Entro la fine del prossimo anno Unicredit uscirà definitivamente dalla Russia. Lo ha confermato l’amministratore delegato della banca, Andrea Orcel, al Financial Times, dicendo che gli sforzi per smantellare l’unità sono in corso e che la presenza di Piazza Gae Aulenti nel Paese sarà “praticamente eliminata” entro il 2026.
La settimana scorsa, presentando i conti dei nove mesi, il gruppo aveva sottolineato che l’esposizione cross border alla Russia, che era oltre 4,5 miliardi a marzo 2022, nell’ottobre 2025 è pari a zero e l’attività nel Paese vanta ora un credito netto nei confronti del gruppo. Non solo. I pagamenti cross border sono scesi da oltre 25 miliardi a meno di 5 miliardi, i prestiti netti locali da 6,9 miliardi a 700 milioni, i depositi locali da 7,7 miliardi a 900 milioni. Quello che rimane, evidenziava la banca, è “una rete piccola e focalizzata a supporto delle aziende internazionali e dei pagamenti al mondo occidentale”. La riduzione della presenza secondo Unicredit ha “superato le richieste della Bce e i target 2025 fissati inizialmente”, mentre l’uscita ordinata dal retail rimane prevista entro il primo semestre del 2026. aveva dichiarato la banca.
Unicredit e il sogno di creare un campione paneuropeo
Parlando in occasione di un evento relativo al nuovo accordo di sponsorizzazione di Unicredit con il team di Formula 1 della Ferrari, Orcel, ha tracciato dei parallelismi tra le due aziende. “Si tratta di due marchi che hanno iniziato in Italia con il sogno di creare qualcosa di più globale”, ha detto. “Nel caso di Ferrari, un’azienda veramente globale. E nel caso di Unicredit, paneuropea“.
Se il sogno rimane quello, la realtà racconta qualcosa di diverso. Come sottolinea il Ft l’opposizione tedesca all’acquisizione di Commerzbank da parte dell’istituto di credito italiano ha costretto Orcel a sospendere i piani di acquisizione (se ne riparlerà nel 2027), mentre in Italia, l’operazione su Banco Bpm è fallita a causa del golden power imposto dal Governo.
Un successo altisonante è arrivato invece dalla Grecia: la partecipazione del 29,5 per cento di Unicredit in Alpha, stavolta sostenuta dal governo, aumenta la possibilità che la banca italiana lanci un’offerta per l’istituto di credito da 8,1 miliardi di euro, sebbene Orcel abbia affermato che per “il momento” “rimarrà a un livello di partecipazione inferiore a un’offerta completa”, scrive Ft.
“Quando si parla… del sogno di un’Europa con grandi banche paneuropee, allora saremmo i primi a realizzarlo”, ha dichiarato il manager al giornale inglese. C’è però un ostacolo: di obiettivi di M&A di grandi dimensioni ne sono rimasti pochi e dunque, secondo gli osservatori del settore, l’attenzione di Orcel si sposterà ora su gestione patrimoniale, assicurazioni, pagamenti e investment banking che generano entrate da commissioni. Orcel in ogni caso non esclude “che faremo offerte su altre cose ma, per ora, ci concentriamo esclusivamente sul battere i nostri concorrenti in termini di crescita redditizia e distribuzioni sproporzionate”.
Unicredit è cresciuta del 650% dal 2021
Nonostante le difficoltà riscontrate sugli M&A, la prestazione di Unicredit in Borsa resta sbalorditiva. “Da quando Orcel ha assunto la guida del gruppo nell’aprile 2021, il prezzo delle sue azioni è aumentato di quasi il 650%, eclissando i suoi principali competitor europei nello stesso periodo”, evidenzia il Financial Times.
Il titolo è cresciuto di due terzi quest’anno e gli analisti prevedono un ulteriore rialzo nonostante le difficoltà. Dei 23 analisti che seguono l’azienda, solo due assegnano a UniCredit un rating negativo, secondo Bloomberg.
Andrew Coombs, analista di Citigroup, ha detto al quotidiano britannico che Unicredit ha “significativamente migliorato” la sua performance attraverso misure quali una solida disciplina dei costi e che fattori quali bassi accantonamenti per crediti, aumento dei ricavi da commissioni e un efficiente impiego del capitale dovrebbero “portare a un ulteriore miglioramento” dei rendimenti. Unicredit si è inoltre impegnata a distribuire almeno 9,5 miliardi di euro agli investitori attraverso riacquisti di azioni proprie e dividendi per l’esercizio 2025, con Orcel che a settembre ha dichiarato che la banca disponeva di un capitale in eccesso compreso tra 10 e 11,5 miliardi di euro.
Il nodo Amundi
Altro nodo da sciogliere nei prossimi mesi riguarda Amundi. Unicredit ha un contratto con i francesi che consente all’istituto di credito italiano di distribuire i prodotti del gestore patrimoniale transalpino fino al 2027. Amundi, nel frattempo, gestisce quasi 70 miliardi di euro di asset per Unicredit in Italia. Orcel sta cercando di aumentare la quota di commissioni che la banca percepisce sulla vendita dei fondi e ha precedentemente affermato che Unicredit potrebbe non rinnovare il contratto. “Se ritirasse i suoi fondi da Amundi, l’istituto di credito italiano dovrebbe decidere se gestirli internamente o stipulare un nuovo accordo con un altro gestore patrimoniale,” riflette Ft.
“Abbiamo costruito e continueremo a costruire le nostre capacità internamente”, ha affermato Orcel, aggiungendo che quando la banca raggiungerà tale capacità “ci concentreremo maggiormente su come incrementare il patrimonio in gestione“. Il manager ha preannunciato che l’attenzione si sposterà poi sul private banking, con l’istituto di credito che punta ad espandere l’attività ampliando la sua base di clienti “mass affluent”.
