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Venezuela, attacco Usa a Caracas: Maduro catturato, sarà incriminato a New York

Forti esplosioni nella notte a Caracas, con blackout e colonne di fumo vicino a basi militari. Trump conferma l’operazione Usa e annuncia: “Maduro preso con la moglie e portato fuori dal Paese”. Media parlano di “uscita negoziata”, Rubio: “Sarà processato negli Usa”

Venezuela, attacco Usa a Caracas: Maduro catturato, sarà incriminato a New York

Alla fine le tensioni tra Stati Uniti e Venezuela sono esplose. Nella notte del 3 gennaio forti esplosioni sono state avvertite a Caracas. I boati nella capitale venezuelana sono iniziati intorno alle 2 locali, le 7 in Italia, accompagnati da “rumori simili a quelli di aerei in volo” e da blackout estesi nella parte meridionale della città, nei pressi di una grande base militare. Testimoni e giornalisti sul posto hanno riferito di colonne di fumo visibili a distanza e di detonazioni ripetute per almeno quindici minuti.

Secondo le ricostruzioni raccolte nelle ore successive, almeno sette esplosioni sarebbero state udite in diverse zone della capitale, mentre aerei militari avrebbero sorvolato la città a bassa quota. In diversi quartieri l’elettricità è venuta meno subito dopo le prime detonazioni. Il New York Times riferisce che l’operazione americana ha causato morti e feriti tra la popolazione civile, anche se al momento non è disponibile un bilancio ufficiale.

Trump: “Preso Maduro”, Giustizia Usa, “sarà incriminato a New York”

Le esplosioni sono avvenute mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva nuovamente evocato la possibilità di operazioni terrestri contro il Venezuela, affermando che i giorni del presidente Nicolás Maduro erano “contati”. Washington ha negli ultimi mesi rafforzato la propria presenza militare nella regione, con una flottiglia navale nei Caraibi e assetti avanzati schierati nell’area.

Nella mattinata Trump ha rivendicato apertamente l’operazione e poi il colpo a sorpresa: “Maduro preso con sua moglie e portato via dal Paese“, ha dichiarato il presidente americano, confermando “l’attacco su larga scala condotto con successo”.

Al Nyt, il presidente Usa ha definito il blitz “una buona pianificazione e truppe eccellenti. È stata un’operazione brillante”. Alla domanda se avesse chiesto l’autorizzazione al Congresso e quali saranno i prossimi passi per il Venezuela, Trump ha risposto che affronterà questi temi durante una conferenza stampa prevista alle 17 italiane a Mar-a-Lago.

Secondo CBS News, l’operazione sarebbe stata autorizzata direttamente dalla Casa Bianca giorni prima dell’inizio dei bombardamenti. “Trump ha ordinato gli attacchi”, hanno riferito fonti dell’amministrazione statunitense citate dall’emittente americana.

Come è stato catturato Maduro

Funzionari statunitensi hanno successivamente chiarito ai media che Nicolás Maduro sarebbe stato catturato nella mattinata di sabato da membri della Delta Force, l’unità d’élite dell’esercito statunitense specializzata in operazioni ad altissimo rischio. La stessa unità fu responsabile nel 2019 dell’operazione in cui venne ucciso l’ex leader dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi.

Secondo quanto riferito a Fox dall’ex funzionario del Pentagono Brent Sadler, poco prima della cattura Maduro si trovava a bordo di un’auto e stava rispondendo alle domande dei giornalisti. Sadler ha aggiunto che “non ci sarebbe stata quasi alcuna resistenza” da parte delle forze venezuelane. Una versione che contrasta, almeno in parte, con quanto sostenuto da fonti interne all’opposizione di Caracas citate da Sky News, secondo cui la cattura e il trasferimento di Maduro sarebbero avvenuti attraverso una “uscita negoziata“.

Intanto il Wall Street Journal, citando fonti vicine al governo venezuelano, ha riferito che la vicepresidente Delcy Rodríguez sarebbe “sana e salva”.

Secondo quanto dichiarato dal senatore repubblicano Mike Lee, citato da Cnn, Maduro “è stato arrestato e sarà processato“. Lee ha spiegato di aver ricevuto l’informazione direttamente dal segretario di Stato Marco Rubio. “Mi ha informato che Maduro è stato arrestato per essere processato con l’accusa di reati penali negli Stati Uniti e che l’azione di questa notte è stata intrapresa per proteggere e difendere coloro che stavano eseguendo il mandato di arresto”, ha affermato il senatore.

A confermare il quadro giudiziario è arrivata anche la ministra della Giustizia degli Stati Uniti Pam Bondi, che ha annunciato l’incriminazione di Maduro e di sua moglie a New York. “Nicolas Maduro e sua moglie sono stati incriminati al Southern District di New York”, ha scritto Bondi su X, spiegando che Maduro è accusato di “cospirazione per narcotraffico e terrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e ordini esplosivi contro gli Stati Uniti“.

“Presto dovranno affrontare la forza della giustizia americana sul suolo americano e nei tribunali americani”, ha aggiunto Bondi, ringraziando il presidente Donald Trump “per il coraggio di chiedere giustizia a nome del popolo americano” e le forze armate statunitensi “che hanno condotto la missione per catturare questi due presunti narcotrafficanti”.

Trump: “coinvolti ora nell’industria petrolifera, il successore? Forse Machado, vedremo”

Prima della conferenza stampa annunciata a Mar-a-Lago, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilasciato le prime dichiarazioni sull’operazione militare in Venezuela. “Ho seguito l’operazione in tempo reale da Mar-a-Lago”, ha detto, assicurando che non ci sono state “vittime” tra i militari americani, pur confermando alcuni feriti. “Un nostro elicottero è stato colpito, ma sono tornati tutti”.

Trump ha spiegato che il blitz era pronto da giorni: “volevamo prendere Maduro quattro giorni fa, ma il cattivo tempo non lo ha permesso” la sua residenza era una “fortezza”. Trump ha anche rivelato che ci sarebbero stati tentativi di contatto prima dell’azione, “Maduro voleva negoziare, ma non ho accettato”.

Il presidente ha aperto il dossier politico ed economico sul futuro del Paese. Gli Stati Uniti, ha detto, saranno “fortemente coinvolti nell’industria petrolifera del Venezuela“. Quanto alla transizione, Trump ha affermato che Washington “valuterà se sia possibile” affidare la guida del Paese a María Corina Machado, lasciando aperta l’ipotesi di un suo ruolo nella fase post-Maduro.

Basi militari colpite e città paralizzata

Secondo testimonianze raccolte da media locali e internazionali, i raid avrebbero colpito obiettivi militari strategici. Tra le strutture menzionate figurano Fort Tiuna, la base aerea di La Carlota, l’Accademia militare di Mamo e aree nei pressi del porto di La Guaira. Un video verificato dalla Cnn mostra due distinti pennacchi di fumo levarsi tra le luci della capitale, con bagliori arancioni alla base e nuovi lampi seguiti da boati.

Residenti di quartieri come El Junquito, La Pastora, El Hatillo e Los Ruices hanno raccontato di finestre che tremavano e di persone scese in strada spaventate. Un italiano residente a Caracas ha riferito che “i bombardamenti sopra la capitale sono cessati intorno alle 4 del mattino” e che i jet militari “sono entrati in azione per circa due ore”. Un primo bilancio non ufficiale indica che i raid si sarebbero concentrati principalmente su aree militari, senza conferme ufficiali su morti o feriti tra le forze armate.

Secondo media venezuelani, la casa del ministro della Difesa Vladimir Padrino López sarebbe stata colpita durante i raid aerei. Nelle prime ore successive agli attacchi il ministro risultava irraggiungibile e alcune fonti non confermate avevano parlato della sua possibile uccisione.

Nelle ore successive, tuttavia, lo stesso Padrino López è apparso in un video diffuso sui social media, smentendo di fatto le indiscrezioni sulla sua sorte. Nel messaggio, il ministro ha annunciato lo schieramento di forze militari su tutto il territorio nazionale e ha denunciato quello che ha definito un “vile attacco” da parte degli Stati Uniti. “Ma non ci sottometteranno“, ha affermato, richiamando all’unità tra forze armate e popolazione. Il messaggio si è concluso con un appello alla resistenza: “la dignità non si negozia, insieme vinceremo”.

Stato di emergenza e tensione alle stelle

Il governo venezuelano ha denunciato una “gravissima aggressione militare” attribuita agli Stati Uniti. Il presidente Maduro, prima della sua cattura, aveva dichiarato lo stato di emergenza e chiesto la “mobilitazione” della popolazione. In una nota ufficiale, l’esecutivo ha affermato che “l’obiettivo di questo attacco non è altro che quello di impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela” e che “il tentativo di imporre una guerra coloniale per forzare un ‘cambio di regime’ fallirà”.

Dal fronte internazionale, il presidente colombiano Gustavo Petro ha scritto: “Caracas è sotto bombardamento in questo momento. Allertate il mondo: il Venezuela è stato attaccato! Stanno bombardando con missili”, chiedendo una riunione immediata dell’Onu e dell’Organizzazione degli Stati americani.

Petro ha poi annunciato il dispiegamento dell’esercito alla frontiera con il Venezuela, spiegando che “se si dispiega la forza pubblica alla frontiera, si dispiega anche tutta la forza assistenziale di cui disponiamo nel caso di un ingresso massiccio di rifugiati”.

Dura condanna anche da Mosca. Secondo il vicepresidente del Consiglio federale russo Konstantin Kosachev, “il diritto internazionale è stato chiaramente violato”.

“Seguo con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l’evoluzione della situazione con particolare attenzione per la comunità italiana. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è costantemente informata. L’Unità di crisi della Farnesina è operativa” ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’ambasciata italiana a Caracas ha invitato i connazionali “a non uscire di casa ed evitare gli spostamenti”, sottolineando che “la priorità in questo momento è l’incolumità” delle circa 160 mila persone di origine italiana presenti nel Paese.

Ultimo aggiornamento ore 17,06

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