internazionale. Al centro del dibattito globale non c’è solo la fine del regime venezuelano, ma una domanda che attraversa cancellerie e organismi multilaterali: quale precedente crea un intervento militare di questo tipo e chi ne stabilisce la legittimità. Perché se Maduro è considerato da molti un dittatore, l’intervento dell’amministrazione di Donald Trump nel paese sudamericano rischia di trasformarsi in un precedente pericoloso per la stabilità mondiale.

La compatibilità dell’azione armata con il diritto internazionale è così diventata il vero terreno di scontro diplomatico, alimentando il timore che la legittimazione di un’”aggressione difensiva” possa aprire la strada a interventi unilaterali sempre più frequenti. Uno scenario che richiama altre tensioni globali già in atto, dalle mire della Russia di Vladimir Putin sull’Ucraina a quelle della Cina di Xi Jinping su Taiwan, e che mette in discussione il fragile equilibrio su cui si regge l’attuale sistema internazionale.

Le prime reazioni sono arrivate dalle Nazioni Unite. Il segretario generaleAntonio Guterres ha espresso “profonda preoccupazione” per quello che ha definito un “pericoloso precedente”, richiamando tutti gli attori al “pieno rispetto del diritto internazionale”. La Colombia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza, sostenuta da Russia e Cina. Pechino, in una nota ufficiale, ha parlato di “chiara violazione del diritto internazionale”, chiedendo agli Stati Uniti di “garantire la sicurezza personale” di Maduro e di “liberarlo immediatamente”, oltre a sollecitare la fine di ogni tentativo di rovesciare il governo venezuelano con la forza.

Condanne nette sono arrivate anche da Mosca, Teheran e L’Avana, che hanno denunciato un’”aggressione armata” e una violazione della sovranità del Venezuela. Il Messico e il Brasile hanno adottato toni particolarmente duri: il presidente brasiliano Lula ha parlato di una “linea inaccettabile superata”, avvertendo che l’uso della forza rischia di aprire una stagione di “caos e instabilità” in cui “la legge del più forte” finisce per prevalere sul multilateralismo.

Di segno opposto le reazioni di Israele e Argentina. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è congratulato con Trump per una “leadership coraggiosa e storica”, mentre il presidente argentino Javier Milei ha salutato l’operazione con una frase destinata a diventare uno slogan: “la libertà avanza”.

Europa divisa tra condanne e prudenza

Nel campo europeo la linea è apparsa fin da subito frammentata. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ribadito che l’Unione europea è “al fianco del popolo venezuelano” ma che “qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite”. Sulla stessa linea il presidente del Consiglio Ue António Costa, che ha chiesto una “de-escalation”.

La Spagna ha respinto l’intervento militare pur senza riconoscere Maduro: il premier Pedro Sánchez ha avvertito che violare il diritto internazionale spinge la regione verso “un orizzonte di incertezza e bellicismo”. A Parigi, il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha parlato di una violazione del diritto internazionale, mentre il presidente Emmanuel Macron ha adottato toni più sfumati, sottolineando che la fine della dittatura è un fatto positivo ma che la transizione dovrà essere “pacifica e democratica“.

Più cauta Berlino: il cancelliere Friedrich Merz ha definito “complessa” la valutazione giuridica dell’intervento, insistendo però sulla necessità di una transizione ordinata verso un governo “legittimato dal voto”.

Londra prende le distanze: “Né Maduro né Trump”

Il Regno Unito ha scelto una posizione di marcata prudenza. Il primo ministro Keir Starmer ha chiarito che Londra “non è stata in alcun modo coinvolta” nell’operazione americana e che occorre prima “stabilire tutti i fatti”. Starmer ha ribadito di essere un “sostenitore di lungo corso del diritto internazionale” e ha spiegato che il governo britannico discuterà l’evoluzione della crisi con Washington nei prossimi giorni. Il messaggio politico, tuttavia, è netto: il Regno Unito non si schiera “né con Maduro né con Trump”, pur non versando “lacrime per la fine del regime” venezuelano.

Roma con Washington: la scelta solitaria di Meloni

In questo quadro frammentato, l’Italia rappresenta un’eccezione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è l’unica leader europea ad aver fornito una copertura politica esplicita all’azione americana. Palazzo Chigi ha chiarito che Roma “non considera l’azione militare esterna la strada per porre fine ai regimi totalitari”, ma ritiene “legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza”, come quelli legati al narcotraffico.

Meloni ha ricordato che l’Italia non ha mai riconosciuto l’autoproclamata vittoria elettorale di Maduro e sostiene l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica. La presidente del Consiglio ha avuto una conversazione telefonica con la leader dell’opposizione venezuelana e premio Nobel per la pace María Corina Machado. Secondo una nota di Palazzo Chigi, al centro del colloquio ci sono state le prospettive di una transizione pacifica e democratica in Venezuela. le due leader hanno condiviso che “l’uscita d scena di Maduro apre una nuova pagina di speranza per la popolazione del Venezuela” e rappresenta la possibilità per i cittadini di “godere dei principi base della democrazia e dello Stato di diritto”.

Dure invece le critiche interne. La segretaria del Pd Elly Schlein ha definito “grave” la linea del governo, chiedendo di riaffermare il primato del diritto internazionale, mentre Giuseppe Conte ha invitato l’esecutivo a condannare l’attacco. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha intanto assicurato che la priorità resta la sicurezza della comunità italiana in Venezuela e dei connazionali detenuti, mentre il governo valuta un’informativa alle Camere.

Ultimo aggiornamento lunedì 5 gennaio 2026 alle ore 8

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