L’inquilino di Piazza Gae Aulenti, mentre si prepara all’assemblea degli azionisti tra due settimane, mette a nudo i diversi aspetti dell’operazione su Commerzbank e riafferma i benefici dell’integrazione tra le due banche, respingendo le critiche. Mentre la banca tedesca si oppone alle sue avances, l’ad di Unicredit Andrea Orcel, in qualità di azionista rilevante, ha sottolineato stamane in una videoconferenza, come la banca tedesca nella sua forma attuale non sia in grado di affrontare le future sfide del settore bancario e ha specificato quali sarebbero i cambiamenti dovrebbe apportare per incrementare i propri utili.
Unicredit, che detiene quasi il 30% di Commerzbank, il mese scorso ha presentato un’offerta pubblica di acquisto interamente in azioni per la rivale, del valore di quasi 35 miliardi di euro. Il titolo Unicredit stamane a metà seduta è in calo di quasi il 2%, in un FtseMib che perde l’1,40%. La banca tedesca è in rialzo dell’1,50%
I due Piani a confronto: Il Momentum di Commerzbank e “Commerzbank Unlocked” di Unicredit
Il ceo di Unicredit vuole così mettere il mercato davanti a una scelta, contrapponendo due traiettorie per Commerzbank: da un lato il piano Momentum presentato da Commerz, dall’altro la strategia Unlocked proposta da Unicredit. “Unlocked supera nettamente Momentum”, non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi, ha detto.
Unicredit ritiene che Commerzbank, con il piano Momentum, siaeccessivamente concentrata sul conseguimento di risultati a breve termine, mentre avrebbe un significativo potenziale di crescita e di riduzione dei rischi in grado di generare ulteriore valore. Nell’ambito del piano di Unicredit “Commerzbank Unlocked“, la banca tedesca raggiungerebbe nel 2028 un utile netto di circa 5,1 miliardi di euro ovvero 600 milioni di euro in più rispetto all’attuale consenso di mercato di 4,5 miliardi di euro. Qualsiasi revisione al rialzo dell’obiettivo di profitto di Commerzbank si aggiungerebbe a tale differenza, poiché le misure proposte da Unicredit sono di natura strutturale, ha detto Orcel agli analisti: “Commerzbank rischia di diventare sempre meno adatta a un contesto bancario in rapida evoluzione”. “Le nostre valutazioni si basano su informazioni di dominio pubblico e derivano dall’applicazione della comprovata esperienza di UniCredit Unlocked, che ha prodotto risultati eccellenti e un modello sostenibile di lungo periodo altamente convincente, sia a livello di Gruppo che in Germania, realizzato con un basso rischio di esecuzione”.
Unlocked punta a una discontinuità netta basandosi su tre pilastri. Il primo pilastro è la rifocalizzazione: “riportare Germania, Mittelstand, famiglie e Polonia al centro”, riducendo le attività non core per “abbassare il rischio e liberare risorse”. Il secondo è l’ottimizzazione: un approccio “disciplinato e strutturale alla produttività”. Il terzo pilastro è l’upgrade: una trasformazione che “riduce strutturalmente il rischio degli utili” e costruisce “salvaguardie operative e finanziarie solide”, con l’obiettivo di “rendimenti più resilienti e sostenibili fino al 2030”.
La partecipazione di Unicredit non dovrebbe andare molto oltre il 30%
UniCredit ha aggiunto che, visto il basso premio offerto, la sua partecipazione non dovrebbe superare di molto il 30%, un’ipotesi che, secondo Orcel, è confermata dalle indicazioni attuali. “Uno scenario possibile è che ci aspettiamo una bassa adesione, e ne siamo contenti. Dal punto di vista finanziario, vinciamo, ci rilassiamo e probabilmente le persone ci ringrazieranno tra due anni perché potremmo concludere una transazione migliore”, ha detto Orcel.
I guai di Commerzbank rilevati da Orcel
Commerzbank, ha continuato Orcel, ha una “quantità sproporzionata” di costi non legati al personale che Unicredit può affrontare, basandosi sulla riorganizzazione che ha già implementato nella sua filiale locale Hvb. Ha inoltre detto che la “burocrazia” presso Commerzbank è “dilagante”, offrendo margini per tagli ai costi, la maggior parte dei quali avrebbe interessato la rete internazionale della banca piuttosto che la Germania.
La crescita appare disarmonica: “l’espansione internazionale non core procede a un ritmo circa 25 volte superiore a quello della Germania”, con “legami limitati con il business domestico e con la Polonia”. Il risultato è uno sviluppo che non rafforza il cuore industriale della banca.
Poi c’è anche una mancanza di stretegia: “mancano ambizione e misure concrete per una crescita sostenibile e per la trasformazione della franchise tedesca”. In assenza di interventi strutturali, “non esistono salvaguardie in grado di sostenere la performance futura”, né di evitare “un’ulteriore ristrutturazione”. Il piano Momentum resta così esposto a condizioni macro favorevoli e a leve temporanee.
Del resto è evidente come i prestiti in Germania “restino sostanzialmente piatti”, mentre la crescita si concentra altrove. Le stime indicano “un cost-income ratio al 51% nel 2028”, contro “circa il 32% di HypoVereinsbank”. Anche la gestione dei costi viene criticata: “la base continua a espandersi e non sono previsti oneri di ristrutturazione per il periodo 2026-2028”.
Sul fronte ricavi, la performance resta «fortemente dipendente da condizioni macroeconomiche favorevoli e da fattori finanziari”, lasciando il modello “insufficientemente trasformato per competere nel futuro”. Anche la dinamica di borsa viene sottolineata: “dopo l’ingresso di Unicredit, Commerzbank si è rivalutata di oltre il 20% rispetto al settore, nonostante fondamentali ancora deboli”.
Con l’eventuale fusione Unicredit prevede un utile netto per 21 miliardi entro il 2030
Gli obiettivi indicati possono essere raggiunti standalone, ma Orcel rilancia anche l’opzione della fusione: “la combinazione tra Unicredit e Commerzbank creerebbe il leader in Germania” e “un gruppo paneuropeo federale”, più competitivo su scala globale. Le sinergie stimate sono “circa 1,1 miliardi di valore pre-tax entro il 2030″, a fronte di “1,6 miliardi di investimenti”, con benefici su scala, funding e prodotti. “Uno più uno può valere molto più di due” ha detto Orcel. D’altro canto Unicredit prevede un utile netto di circa 21 miliardi di euro nel 2030 a seguito della fusione con Commerzbank e stima ricavi netti per circa 45 miliardi di euro e costi inferiori a 14,5 miliardi di euro nel 2030.
Il governo tedesco resta sulle sue posizioni: acquisizione ostile sarebbe “inaccettabile”
La posizione del governo tedesco su Unicredit e Commerzbank è ben nota e invariata, ha risposto stamane un portavoce del ministero delle Finanze, aggiungendo che Berlino sostiene la strategia di indipendenza di Commerzbank. “Un’acquisizione ostile sarebbe “inaccettabile”, soprattutto considerando una banca di importanza sistemica come Commerzbank”, ha detto il portavoce in un comunicato.
Le prossime scadenze
Il 4 maggio si terrà un’assemblea straordinaria degli azionisti di Unicredit per autorizzare l’aumento di capitale a servizio dell’offerta. Quest’ultima dovrebbe essere formalmente avviata subito dopo, con un periodo di adesione di quattro settimane. Parallelamente Unicredit resta in attesa dell’approvazione da parter della Bce del programma di riacquisto di azioni proprie 2025 da 4,75 miliardi di euro, buyback che sarà avviato solo dopo la chiusura del periodo di adesione all’ops e che dipenderà dal livello finale delle adesioni. Nessun impatto, ha precisato Piazza Gae Aulenti, sulla politica dei dividendi.
