In Europa “tutte queste barriere e questo nazionalismo non dovrebbero esistere: noi siamo una delle banche più efficienti e profittevoli perché tutti i nostri collaboratori hanno deciso di fare ciò che è necessario fare e di aggirare le barriere”. Lo ha detto a chiare lettere il numero uno di Unicredit Andrea Orcel.
Mentre sui mercati non si parla d’altro che della possibile offerta di scambio che la banca avrebbe fatto a Delfin (circa il 5% di Unicredit per il 10% di Generali in mano alla holding), nel suo intervento al convegno del Fii Institute Europe 2026 di Roma, il manager ha parlato del risiko transfrontaliero, criticando gli ostacoli che impediscono o rallentano il consolidamento bancario. L’Europa, ha spiegato, “sa esattamente cosa deve fare” per riguadagnare slancio e competitività nell’economia globale, ma “abbiamo bisogno di volontà politica di agire”, ha affermato, ricordando come alcune delle crisi più gravi degli ultimi anni abbiano dimostrato che la cooperazione tra Stati membri è possibile. Il riferimento è agli shock che hanno investito il continente, dalla pandemia alla guerra tra Russia e Ucraina, eventi che, secondo il ceo di Unicredit, hanno contribuito a creare nuovi spazi di collaborazione.
“Come europeo sono sempre ottimista e penso che oggi ci sia più dibattito che mai sull’agire”, ha aggiunto Orcel, sottolineando che le istituzioni europee stanno guidando il passaggio “da indicare priorità all’esecuzione” e che serve l’impegno di tutti per “rompere le ultime resistenze”.
Commerz: “Timore è sovranità ma la frammentazione fa perdere mercato”
Le parole di Orcel acquistano ancora più significato considerando il momento in cui arrivo, ovvero a pochi giorni dall’ultima entrata a gamba tesa del Governo di Berlino che, con un tempismo ben poco casuale, nell’ultimo giorno del periodo d’adesione dell’ops lanciata da Unicredit su Commerzbank, è tornato a criticare Piazza Gae Aulenti, la sua offerta e il suo “comportamento”.
“È meglio controllare qualcosa che non funziona o condividere qualcosa che funziona? Questo è il problema che abbiamo, si teme di perdere la sovranità“, ha Orcel parlando di frammentazione bancaria. In vista della riapertura dei termini dell’ops, in programma per sabato 20 giugno, il riferimento a Commerzbank è evidente, anche se nel corso del suo intervento, il ceo di Unicredit non l’ha mai nominata.
Il 27% dei clienti delle banche sul mercato tedesco, ha spiegato ancora il ceo, “non è soddisfatto”, è uno dei mercati “con la massima penetrazione di fintech e in cui i gruppi americani stanno guadagnando spazio: il problema è “la frammentazione: non c’è scalabilità e non ci sono investimenti”. “Lo dico perché sono stato in Germania per vent’anni – ha concluso -. Quello che manca, come Europa, è che abbiamo permesso alle minacce dei nostri competitor di prendere piede”.
Orcel sull’Iran: “Sentiremo l’impatto della crisi sul lungo termine”
Anche “se non eravamo impreparati all’incertezza” “penso che nel breve termine sarà difficile recuperare quello che avevamo nel passato e che nel lungo termine sentiremo l’impatto di questa situazione“, ha detto Orcel, parlando degli impatti della crisi iraniana in particolare sul mercato energetico. “Molti Paesi stanno utilizzando le loro riserve e se consideriamo i nostri clienti e le pmi, soprattutto in Europa, hanno dovuto affrontare uno shock simile con l’invasione russa in Ucraina – ha detto – Quindi non eravamo impreparati, ma l‘insicurezza continua”.
